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lunedì
16
maggio
2022
Sant'Ubaldo



Troppi elettori della nostra parte non ci hanno votato

di Marcello Pollastri

di MARCELLO POLLASTRI

Nel silenzio più o meno generale che avvolge il centrodestra piacentino il giorno dopo la sconfitta alle elezioni Comunali, sono le dichiarazioni di Tommaso Foti di Alleanza Nazionale a irrompere
sulla scena politica locale.

Rimasto con la bocca cucita a caldo, ha preferito attendere la giornata di ieri prima di rilasciare
un’intervista.

Le sue parole non mancheranno certo di innescare un processo nelle fila della Cdl.

Con un aggettivo, come descriverebbe il suo stato d’animo al risveglio di ieri mattina?
«Non penso ad un aggettivo, ma incazzato nero va benissimo».

Rompiamo il ghiaccio.
Si aspettava un esito del ballottaggio del genere?
«Come sempre la speranza è l’ultima a morire, ma dopo il primo turno lo scenario era tutto in salita: non c’era passeggiata con Berlusconi che tenesse!!!».

Concorda che in questo caso non è stato il solito problema di elettori del centrodestra che sono andati al mare?
Oltre 6mila voti...
«Ma che mare e montagna.
Qui una parte degli elettori del centrodestra non è andata a votare neppure al primo turno, una pia
illusione credere che ci sarebbe andata al secondo.
La nostra non è una sconfitta, ma un disastro elettorale.
Lo si deve ammettere senza reticenze e giri di parole: la realtà è questa e non quella che molti
sognavano».

A suo avviso quali sono le cause di questa pesante sconfitta?
«In primo luogo quella di sottovalutare il reale consenso di cui gode Roberto Reggi.
In troppi lo davano bollito per le scaramucce con i suoi in Consiglio Comunale.
Ma queste sono cose che percepiscono, e neppure sempre, gli addetti ai lavori, mica il pensionato o il
pendolare.
In secondo luogo quella di non capire che una candidatura come quella di Squeri doveva necessariamente passare per le primarie.
Come Alleanza Nazionale l’abbiamo detto in tutti i modi, ma qualche buontempone pensava che dietro questa richiesta vi fosse una tattica dilatoria per alzare il prezzo, non capendo che a noi piace
la politica, non i mercimoni».

C’è chi oggi sostiene che il candidato fosse sbagliato.
Che riflessioni si sente di fare?
«Che vi fossero difficoltà nel veicolare Squeri tra gli elettori del centrodestra lo si è avvertito subito.
La propaganda sotterranea della sinistra, tutta incentrata sul “voltagabbana”, ha finito per attecchire ben presto e non è stata adeguatamente contrastata.
I campanelli d’allarme hanno suonato più volte, ma non li si sono ascoltati.
Così è stato per i risultati del primo sondaggio di Mannehimer sul Corriere della Sera di cui si è messa in dubbio la valenza; così pure è stato per i risultati del secondo e di quello di Piepoli.
Purtroppo quei dati leggevano abbastanza fedelmente, ma con largo anticipo, quella realtà che abbiamo poi ritrovato nelle urne.
E ciò dico ben conscio del grande lavoro che Dario Squeri ha svolto in questa campagna elettorale, per la quale si è speso oltre quello che era lecito attendersi».

Da alcuni ambienti si muovono accuse ad Alleanza Nazionale che non avrebbe creduto e sostenuto fino in fondo Squeri. Cosa pensa?
«Bene, facciamo un confronto: quando io ero candidato a presidente della Provincia nel 2004 sono venuti a Piacenza: Urso, La Russa e Berselli .
Per Squeri stavolta sono venuti: Prosperini, Storace, Giorgia Meloni, Matteoli, La Russa, Alemanno, Fini (per oltre mezza giornata), Berselli e Morselli.
A volte non guasterebbe se prima di parlare qualcuno collegasse bocca a cervello».

Facciamo un passo indietro.
Quali strategie sono state sbagliate?
«Delle primarie ho già detto: lo ribadisco, ma non rifaccio il discorso.
Vi è poi stata la proliferazione di liste di supporto a Squeri, con centinaia di candidati che, al primo turno, legittimamente promuovevano sicuramente più se stessi che non il candidato sindaco.
Sarà un caso, ma nel ’98, quando a Piacenza vincemmo, facemmo la lista unica del Polo, per restare ai giorni nostri, vai a Parma a vedere come ha vinto Vignali: sarà un caso, ma anche lui con la lista unica.
E un motivo, su tutti, c’è: se un candidato ha qualche voto personale, diciamo due, che gli vengono da
amici che lo votano, ma no il candidato sindaco, con una lista unica hai al massimo 80 voti disgiunti, essendo quaranta i candidati.
Se hai seicento candidati, devi mettere in conto 1.200 voti disgiunti.
E allora vedi che la differenza pesa, eccome».

Perché mentre in Europa e in Italia la Cdl trionfa, a Piacenza si registra una sterzata a sinistra così prepotente?
«Attenzione, Reggi - o meglio chi gli ha diretto la campagna elettorale - è stato molto bravo nel nascondere il più possibile gli esponenti del Governo Prodi.
I suoi veri testimonial sono stati due sindaci, giudicati bravi dagli elettori: Veltroni e Chiamparino.
Giocando la partita in chiave “civica” è riuscito a mettere dietro la lavagna la sinistra radicale che, infatti, le bandiere rosse le ha tirate fuori, secondo copione e nemmeno in misura smodata, dopo che
Reggi ha vinto.
E una mano, indirettamente, gli è venuta anche dalle liste di dissenso, fiorite a sinistra, che portavano D’Amo come sindaco».

Reggi era davvero imbattibile?
«Nessuno è imbattibile e non lo sarebbe stato neppure Reggi, ma il non considerarlo un osso durissimo è stato un errore»

Di cosa ha bisogno ora il centrodestra a Piacenza?
Di una rifondazione?
E’ un problema di carenza di personalità?
«Il centrodestra dovrebbe imparare a ragionare, a non cercare sempre la scorciatoia dell’“uomo forte” per “risolvere” il duello elettorale, a capire anche che chi amministra ha per cinque anni una
vetrina mediatica che chi è all’opposizione non ha; che non si può bruciare una classe dirigente ad ogni elezione; ed, infine, che chi dissente da una decisione, non necessariamente è una bastian contrario, ma magari uno che ci prende».

L’altro giorno il commissario di Forza Italia ha detto che d’ora in avanti sarà il partito azzurro a scegliere i candidati.
«Ne riparliamo tra due anni».

Fosse in Squeri rimarrebbe in Consiglio?
«Io in Provincia ci sono rimasto».

Reggi ha detto che per migliorare la città serve una collaborazione tra maggioranza e opposizione.
«Dico che un’opposizione intelligente è condotta con stile da maggioranza.
Su alcune questioni si può trovare una convergenza: io stesso feci ottenere i fondi per il recupero del Teatro dei Tetaini nonostante Reggi non sia della mia parte politica. Ma non su tutte.
Non si può sostenere per mesi che c’erano due modelli di città contrapposti e poi tentare le larghe intese».

Che messaggio manderebbe a Reggi?
«Non farti prendere dall'ebbrezza della vittoria, stai con i piedi per terra e non calpestare nessuno. La città-regime non la vuole nessuno, neppure i tuoi amici».

Marcello Pollastri, La Cronaca del 13 giugno 2007


pubblicazione: 15/06/2007
aggiornamento: 15/05/2009

Tommaso Foti 12510
Tommaso Foti

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