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Tempi chiude con un passivo di bilancio di 1,5 milioni di euro

Aumenta il deficit di Tempi spa.

L'azienda del trasporto pubblico locale ha chiuso il 2005 con un passivo di bilancio di 1,5 milioni di euro, circa il 30% in più degli 1,1 milioni di euro della perdita 2004.

E tuttavia il presidente Paolo Botti ritiene che la strada per il pareggio entro il 2007, l'obiettivo indicato dai soci proprietari Comune e Provincia, sia imboccata e stia dando frutti.

Certo, il problema da due anni a questa parte si chiama carburante, la prima per rilevanza voce di costo di Tempi insieme alla spesa per il personale e che da due anni a questa parte si è impennata.
«Il barile (petrolio, ndr) è aumentato da 30 a 60-70 dollari, per le società del trasporto pubblico è la crisi più difficile degli ultimi 30 anni, considerato che è un costo indipendente dalle dinamiche di gestione aziendali», si sfoga Botti riferendo dei conti approvati in questi giorni dal consiglio di amministrazione e nelle prossime settimane sottoposti al vaglio dell'assemblea dei soci (22 milioni di euro il volume di attività complessivo).

«Situazione abbastanza pesante», la definisce anche perché le risorse pubbliche sono in trend decrescente e Tempi dai contributi di Stato e Regione ottiene il 70% circa della copertura complessiva dei suoi costi limitandosi solo al 30% la quota riconducibile ai ricavi della vendita dei biglietti.

Per ora a ripianare le perdite bastano le riserve accumulate negli anni scorsi grazie ai fondi statali e regionali. Che però non sono più alimentati e dunque non dureranno all'infinito.

E tuttavia Botti non vede nero in prospettiva: «Noi abbiamo redatto un piano industriale fatto apposta per gestire la fase di difficoltà, condiviso dai soci e chiamando al tavolo pure i sindacati. Ci sono azioni di efficientamento (stiamo contenendo al massimo il lavoro straordinario, ottimizzando i turni) che però consentiranno sempre più economie anche se vengono oggi vanificate dall'escalation del carburante il cui costo (che incide per 490mila euro) è salito del 24% nel 2005 rispetto al 2004».

Ma una bella «boccata di ossigeno» arriverà grazie al rincaro dei biglietti (mediamente il 6-7%) che è stato deciso «con senso di responsabilità» dagli enti proprietari, annota il presidente.
È in vigore dal 23 gennaio scorso e produrrà, stando alle stime, 400mila euro di introiti aggiuntivi nell'esercizio in corso.

Buone notizie anche dalla Regione Emilia-Romagna che ha stanziato un contributo per i servizi minimi essenziali che porterà quest'anno 250mila euro in più. Perciò, secondo Botti, «il 2006 dovrebbe già dare qualche risposta positiva sul bilancio, costruire le premesse per un riequilibrio entro due esercizi come ci siamo ripromessi».

L'azienda ha dunque i mezzi per affrontare la non facile congiuntura.
Se ne dice convinto il presidente respingendo i toni apocalittici che si levano dalla Faisa-Cisal scesa in agitazione sull'allarme deficit , oltreché per una serie di controversie interne.
«Non ci sembrano giustificate le procedure di sciopero attivate dal sindacato autonomo», considera Botti: «Stiamo gestendo questa delicata fase chiamando al tavolo anche i sindacati, ce ne sono cinque e che una si sfili proprio adesso cercando azioni di rivendicazione quando tutti - dai soci al cda e ai lavoratori - si stanno facendo carico delle rispettive responsabilità, ci pare un po' stumentale».
Oltretutto, annota Botti, «non sono a rischio i posti di lavoro anzi, stiamo cercando di ricollocare nell'azienda quel personale che per motivi di salute non risulta idoneo alla guida; né ci sono riduzioni dei trattamenti economici o stravolgimenti.
Non mi pare giustificato cercare il conflitto a fronte di tutto questo, dipendenti di Tempi mi sembra che siano assolutamente tutelati e la riprova sta nelle decine di domande di assunzione che ci arrivano».

La Faisa se la prende con la mancanza di Comune Provincia al tavolo negoziale?
«Ma occorre ricollocare nel giusto alveo anche le relazioni industriali», osserva Botti, «tocca agli amministratori confrontarsi con il sindacato, forse prima c'era una cattiva abitudine che però è bene interrompere».
È al senso di responsabilità di tutti che il presidente fa appello: «Da parte nostra c'è piena disponibilità a mantenere aperto il confronto con tutti, siamo convinti che occorra la massima partecipazione sindacale, certo che avere un interlocutore unico sarebbe meglio, non vorrei che tra le sigle ci fosse una gara alla competizione.
Intanto auspichiamo l'elezione delle Rsu, le rappresentanze sindacali unitarie, visto che Tempi è l'unica azienda della provincia a esserne sprovvista».


pubblicazione: 30/03/2006
aggiornamento: 04/04/2006

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