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Vittorio Pizzasegola

Il ricordo di Mauro Molinaroli

Ci sono persone che a modo loro, senza essere insigniti di alcun incarico istituzionale o dirigenziale nella loro esistenza hanno rappresentato più di altre il senso della comunità, dell'unità d'intenti, dell'essere piacentini.

Vittorio Pissasegola è stato una di queste e la sensazione era palpabile, sincera e profonda ieri pomeriggio alla basilica di Santa Maria di Campagna, dove si sono svolti i funerali di questo personaggio che tutti conoscevamo e al quale abbiamo voluto bene.
Un vero peccato che nessun rappresentante delle istituzioni piacentine fosse presente.

A Vittorio quelle presenze avrebbero fatto piacere: tante volte infatti ha svolto il ruolo di promotore e di organizzatore alle Partite del Cuore allo Stadio "Garilli", con diversi esponenti istituzionali schierati per un fine benefico.

Pensieri, forse nient'altro che pensieri che assillano chi scrive, che squarciano la mente, soffocano e un po' torturano. Ma quando vedi Pippo Inzaghi giunto appositamente per Vittorio, visibilmente commosso che ti dice: «Non ci sono parole, ho perso un grande amico, mi telefonava tutti i mesi per sapere come stavo e da quando ho lasciato il Piacenza non ha mai smesso di chiamarmi", ci si può lasciare andare e sentirsi inermi, trafitti da un vortice di sentimenti, di emozioni che portano verso ricordi lontani, ma anche alla consapevolezza che Vittorio ha dato tanti a tanto e ieri quei tanti, insieme hanno voluto restituirgli qualcosa.
Chi affetto, altri amicizia, altri ancora un bene vero e in tanti hanno voluto ringraziarlo per ciò che Vittorio ha saputo fare nella sua esistenza e per ciò che ha saputo donare agli altri, fossero essi - come ha detto Padre Giuseppe durante l'omelia funebre - «poveri diavoli caduti dal pero o illustri personaggi del mondo dello sport», sottolineando come Vittorio sia stato a modo suo un «Samaritano» di questi nostri tempi tristi.

«Ha cercato il Signore nel turbinio della vita - ha aggiunto - e ha ascoltato i tanti che a lui dicevano le loro pene, le loro sofferenze, le loro gioie, una persona curiosa nel senso migliore del termine che ha alleviato le sofferenze di tanti e ha ridato con il suo lavoro, speranza a molti».

Un francescano dei nostri giorni è stato Vittorio Pissasegola: ha attraversato la povertà dopo avere visto la ricchezza. Tutte le domeniche era alla mensa dei dei Frati Cappuccini sullo Stradone Farnese, partecipava alle partite di calcio con i carcerati, era disponibile con una parola, con un gesto, un gesto spontaneo e ispirava fiducia.
E' stato in umiltà a fianco degli ultimi, di chi non aveva più nulla da chiedere ma soltanto da perdere, ha aiutato a trovare un letto su cui dormire a chi passava la notte al freddo, sulla strada.

Anche ai tanti calciatori di ieri e di oggi che in lui hanno visto un amico, un uomo che capiva i loro drammi dopo un infortunio o dopo una prestazione scadente: «Vittorio? E' stato un fratello, un amico e molto altro» dice Totò De Vitis, uno che a Piacenza ha messo radici e che ci ha fatto respirare aria di serie A coi suoi gol e con la sua grande personalità. E anche chi scrive non ha saputo trattenere la propria commozione quando un lungo applauso ha tributato un saluto vero a Vittorio, amico di tutti e in nome di quell'amicizia Totò De Vitis, Roberto Seccaspina, Paolo Manighetti e Paolo Pizzamiglio hanno portato sulle spalle la bara, quasi ad accompagnarlo nell'ultimo viaggio.

Jimmy Bottigelli ricorda gli anni in cui hanno lavorato fianco a fianco: «Essendo entrambi fisioterapisti - dice - abbiamo collaborato quando Vittorio era ancora dipendente all'Ospedale civile e ci siamo poi trovati a lavorare per il Piacenza Calcio insieme dal 1983 al 1990, quando decise di lasciare e di occuparsi a tempo pieno del proprio studio in via Fermi».

C'è Natalino Gottardo e accanto a lui Giorgio Gambin: «Avremmo dovuto vederci tra pochi giorni in occasione del compleanno di Gibì Fabbri - spiega - e il vecchio mister avrebbe voluto essere qui, ma stamani ha avuto un brutto incidente in casa, si è fratturato il femore ed è ricoverato in ospedale».

Biancorossi di ieri e di oggi, dicevamo: Galandini, Callegari, Ballotta, Lazzara, Montanari, ma anche Armando Madonna visibilmente addolorato nelle prime file, Bobo Maccoppi, l'inossidabile Gianni Rubini, il vecchio ma sempre cortese Rino Bassi, magazziniere di tante belle stagioni quando il talento era gioventù e follia, gli Ultras, alcuni giovani biancorossi di oggi con il presidente Stefano Gatti; e ancora: i rappresentanti della Società canottieri Vittorino da Feltre con il presidente Sandro Fabbri, ma anche esponenti della Società Canottieri Nino Bixio e poi il campione di scherma Alessandro Bossalini e tante altri.
E infine, l'ultimo saluto da parte di Elena Sanguinetti e Paolo Pizzamiglio, due voci commosse e gonfie di dolore.
In prima fila, affrante, la figlia Elena e la moglie Daniela, in parte confortate - nel loro dolore immenso - da questo enorme abbraccio di una città intera a Vittorio.


LIBERTA' del 22/05/2014


pubblicazione: 23/05/2014
aggiornamento: 30/05/2014

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Categoria
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