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ottobre
2020
Sant'Orsola e compagne martiri



Sull'informazione Prodi come Silvio

di RICCARDO BARENGHI

«L’unica differenza tra Prodi e Berlusconi – ma non è una differenza da poco – è che il famoso editto di Sofia si concretizzò, nel senso che Luttazzi, Travaglio e io fummo cancellati dalla televisione.
Oggi questo non è successo, almeno finora.
Siamo ancora in onda.
Ma per il resto la reazione di Prodi è uguale a quella di Berlusconi: dimostra un’insofferenza nei confronti dell’informazione libera».

Michele Santoro è nel suo ufficio, ha appena finito la riunione di redazione su «Annozero» di dopodomani.
Per ora hanno deciso di farlo come previsto, sulla sicurezza, lasciando stare le violente polemiche che ha provocato la scorsa puntata.
Ma in quest’intervista, la prima che il conduttore concede dopo la bufera, lui risponde agli attacchi.
Ecco come.

Però Berlusconi parlò di episodi criminosi mentre Prodi si è limitato a dire che la trasmissione non era professionale...
«Premettendo che non l’aveva neanche vista...
Ma andiamo, un leader politico, tanto più se fa il presidente del Consiglio, che si mette a delegittimare una trasmissione e, appunto, senza neanche averla vista e quindi senza poter entrare nel merito.
Io lo trovo un atteggiamento di una gravità senza pari».

E secondo lei come mai il potere, chiunque ce l’abbia in mano, reagisce nello stesso modo di fronte a trasmissioni fastidiose?
«Perché sono tutti immersi fino al collo in quella che io chiamo la malattia del sistema, incarnata da Berlusconi.
Il quale per me non è un demonio, anzi tra i politici è pure quello più simpatico.
Ma è il risultato di quel conflitto di interesse, appunto la malattia della democrazia, che continua anche oggi per colpa di tutti i soggetti che governano la politica.
Non c’è niente da fare, né a destra e né a sinistra riesce a passare l’idea che ci sia un’informazione libera che controlla il potere.
Loro vogliono il contrario».

Eppure lei è tornato in televisione anche grazie a una battaglia del centrosinistra...
«E ci mancava che non la facessero.
Comunque noi siamo in onda grazie a una sentenza.
A proposito, vorrei dire al senatore Nicola Latorre, che sul Corriere della sera ha dichiarato che l’Unione mi ha aiutato, che quando lui doveva essere eletto nelle elezioni supplettive in Puglia mi chiamò per aiutarlo a vincere.
Io manco volevo andarci, ma lui insistette molto, c’erano anche Prodi, D’Alema Rutelli...
Alla fine mi si avvicina uno e mi fa: “Ma lei lo sa che Latorre ha distribuito pacchi di pasta in campagna elettorale?”.
Mi sono vergognato di me stesso.
E già che ci sono voglio aggiungere pure che io ho sbagliato a fare il parlamentare europeo, un grave errore: ho indebolito la mia credibilità di giornalista.
Anche per questo non andrò a votare alle Primarie del Partito democratico, nonostante abbia fatto molte trasmissioni che spingevano in quella direzione.
Ma andare a votare è un gesto che ti colloca da una parte, e io non lo faccio più».

Torniamo alla sua ultima trasmissione, c’è chi dice che non doveva far parlare i magistrati, chi l’accusa di mettere in mezzo il politico di turno.
Insomma di creare una gogna mediatica.
«Questa storia della gogna mi ha proprio stancato.
Noi abbiamo invitato Mastella e lui non è voluto venire: che dovevamo fare, bloccare la trasmissione per questo?
Non potevamo cedere a un ricatto del genere.
In studio c’era il sottosegretario Scotti e, il giorno dopo, Mastella ha replicato su tutti gli schermi del paese, i telegiornali hanno anche aperto con le sue dichiarazioni.
Non stiamo parlando di poveri disgraziati messi in mezzo, stiamo parlando degli uomini più potenti del Paese.
Possono difendersi come e quando vogliono. E infatti lo fanno».

E sui giudici in tv?
«Vorrei vedere se qualcun altro avesse avuto la possibilità di far parlare Clementina Forleo in diretta o trasmettere un’intervista a Luigi De Magistris, cosa avrebbe fatto.
Non li avrebbe mandati in onda? Non scherziamo.
Tra l’altro nessuno dei due è entrato nel merito delle loro indagini, dunque nessuna violazione del segreto istruttorio».

Però questa presenza dei magistrati è stata criticata non solo dai politici ma anche da diversi giornali...
«Sono tre giorni che Repubblica usa qualsiasi tipo di argomento contro di noi, e alcuni sono palesemente falsi.
Non è vero che io ho iniziato la trasmissione facendo un parallelo tra De Magistris e Borsellino.
La Forleo si è limitata a citare il figlio Manfredi, parlando della solitudine del magistrato.
E alla fine, il fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, ha paragonato quello che sta succedendo a De Magistris con quello che faceva Corrado Carnevale, ossia annullare le sentenze che condannavano i mafiosi attaccandosi a vizi di forma».

Dunque lei domani la rifarebbe tale e quale?
«Guardi, io penso che noi siamo solo un alibi.
Noi facciamo vedere una parte della realtà, quella che i politici non vogliono vedere.
Loro si sentono aristocratici incompresi dalla gente che non capisce quanto sia bello pagare le tasse, come ha detto il ministro Padoa-Schioppa.
Non si rendono conto che non sanno rispondere alle domande e alla rabbia delle persone.
Adesso poi siamo arrivati al colmo, i ragazzi di Locri che due mesi fa Veltroni aveva preso come testimonial della nuova Italia sono diventati dei barbari.
La figlia del giudice Scopelliti, assassinato dalla ‘ndrangheta, cos’è, una barbara anche lei?
Io vorrei chiedere a Prodi una cosa molto semplice: il suo governo con chi sta?
Se non sta con la figlia di Scopelliti, con chi sta?».

Riccardo Barenghi, La Stampa del 9 ottobre 2007


pubblicazione: 10/10/2007
aggiornamento: 16/10/2007

Michele Santoro 13592
Michele Santoro

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