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Ha avuto l'effetto di una doccia scozzese l'epilogo che Ernesto Carini ha dato alla discussione di ieri pomeriggio in consiglio comunale. Dopo che tutti, maggioranza e opposizione, hanno ragionato prendendo per buono l'accordo uscito dal vertice della mattina tra il sindaco Reggi e le forze del centrosinistra in cui si dava conto, come ha spiegato una nota congiunta, della «individuazione del percorso per le dimissioni, entro il primo trimestre del 2010, dell'attuale presidente del consiglio comunale, con la nomina, da parte dell'assemblea consiliare, del suo successore», ecco che il diretto interessato ha preso la parola in aula per far notare che «il ragionamento» va «spostato dalle dimissioni alla revoca».
E «la revoca del presidente del consiglio comunale», ha fatto osservare Carini citando una sentenza del Consiglio di Stato pronunciatosi nel 2002 su una questione analoga, «può trovare giustificazione solo in relazione a un distorto esercizio della funzione, che va a incidere, viziandola, sulla neutralità dell'organo amministrativo. Per cui ogni altro parametro che non sia esclusivamente riferito all'esercizio della funzione non può trovare giustificazione, men che meno quello che vorrebbe vincolare l'organo a un rapporto di fiduciarietà politica».
Traduzione plausibile: chi si aspetta mie dimissioni, oggi o fra tre mesi, resterà deluso, per mandarmi a casa ci vuole una mozione di revoca che sostenga che non sono istituzionalmente all'altezza di ricoprire la carica, di esercitarla senza garantire l'indispensabile neutralità dell'organo.
In attesa di chiarimenti che probabilmente arriveranno oggi («Parlerò fuori dall'aula»), l'interpretazione che molti hanno dato all' esternazione a caldo di Carini è che dal suo punto di vista l'accordo di maggioranza della mattina, raggiunto dopo settimane di vibranti polemiche, è carta straccia.
Sicuramente tra i banchi della lista civica era questo il pensiero prevalente.
Il gruppo che, in forza del patto siglato due anni e mezzo fa dallo stesso Carini, per primo ha sollevato la questione della "staffetta" con un suo esponente - Lucia Rocchi - alla presidenza del consiglio, teme ora di rimanere a bocca asciutta.
Per Piacenza con Reggi, in apertura del dibattito in aula, per bocca di Marco Marippi aveva espresso la soddisfazione per «il riconoscimento di un accordo fatto a metà 2007 da parte di tutta la coalizione» e in precedenza disconosciuto o quasi da Carini e dal Pd. Per arrivare poi a dare all'aula comunicazione formale del passaggio del documento della maggioranza con il riferimento al «percorso per le dimissioni» del presidente entro il primo trimestre dell'anno, ossia all'indomani delle elezioni regionali di marzo, un'indicazione temporale che anche Carini aveva fornito e su cui la civica, inizialmente ferma nel chiedere la staffetta entro la fine del 2009, non si è messa di traverso ricevendo dalla maggioranza garanzie sul via libera alla Rocchi in aprile.
Garanzie che il presidente sembra adesso mandare in fumo.
In realtà nel centrosinistra circolavano ieri sera interpretazioni molto più possibiliste circa il rispetto dell'accordo siglato poche ore prima dalla coalizione.
In casa del Pd si preferisce leggere nelle parole di Carini una obbligata posizione di difesa della dignità del suo ruolo istituzionale, specie di fronte agli attacchi dell'opposizione e a certi interventi della maggioranza giudicati politicamente poco corretti .
E tuttavia la sua disponibilità a uscire di scena si ritiene non sia venuta meno e che dunque fra tre mesi le dimissioni arriveranno.
Per la verità lo stesso sindaco, che in questa vicenda non ha fatto mistero di parteggiare per la lista civica entrando conseguentemente in ruvida polemica con Carini, appariva piuttosto spiazzato dalle parole del presidente: «Sono dichiarazioni che fa lui, non ne sono coinvolto», ha commentato sbrigativamente a margine della seduta consiliare preferendo spostare l'attenzione sul rilancio dell'azione amministrativa uscito dalla verifica di maggioranza. Sulla "staffetta" si è limitato ad aggiungere che «adesso c'è un'ipotesi che si possa vuotare nuovamente e vedremo in quell'occasione chi scegliere» come presidente dell'aula. Una questione, d'altra parte, che «mi sembra che abbia un preso maggiore di quanto meritava».
Gustavo Roccella Liberta' 12/01/2010
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