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Sul Pdl l’ombra della scissione

di Amedeo La Mattina

L’ombra della scissione l’ha evocata questa mattina Guido Crosetto prima di lasciare gli studi di Omnibus perché «è il momento delle scelte importanti che non possono essere fatte in tv: alcuni saranno felici di seguire Berlusconi, altri prenderanno altre strade».

«Non ho più nulla da dire», e se n’è andato.

Forse è un po’ troppo parlare di scissioni, ma non è condivisa da molti la linea politica del Cavaliere, ancora candidato a premier, lanciato nell’attacco frontale a un governo che ci avrebbe trascinato nel «baratro della recessione».
Su questo Crosetto e gli ex An la pensano come il Cavaliere, ma è la stragrande maggioranza del partito (Alfano compreso) non vuole di nuovo Berlusconi in pista.

«Non è così - dice Bondi - basta uscire da quei vertici fumosi, inutili e dannosi per il presidente Berlusconi, come il vertice di ieri, ai quale non partecipavo da tempo. Ho avuto la nausea a ritornarci. E infatti oggi non ci andrò. Fuori c’è il mondo della gente comune, dei parlamentari comuni: sono queste persone che il presidente deve ascoltare e capirà che la sua scelta di candidarsi è giusta, necessaria».

L’ombra della scissione è evocata anche dalle parole dell’eurocapogruppo Mario Mauro, esponente autorevole di Comunione e Liberazione, il quale ieri aveva detto che il Cavaliere non è «un candidato adeguato» e nei giorni scorsi aveva confidato che se il Pdl dovesse abbracciare posizioni populiste anti-Monti, anti-Merkel, anti-rigoriste, lui in questo partito non ci starebbe un minuto in più.

Ma cosa ha portato ieri notte Berlusconi a preparare questo sgradito “regalo di Natale”?
Dicendo tra l’altro una bugia grande quanto una casa, cioè che «i suoi» gli dicono di scendere in campo per salvare ancora una volta il Paese.
I suoi chi? I suoi familiari, tutti in coro, a cominciare dall’adorata figlia Marina, lo hanno consigliato, quasi pregato, di non buttarsi in una nuova avventuta politica.
Lo stessa dicasi per Confalorieri, Nicolò Ghedini e Gianni Letta. I suoi non possono essere i dirigenti del Pdl che ieri al vertice, a parte Bondi, gli hanno chiesto di valutare seriamente il passo indietro e di mettere in rampa di lancio Alfano.
E tutti se ne sono andati con la convinzione che il Cavaliere si era ammorbidito, che l’ipotesi Alfano avesse maggiori chance di andare in porto.


Poi però Berlusconi ha fiutato l’aria di ciò che i giornali avrebbero scritto, della serie «Berlusconi molla e apre la strada ad Angelino», «Berlusconi fermato dai colonnelli». Insomma aveva capito, anche dalle ricostruzioni del vertice da parte delle agenzie, che i suoi «ospiti infedeli» a Palazzo Grazioli avevano messo in giro una decisione che lui in cuor suo non aveva ancora preso e che quelle voci fatte filtrare erano un modo per forzargli la mano. E così ha fatto saltare il tavolo, tornando alla sua vera intenzione iniziale. A farlo arrabbiare moltissimo è anche il decreto del governo sulla incandidabilità di chi ha sentenze a carico e l’orientamento di Palazzo Chigi e del Quirinale di non concedere l’election day.

Ieri sera, nella residenza del capo che stava incartando il “regalo di Natale” della sua discesa in campo, c’era anche Alfano richiamato all’ordine. Ma non aveva puntato i piedi? Non aveva fatto vedere il quid?

da www.lastampa.it del 6 dicembre 2012


pubblicazione: 06/12/2012
aggiornamento: 17/12/2012

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