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Turisti stazionari a quota 600mila.

Turismo a Piacenza settore economico di nicchia anche se in dieci anni di strada ne è stata fatta e molta.
Si conferma in controtendenza rispetto ai dati nazionali e regionali in fatto di presenze.

E per quest'anno, anche se i dati sono ancora parziali, sembra che si vadano confermando i risultati dello scorso anno quando circa 600mila persone hanno scelto di fermarsi nel Piacentino.

Numeri piccoli, ma quadruplicati in quattro anni.
Tanto da far ben sperare.
I dieci anni presi in considerazione sono l'unità che misura che serve per indicare il passaggio di competenza alla Provincia ereditate dall'Apt e, dall'altro, sono un arco temporale sufficientemente lungo per disegnare l'evoluzione di domanda e offerta.
Fissando alcune linee di tendenza.
Da qui un convegnoa Rivalta il 22 settembre.

La più gettonata è la zona collinare che offre da qualche anno alcune formule di ricettività alternativa tra cui agriturismi e bed & breakfast.
Per questi ultimi il primato va alla Valtidone
Dieci anni sono sufficienti per organizzare un convegno-seminario dove si confronteranno amministratori provinciali e regionali impegnati nel tratteggiare le politiche future, ma anche esperti di alcuni segmenti del turismo che sembra aver messo radici nella provincia di Piacenza come ad esempio quello legato all'enogastronomia o al circuito dei castelli, ma anche sui settori da incentivare: Po, le città d'arte, appennino.

Non si parte da zero anche se Piacenza non ha alle spalle una forte attrattiva turistica e gli strumenti utilizzati per tenere sotto controllo l'evoluzione del fenomeno fino a pochi anni fa erano quanto meno rudimentali, quando esistevano.

Prima di tutto la gestione era carente sul piano dei dati.
Assente un osservatorio sui flussi così i primi numeri attendibili a cui far riferimento per osare ipotesi e analisi, si fanno risalire al 1999.
In dieci anni il turismo ha cambiato faccia.
Lo sottolinea Maurizio Gariboldi funzionario dell'amministrazione provinciale che punta l'accento sui posti letto.
«Non sono cresciuti di numero e qualitativamente sono diventati molti quelli di livello medio alto, sono concentrati di più in pianura rispetto alla montagna».
Se nel 92, per fare un esempio, svettava nei grafici la linea degli alberghi a una stella, ora, secondo le tabelle del 2004, il livello è sceso pareggiando quelli a tre stelle che, invece, hanno avuto una significativa impennata.
Evoluzione legata al mutare della domanda.
«Da considerare - spiega Gariboldi - che si partiva da un turismo di poche pretese a basso costo e con servizi minimi".
Per lo più si trattava di una “migrazione” interna, in quegli anni era Ferriere la meta preferita dei piacentini.
«Ebbene, il modello che abbiamo alle spalle - spiega Gariboldi - non regge più perché la domanda di oggi è imperniata intorno alla qualità. Sempre più alta».

Chi viene nel Piacentino?
«Abbiamo un tipo di turismo d'affari composto da persone che si fermano a Piacenza prima di recarsi a Milano per lavoro.
Ci sono, e in crescita forte, spazi di ricettività come agriturismo o “bed & breakfast” con una grande spinta in collina e soprattutto in Valtidone dove hanno trovato un habitat favorevole per crescere.

Dai dati, sebbene di turismo avrebbe bisogno per darsi un colpo di reni e invertire una china di irreversibile declino, la montagna piacentina non pare risultare attraente.
Due i fenomeni, secondo Gariboldi, che possono spiegare la mancanza di attrattiva dell'appennino. Da un lato la sempre minore presenza di imprenditori locali determinato anche da un esodo irreversibile e il fatto che, a parlare di montagna, il pensiero corre alle Dolomiti.
Prescinde dalle montagne dell'appennino.

Conferma Bruno Bedani dell'ufficio turistico della Provincia.
La fascia collinare con le attrazioni naturalistiche e architettoniche è il punto forte della domanda turistica piacentina.
E' qui che si concentrano i nostri turisti, mentre Piacenza - dice - cresce più lentamente.
Da qui la necessità, ne sono tutti convinti, di ritrovare una vocazione per l'area appenninica capace di sviluppare imprenditoria turistica.

E su questo interrogativo parte il convegno di Rivalta che si tiene il 22 settembre dalle 9 alle 13.
Il programma del convegno -
Il convegno ruota intorno alla proposta “Innovazione di prodotto e strategie di sviluppo del turismo” di cui parlerà il professor Gian Carlo Dall'Ara docente di marketing turistico all'Università di Perugia insieme a Giuseppe Chicchi amministratore delegato Apt Emilia Romagna, Alberto Fermi sindaco di Castellarquato, Mario Magnelli assessore al turismo della Provincia, Gian Luigi Molinari presidente della Comunità montana valli del Nure e dell'Arda, Guido Pasi assessore al turismo Regione Emilia Romagna, Roberto Pasquali sindaco di Bobbio, Giovanni Struzzola direttore Unione commercianti.
Moderatore Giorgio Lambri giornalista di Libertà.
Aprirà i lavori il saluto del presidente della Provincia Gian Luigi Boiardi quindi la relazione dell'assessore provinciale.
Tra i temi trattati :
- l'enogastronomia di cui parlerà Giovanni Villazzi presidente Strada dei vini e dei sapori dei colli piacentini,
- l'appennino : ne parlerà Edoardo Terenziani direttore Gal Soprip,
- I Castelli, argomento sviluppato da Orazio Zanardi Landi presidente Associazione Castelli del Ducato,
- Le Città d'arte, su cui si soffermerà Giovanna Calciati assessora al turismo Comune di Piacenza; - Il Po, tema su cui si soffermerà Pier Luigi Filippi amministratore delegato Piacenza Turismi.

LIBERTA' di lunedì 5 settembre 2005


pubblicazione: 05/09/2005

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