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Guai a chiamarla moschea, perchè in effetti, di moschea vera e propria, non si tratta.

Piuttosto è un luogo simile ad una cittadella islamica, un posto dove si va per pregare Allah, ma anche per studiare il Corano, per confrontarsi con le altre religioni o semplicemente - dicono - per festeggiare un compleanno o passare qualche ora insieme.

L'Associazione culturale islamica di Piacenza presenta il progetto della sua nuova sede che sorgerà dietro l'attuale di via Caorsana 43.

Lo fa nel giorno in cui annuncia, per il secondo anno consecutivo, il proprio sostegno a Telethon e alla lotta contro la distrofia muscolare e le malattie genetiche.

Così (ieri pomeriggio) nel gelido capannone sulla Caorsana, il verde dell'Islam si mischia al verde delle bandiere e dei palloncini della campagna Telethon in una sorta d'inconsueta comunione d'intenti.

C'è il sindaco di Piacenza, Roberto Reggi - «è la prima volta che sono qui e sono contento di essere venuto» -, il direttore della Bnl piacentina, Luca Petraso, e il referente di Bnl per Telethon, Carlo Dallagiovanna.

A fare gli onori di casa Arian Kajashi, presidente dell'Associazioni culturale islamica.
Di origini albanesi, si prende un applauso corale quando promette di compensare il suo non fluente italiano con i fatti.
«Vogliamo convivere con tutti - assicura - e rispettare la legge del paese che ci ospita. Questo centro sarà un ponte tra i musulmani di Piacenza e la città».

Tocca al progettista, l'architetto Luigi Baggi, presentare i lavori.

«Stiamo parlando di un'associazione iscritta al registro provinciale delle associazioni di promozioni sociale - ci tiene ad evidenziare in premessa -. La legge dà la possibilità a queste associazioni di aprire la propria sede in qualsiasi zona della città e il loro scopo statutario è lo scambio culturale tra i popoli di culture differenti».

Il progetto si realizzerà nel capannone e nelle aree esterne acquistate dall'associazione ad un'asta giudiziaria per 330mila euro.
L'intero spazio è di circa 3.700 metri quadrati e ruota attorno ad un cuore: un giardino e una piazzetta a forma di cinque cerchi, i cinque pilastri dell'Islam (testimonianza di fede, preghiere, digiuno, elemosima, pellegrinaggio) che si dovrebbe chiamare piazzetta dei popoli.
Poi tende, gazebi e un parco giochi per bambini.
La piazza sarà realizzata con pietre naturali provenienti dai paesi della cultura islamica.
Poi tre fabbricati: la sede con gli uffici dell'associazione, l'alloggio del custode e l'accoglienza dei pellegrini di passaggio e il grande edificio a due piani.
Al piano terra due sale da cento metri quadri, una per gli uomini e una per le donne.
Entrambe confinano con il grande salone di 600 metri quadrati con soppalco riservato alle donne.
Al piano superiore aule e uffici vari per le attività interne all'associazione.
L'entrata dell'edificio sarà un grande portale ad arco a sesto acuto che «tenta di raffigurare - dice Baggi - la somma dell'evoluzione dell'arco nell'esperienza architettonica dei paesi arabi».

All'esterno una torre «con elementi architettonici della cultura islamica».
Sembra un campanile, o meglio, un minareto un po' ingrassato, ma altro non è - come sottolinea ancora l'architetto Baggi - che «una torre tecnologica».
Al suo interno c'è un ascensore.
«Gli elementi delle moschee - mette bene in chiaro Baggi - qui non ci sono perchè questa non è una moschea: non avrebbe gli edifici e i locali destinati alla collettività, i giardini e tutto il resto».

I lavori termineranno non si sa quando - Baggi parla di diversi anni - anche se l'ingresso nei locali è previsto nel 2011.

Federico Frighi
Libertà del 21/11/2010


«Credo sia una bellissima esperienza di una associazione culturale che si riconosce nella religione islamica e che getta un ponte verso la comunità piacentina». La vede così il sindaco Roberto Reggi, presente nel capannone del centro islamico dopo essersi regolarmente tolte le scarpe come tutti nel rispetto della tradizione.
«Sono persone che lavorano da tanti anni a Piacenza, i loro bambini sono nati qui, e vogliono farsi conoscere - osserva il sindaco -. Solo conoscendo la cultura altrui si lasciano da parte i timori e si realizza quella comunione d'intenti tipica di una comunità multietnica».
«Le culture possono anche essere diverse - evidenzia - ma tutti qui vogliono rispettare le stesse regole comuni. Per il secondo anno consecutivo, tra l'altro, hanno donato una cifra significativa a Telethon e penso che anche questo sia un modo concreto per farsi voler bene e far parte della comunità piacentina».
Piacenza, ricorda Reggi, lo scorso anno è stata la terza città italiana a donare la cifra più alta contro la distrofia muscolare e le malattie genetiche. «Ho visto il progetto e mi sembra questo il luogo più adeguato per realizzare l'incontro tra la comunità musulmana e quella piacentina» progue il primo cittadino che riflette sulla parola "moschea": «Si rischia di spaventare qualcuno e non è il caso di utilizzarla; si è invece trovato uno spazio in cui le persone possono professare liberamente il proprio culto come garantisce la Costituzione».



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pubblicazione: 21/11/2010



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