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Un piano per comunicare.

L'opinione di Francesco Timpano

Negli ultimi tempi si è sviluppato sulle pagine di Libertà un ricco ed intenso dibattito sulla valorizzazione del marchio "Piacenza".

Si tratta del primo dibattito robusto dopo la firma del Patto per Piacenza che aveva realizzato l'obiettivo di ricomporre il puzzle delle potenzialità di questa provincia in chiave sistemica, generando il necessario consenso affinché quella analisi potesse trasformarsi in un Piano Strategico, in linea con le città europee più avanzate.

In primo luogo è utile ricordare l'attuale posizionamento di questo territorio.
Piacenza è inserita nell'area produttiva più ricca del Paese ed è collocata in una posizione centrale rispetto alle direttrici Nord Sud ed Est-Ovest .
Si tratta di una provincia "ricca" che ha subito recenti profonde trasformazioni dopo il ridimensionamento di alcune connotazioni produttive storiche (la meccanica e l'energia in primo luogo) ed alcune altre peculiarità quali la presenza robusta della Pubblica Amministrazione e di istituzioni ecclesiastiche ("caserme e conventi" come ha ricordato Giacomo Vaciago).
Di recente, Piacenza ha scelto di sfruttare le potenzialità derivanti dalla sua collocazione logistica.
E ha visto aumentare la riconoscibilità delle proprie produzioni agro-alimentari storiche, affacciandosi in più in modo significativo sul mercato enologico nazionale.
In questo quadro la provincia continua a mantenere un ragguardevole livello di reddito pro-capite ed un basso tasso di disoccupazione.

Fin qui in estrema sintesi lo stato dell'arte.
Nel citato dibattito c'è chi ha invocato la necessità di stimolare l'imprenditorialità, chi ha richiesto maggiore coesione sociale, chi ha chiesto una maggiore aggressività nel proporre le proprie potenzialità.
D'altro canto, c'è anche chi ha proposto di rafforzare gli interventi a favore di un qualche settore o di una qualche filiera produttiva.

Provando a fare sintesi, è importante capire la prospettiva di questa crescente domanda di marketing territoriale.

Ci stiamo interessando di queste cose perché intendiamo rafforzare il ruolo delle imprese esistenti oppure perché intendiamo attirare investimenti dall'esterno?
Se la priorità è posta sul rafforzamento delle imprese esistenti occorre concentrarsi sulle risorse localizzate a Piacenza, in particolare supportarne le imprese, creare per esse condizioni di contesto ottimali per crescere ed operare e favorire una adeguata disponibilità di risorse umane affinché il sistema possa essere adeguatamente competitivo.
Se la priorità è invece da porre sull'attrazione di nuovi investimenti, di nuovi capitali e di risorse umane aggiuntive dall'esterno, allora gli sforzi vanno concentrati nella ricerca di adeguati "pacchetti localizzativi" e nella creazione di favorevoli condizioni per nuovi insediamenti.

Oggi nel convegno di presentazione del piano di marketing territoriale di Piacenza (un lavoro del MUMAT e del Laboratorio di Economia Locale della Cattolica, promosso con la Camera di Commercio, il Comune e la Provincia di Piacenza), è stato organizzato un workshop in cui si discuterà di quattro importanti settori dell'economia piacentina nella prospettiva della valorizzazione delle risorse locali e guardando anche ai principali attori di quei settori nel contesto nazionale.

Si tratta delle quattro grandi opportunità di Piacenza:

- la logistica, scelta strategica degli anni scorsi che sta condizionando l'utilizzo e la destinazione di importanti aree produttive e con esse l'assetto infrastrutturale.
Nel settore ci sono importanti già investimenti esterni e promettenti opportunità ma occorre "fare il salto" verso la logistica a valore aggiunto capace di creare occupazione e verso il potenziamento della formazione e della ricerca (a breve aprirà a Piacenza l'Istituto Logistica e Trasporti);

- l'agro-alimentare: è uno dei punti di forza dell'economia piacentina e, nonostante le limitate dimensioni delle imprese, può essere rafforzato da opportune politiche per la salvaguardia della qualità e la riconoscibilità dei prodotti.
Questo obiettivo deve essere perseguito sfruttando anche le potenzialità offerte dalle biotecnologie, risorsa abbondante grazie alla facoltà di Agraria in Cattolica;

- la meccanica: si tratta del settore industriale che ha caratterizzato il passato di Piacenza, permettendo l'addensarsi in questa area di capacità manageriali e lavorative importanti
che non si sono disperse e che ha bisogno di un maggiore supporto dal territorio, per esempio puntando su servizi di alta specializzazione alle imprese e mantenendo elevato l'investimento in capitale umano sulle facoltà piacentine di economia e di ingegneria;

- il turismo e la valorizzazione dei prodotti tipici: si tratta dell'altra grande risorsa del territorio piacentino.
Alcuni passi in avanti si sono registrati, ma il turismo piacentino deve ancora trovare una propria identità specifica concentrandosi su un turismo di qualità, sostenibile per il territorio.

Si tratta di un quadro di riferimento sintetico, ma di un programma impegnativo per il quale occorre ricercare adeguati strumenti.
I casi di buone pratiche studiate nel contesto del MUMAT ci hanno insegnato che ogni volta occorre anche trovare una soluzione originale.
In particolare, Piacenza ha già uno strumento robusto per definire le proprie strategie per il futuro (il Piano strategico), ora necessita di uno strumento per attirare investimenti e risorse umane.
Ad esso occorrerà dare forma e sostanza nei prossimi mesi.

Francesco Timpano
Direttore MUMAT (Master Universitario in Marketing Territoriale)
Università Cattolica Piacenza


pubblicazione: 22/11/2003
aggiornamento: 07/08/2005

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