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Vaciago : non si posteggiano i frigoriferi

Per una migliore qualità urbana

Quando cinquant'anni fa, d'inverno andavo in bicicletta da Piacenza a San Bonico, a volte incontravo un'automobile. Negli ultimi cinquant'anni, non c'é dubbio che l'ingresso dell'automobile nella nostra vita quotidiana è stato - nel bene e nel male - il maggiore dei cambiamenti. Le nostre città ne sono uscite distrutte. La qualità della vita, e non solo la qualità dell'aria, ne è stata gravemente compromessa. Non abbiamo neppure iniziato a reagire.
Come spesso capita in questo paese, quando c'è un problema parliamo d'altro. C'è chi vorrebbe pedonalizzare una via; chi vorrebbe estendere un po' la "zona a traffico limitato"; chi vorrebbe aumentare un po' il verde pubblico qua e la; chi discute se gli scarsi parcheggi pubblici debbano essere a uno o due piani. Insomma, è il solito "benaltrismo": qualunque cosa uno dica, è ben altro ciò che servirebbe.
Sto parlando di Piacenza? Noi in media siamo l'Italia, nei suoi pregi e nei suoi difetti. Anzitutto, nel primo comandamento che recita: "ciò che conta non è fare le cose, ma solo parlarne". Nel frattempo, cosa è successo alle nostre città? Basta guardarsi attorno: abbiamo riempito di automobili ogni spazio pubblico, dalla vie alle piazze, dai marciapiedi ai giardini. Sono molto di più le auto ferme ad ostacolare la circolazione di quelle in movimento, con i prevedibili effetti sulla nostra salute dell'inquinamento dell'aria è del rumore.Come è stata possibile questa "privatizzazione" delle pubbliche vie? Questo assurdo "restringimento" delle strade, mentre aumentava il traffico? E se i cittadini avessero iniziato a lasciare in strada anche i loro frigoriferi e le lavatrici, come ne usciremmo adesso?
Il guaio è che non abbiamo ancora iniziato a correggere quella tendenza e quindi sappiamo già con certezza che nei prossimi anni la situazione si aggrava. Perché le auto e le moto continuano ad aumentare più di quanto non si costruiscano garage e parcheggi, e quindi il traffico è sempre più congestionato e il trasporto pubblico scoraggiato perché troppo lento. Lo spazio lasciato libero per la circolazione continua a ridursi, mentre sempre più traffico è causato da automobili che sono alla ricerca di un parcheggio che non c'è?
Le soluzioni (si fa per dire) finora adottate non risolvono, ma di solito spostano il problema. Pedonalizzi una piazza, e c'é il caos tutto attorno. Chiudi al traffico una via e si congestionano quelle vicine. Come ovvio, in ogni gioco a somma zero uno può vincere solo ciò che gli altri perdono. Ma in questo caso, io credo che si sia in presenza di un gioco a somma negativa: i guadagni di alcuni sono comunque inferiori alle perdite di tutti gli altri.
L'unico rimedio vero è quello in grado di risolvere il problema, seppure ciò richieda un certo numero di anni. Bisogna anzitutto ristabilire la verità: l'automobile è un bene privato, che per essere utile deve usare in modo corretto lo spazio pubblico destinato alla circolazione. Fatto ciò, l'auto deve rientrare a casa sua come succede per ogni altro bene privato, dalla lavapiatti allo spazzolino da denti.
È ovvio che la qualità della vita della città comincerà a migliorare solo dopo che questo principio - sempre rispettato nei secoli passati - sarà stato ripristinato. Nella situazione in cui ci troviamo oggi, il ripristino di quel principio richiederà dai venti ai quaranta anni di duro lavoro. Una volta stabilito che nessuno può possedere un'automobile se non sa dove tenerla bisognerà incominciare a costruire i necessari garage e parcheggi. Possibilmente vicini (diciamo entro un raggio di cinquecento metri) dall'abitazione di ciascuno. E nel frattempo, nulla di diverso da garage e parcheggi potrà essere costruito nelle zone della città dove ancora ci sono (di giorno e di notte) auto in sosta a ridurre gli spazi pubblici destinati alla circolazione.
I benefici di un intervento di questo tipo sono enormi, e i suoi costi possono essere ben gestiti se scadenzati su un lungo periodo di tempo, mentre oggi i garage sono carissimi perché rari. Ciò che importa è però dare a tutti il messaggio fin d'ora corretto: ci vorranno x anni - dove x è numero grande a piacere, ma finito - e poi nessuno potrà più lasciare la sua auto ferma sulla pubblica via. Dove ci sono negozi e uffici, dovranno esserci i necessari parcheggi. Dove ci sono abitazioni, i necessari garage. Una volta che la circolazione sarà stata resa così più fluida, potremo ragionare se favorire il trasporto individuale o quello collettivo; se l'eventuale congestione debba essere corretta con provvedimenti amministrativi (targhe alterne, ecc.) o di mercato (come la tassa introdotta l'anno scorso a Londra). Quello che il buon senso ci suggerisce è di smetterla con il sistema prevalso negli ultimi 50 anni di usare la congestione e l'aria cattiva come disincentivi all'uso dell'auto.
Sappiamo per esperienza che le targhe alterne non servono molto, se le auto che non possono circolare stanno comunque ferme a ostacolare la circolazione. Mentre continua a generare nuovo traffico il fatto che chi lavora in un centro inquinato vada a vivere lontano e poi torni in centro solo di giorno. I tanti rimedi parziali che sono stati discussi e a volte attuati in questi anni - dalle corsie riservate alle piste ciclabili - non sono certo sufficienti. Se non risolviamo il problema delle auto in città, tutto il resto sono chiacchiere.
Giacomo Vaciago


pubblicazione: 17/05/2004

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 :..  Viabilità



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