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Taglio tasse: Berlusconi, «Vado avanti»

Siniscalco : "Se vogliono sforare i conti, trovino un altro ministro"

ROMA - «Sono sempre più convinto che la prima tappa deve essere il taglio dell'Irpef. Nessuna tensione con Fini, è stato un incontro cordiale e costruttivo».
Parole di Silvio Berlusconi al termine della colazione di lavoro con il vice presidente del Consiglio Gianfranco Fini.

LA RUSSA: «SIAMO IN ALTO MARE» - «La soluzione all'interno della maggioranza sul fisco è lontana,siamo in alto mare. È una situazione che mi preoccupa e che è giusto rilevare».
Parole del coordinatore di Alleanza nazionale, Ignazio La Russa dopo un incontro a Palazzo Chigi con Fini. «Non esiste neanche una diversa visione o un disaccordo sui principi su questo tema tra noi e Berlusconi.
L'unico problema per An è quello delle risorse.
Quello che manca è semplicemente la copertura. Non è stata individuta, non c'è e nemmeno Siniscalco ce l'ha indicata».
«Credo che giovedì ci sarà la nomina del ministro degli Esteri. Mi auguro che sia Fini. Non c'è nessun collegamento tra la nomina e la riduzione delle tasse», ha aggiunto La Russa.

BERLUSCONI «DETERMINATO E SERENO» - Berlusconi è «determinato a portare avanti il piano di riduzione delle tasse e, in particolare, dell'Irpef a partire dal 2005». Parole del coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi, dopo un colloquio con il premier. «Ho trovato Berlusconi molto sereno, ma anche determinato. È convinto di dover procedere nella direzione da sempre indicata: iniziare un percorso di diminuzione e di abbattimento della pressione fiscale a partire dal 2005 anche per quanto riguarda l'Irpef, per ridurre l'invadenza dello Stato e accrescere la libertà dei cittadini e delle famiglie».

INCONTRI - In serata, dopo un incontro tra Berlusconi e il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, il premier ha visto a Palazzo Chigi Fini e Siniscalco. Il ministro dell'Economia farà oggi una relazione al Consiglio dei ministri. Nello stesso consiglio il premier dovrebbe annunciare ufficialmente il passaggio di Fini alla Farnesina.

LEGA: BASTA LITIGI - La Lega Nord chiede agli alleati di «smettere di litigare. Abbiamo cercato in tutti i modi di trovare un'intesa tra le varie componenti», ha detto il ministro delle Riforme Roberto Calderoli, «proponendo una riforma a stadi, ma ora non ce la facciamo più ad accettare questa telenovela. Smettetela di litigare, il prezzo potrebbe essere troppo alto. Di mezzo non ci sono solo gli interessi della maggioranza, ma anche di chi non ce la fa a arrivare al 20 del mese».



"SE VOGLIONO SFORARE I CONTI SI TROVINO UN ALTRO MINISTRO"

"Se vogliono forzare sull'Europa, violando il Patto di stabilità, io me ne vado. Si cerchino un altro ministro. Io non voglio mandare in malora il Paese per distribuire una mancia".
È sera tardi quando il ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, prima di andare a Palazzo Chigi per un vertice con Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, ripensa con i suoi più stretti collaboratori al mercoledì nero della Casa delle libertà.

Lo fa con il suo stile pacato, lineare, piemontese. Lo stesso che il giorno prima aveva usato alla Camera dei deputati per dire che la riforma fiscale non era ancora pronta. Ma lo stile non può negare la drammaticità della situazione: questa volta il ministro dell'Economia non si farà dimissionare (come è capitato a Giulio Tremonti), se ne andrà lui. Senza sbattere la porta, però.
Difendendo la sua reputazione.
"È l'unica cosa che ho e non intendo certo rinunciarci", dice rivelando che quello di ieri non è stata la peggiore giornata degli ultimi tempi: "Ne ho passate davvero di peggiori, con pressioni subdole. No, oggi (ieri per chi legge, ndr) non è stato così".

È uno scontro asperrimo che racconta il declino di una coalizione, quello al quale assiste da tecnico, "usato" dalla politica per un'operazione ad altissimo rischio. "Sono curioso di vedere come andrà a finire", ammette sottovoce pensando a quel Silvio Berlusconi che via via si sta bruciando tutti i ponti dietro le spalle. Che pensa di riaccendere l'incendio delle pensioni o di rinnovare al ribasso i contratti nel pubblico impiego. Lui - l'economista di Torino - una strada possibile, per quanto impervia, gliela aveva indicata: un taglio delle tasse in due anni partendo dalle aziende, con qualche cosa anche per le famiglie a basso reddito.

Di più non si può perché i conti vanno male e perché l'Europa è un vincolo da rispettare.
Il premier sembrava convinto poi - con l'appoggio rumoroso di Forza Italia - ha riaperto il capitolo chiedendo la riduzione delle aliquote Irpef fin dal 2005.
Perché Berlusconi pensa che ci sia una scorciatoia e che basti violare il Patto europeo.
Quello che Siniscalco considera un baluardo e che la Commissione di Bruxelles non intende affatto ammorbidire proprio nei confronti di quei Paesi, come l'Italia, che continuano ad avere un debito stratosferico.

Ragiona quasi da ex ministro, distinguendo se stesso da loro, i politici: "A casa mia, non so se anche a casa loro, i trattati europei hanno un valore pari a quello della Costituzione. Berlusconi è orientato a sforare il 3 per cento? Non so se è così - rispondeva ad un'obiezione di uno dei suoi tecnici - ma sia chiaro: in questo caso io gli dirò di scegliersi un altro ministro".
Il rapporto con Berlusconi e con gli altri leader della coalizione, è stato impostato da Siniscalco all'insegna della flessibilità e della collaborazione.

"Io - ripeteva anche ieri - non ho difficoltà ad accettare l'idea di arrivare a una riduzione fiscale di 6 miliardi di euro. Il problema è sempre lo stesso: mi devono dire qual è la copertura.
Non posso nascondervi che certe coperture che mi hanno proposto fanno più ridere che piangere. Insomma, si può fare tutto purché il taglio sia coperto.
Voglio dire "coperto, coperto".
Non "mezzo coperto".
Ognuno ha la sua linea di decenza.
Se insistono si devono cercare un altro ministro".


pubblicazione: 18/11/2004
aggiornamento: 19/11/2004

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