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mercoledì
21
ottobre
2020
Sant'Orsola e compagne martiri



Sviluppo, fermiamo la logistica

L'allarme delle categorie: «Un mostro che ci divora»

Punto di svolta, il tema dello sviluppo che chiama quello delle infrastrutture, è la quarta tappa nel viaggio dell'associazionismo piacentino che mette in controluce gli elementi di preoccupazione ma anche gli slanci. Passati al setaccio ambiente e agricoltura, lo schema dell'inchiesta sullo sviluppo mette a confronto interessi diversi.

Quelli degli imprenditori (industriali e artigiani) e quelli dei sindacati.

Si affianca uno “spot” dai due principali capoluoghi di provincia Fiorenzuola e Castelsangiovanni.

Ne emerge un quadro non privo di contraddizioni dove si chiede che la Provincia svolga un ruolo di direttore d'orchestra perché si sta alzando un acuto stonato: l'eccessiva crescita della logistica con tanto di effetti sull'ambiente e necessità di grandi infrastrutture.
Il timore è di costruire un territorio invivibile.
“Mettete un freno alla logistica rischia di diventare un mostro che ci divorerà“.
E' l'appello a gran voce che propone di correre ai ripari assumendo «le redini della programmazione territoriale per imbrigliarla».

Un argomento che, suggeriscono, deve portare la Provincia a rivedere gli strumenti di programmazione (si comincerà a settembre la revisione del Piano territoriale ndr), non più idonei a questa nuova piega espansionistica.

Ritorna puntuale il dibattito su quali contenuti di qualità s'intenda riempire il serbatoio della logistica.
La preoccupazione va ai prossimi anni quando, se non si mette in campo un progetto preciso e concreto, saranno completate tutte le aree classificate e la rete stradale sarà invasa da camion da e per tutte le direzioni.
E' ancora questo il punto.
Lo stesso di cui si discuteva a metà anni Novanta quando il cammino verso lo stoccaggio lo iniziò Piacenza che resta il polo più grande. Parlano con una sola voce i sindacalisti Massimiliano Borotti, Sandro Busca e Gianni Copelli nel segnalare la richiesta di servizi dietro a queste cittadelle. «La Provincia - esortano - dovrebbe incanalare qui tutte le energie». L'ombra della logistica, però, non mette in secondo piano un altro segmento: la produzione.
Agli investimenti che restano al palo anzi, nel 2003 a fronte di un risparmio consistente da parte delle imprese, l'investimento è stato pari a zero.
Il dato si riferisce a un campione di 18 aziende preso in esame dalla Cisl: la loro quota di investimenti ammonta a 17 milioni in meno.
Parlano di processi culturali da stimolare sia rispetto al territorio che al sistema delle imprese.
Dal presidente di Assindustria Sergio Giglio, che ravvisa una oggettiva difficoltà degli enti pubblici a finanziare le opere, le grandi opere, viene disegnato uno scenario nuovo.
Far svolgere alle imprese un ruolo attivo e di primo piano nella progettazione di opere pubbliche.
Le segnalazioni delle priorità, tuttavia, accanto all'elenco dei lavori che ritornano nei programmi degli enti da anni inseriscono anche l'informatica, elemento di valore aggiunto in grado se finalizzato ai servizi alle imprese.
Ne è convinto Giovanni Ambroggi che sprona l'ente di via Garibaldi a sfruttare al meglio gli strumenti operativi già esistenti da Sintra a Mipiace.com.
Il segno particolare delle imprese piacentine è lo stesso di sempre.
Restano troppo piccole e quindi poco in grado separatamente di «far massa critica».
In particolare verso il credito.

Fare presto e insieme.
E' quanto sperano le categorie economiche.
Il che fare non è difficile da elencare.
In primo piano le infrastrutture: strade e ponti capaci di rispondere, senza andare sotto stress, a causa delle sollecitazioni ricevute da un'espansione forte che si concentra lungo l'asse della via Emilia.

E dai territori si fanno eco i sindaci di città agli antipodi: Fiorenzuola e Castello a lamentare l'inadeguatezza delle strade.
Problema comune.
Quale tipo di mobilità progettiamo nel prossimo futuro?
E' l'interrogativo che rivolgono alla Provincia.
Non solo strade è l'invito che preme con più forza.
Le merci possono viaggiare anche su rotaia e perché no su acqua.
L'investimento sulla conca di Isola Serafini lo si dovrà remunerare anche così.
Liberando le strade alleggerendo l'aria dalle Pm10.
Antonella Lenti
Libertà del 16/7/2005


pubblicazione: 16/07/2005
aggiornamento: 03/02/2006

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