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Tariffe rifiuti? Non diventino una leva fiscale

A Piacenza, in un anno, aumenti del 12%

Le famiglie Italiane hanno pagato nel 2004, mediamente, 160.70 euro annui ai Comuni e alle Province per lo smaltimento dei rifiuti solidi, circa 2 euro al mq.

E' quanto emerge da una ricerca della Uil - documenta Massimiliano Borotti, segretario provinciale del sindacato - che ha analizzato le tariffe delle centodue città capoluogo di provincia.

La ricerca ha preso come campione un nucleo familiare di 4 persone con una casa di 80 metri quadrati. Gli importi sono comprensivi delle addizionali comunali o dell'Iva per chi applica la tariffa, e il tributo provinciale (facoltativo fino ad un massimo del 5 per cento) e tengono conto anche della composizione del “nucleo” per le famiglie che vivono in una città che applica la tariffa.

Da questa indagine risulta che a Piacenza si osserva un aumento del 12 per cento tra il 2004 e il 2005.
Un valore tutto sommato medio, rispetto al picco di Sassari (+ 37 per cento) o di Latina (+ 20 per cento).
«Sulla questione delle tariffe - commenta Borotti - va fatta chiarezza: le Amministrazioni locali non dovrebbero utilizzare lo strumento delle tariffe dei servizi locali come ordinaria leva fiscale, a cui peraltro non si accompagna, di norma, maggiore qualità, efficienza ed efficacia del servizio.
La Uil ritiene necessario sviluppare, anche per queste ragioni, una vera e propria politica di tutti i redditi nel territorio, in quanto è lì che si incontrano le politiche di sviluppo, con quelle dei servizi, in un quadro di equa razionalizzazione della spesa pubblica».
Inoltre, l'alternativa alla concertazione è il «conflitto sociale», e la prima resta la «strada obbligata per difendere il potere di acquisto delle retribuzioni e delle pensioni, una delle vere emergenze del paese. In quanto all'indagine Uil, evidenzia come la tassa sui rifiuti sia sottoposta ai regolamenti dei Comuni che possono prevedere una serie di riduzioni o esenzioni, ad esempio la riduzione per i single, per nuclei familiari con bassi redditi o dove vi sia la presenza di un portatore di handicap. Il Dlgs 22/97, meglio noto come decreto “Ronchi” ha previsto la progressiva trasformazione della tassa in tariffa entro il 2005. Passaggio che Piacenza ha espletato da anni. La finalità di questa scelta è di ripartire il costo sulla base del criterio della effettiva produzione dei rifiuti e di coprire almeno l'85 per cento del costo del servizio.

Se si analizzano le tariffe applicate dalle città capoluogo di regione, è Venezia la città dove la tassa sui rifiuti costa di più con 2.85 euro al mq., seguita da Napoli con 2.83, da Milano con 2.62, Roma con 2.58. Le meno onerose sono Campobasso con 1.35, Ancona con 1.46, Palermo con 1.49, Bari con 1.60, L'Aquila con 1.61.
Piacenza è nella fascia alta, con un valore di 2,58 euro al metro quadrato.
Dalla ricerca emerge che le città più onerose sono Rovigo, con un prelievo, di 267.10 euro (3.34 al mq.), seguono Lucca 248.40 ( 3.11 al mq) e Asti 243.70 (3.04 al mq.)- Per quanto riguarda le città meno “care” è in testa Isernia, con un gettito di 73.30 eruo (0.92 al mq.), Reggio Calabria con 76.40 (0.95 al mq.), Teramo 82.80 (1.03 al mq.).

E' al Nord che si registra il prelievo medio più alto, con una media di 172.20 euro annui per famiglia, equivalenti a 2.16 al mq., mentre al Centro si pagano 155.50 euro annui (1.90 al mq.), contro i 148.50 delle città del Sud (1.85 al mq.).

In quanto al passaggio da tassa a tariffa, sono solo 25 le città che nel 2004 applicano la tariffa (T.I.A. o Ta.Ri), tutte concentrate nel Centro Nord, tra cui Roma, Venezia, Trento, Bolzano, Udine e tra le prime anche Piacenza.
Nella stragrande maggioranza delle città, esattamente in 90, si paga il tributo provinciale più alto - evidenzia la ricerca Uil - equivalente al 5 per cento, mentre a Brescia si paga la maggiorazione dell'1.5 per cento, Livorno e Siracusa del 2 per cento, Ragusa e Taranto del 3 per cento, Oristano del 3.5 per cento, mentre a Trento e Bolzano non si paga tale maggiorazione.

Nel corso del 2004, si sono verificati aumenti medi dell'8.2 per cento rispetto al 2003.

In particolare a Livorno c'è stato un aumento del 12 per cento, a Torino del 21, Potenza del 9, Genova del 6, Bologna e Messina del 5, a Venezia del 2.5.

La situazione non migliora per l'anno in corso ( 2005 sul 2004), infatti su un campione di 27 città, grandi e medio piccole, del Nord, Centro e Sud di registra un aumento medio della pressione fiscale del 10.5, valore che vede Piacenza su una posizione superiore, come già indicato, del 12 per cento, preceduta solo da Sassari, Latina e Imperia, e seguita da Varese (10 per cento) e Potenza (9,8).
Non hanno ritoccato le tariffe le città di Venezia, Lecco, Roma, Pescara, Salerno, Foggia, mentre c'è un leggero ribasso a Ravenna e Sondrio.
red.eco.


pubblicazione: 17/05/2005
aggiornamento: 18/05/2005

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