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martedì
11
agosto
2020
Santa Chiara



Squeri lascia la giunta, Silva il gruppo

«No al partito unico». E si rincorrono le voci sui futuri approdi politici

Alberto Squeri che lascia la giunta, Massimo Silva che lascia il gruppo consiliare per passare al misto.

Hanno avuto questa traduzione pratica, il giorno dopo la chiusura del congresso della Margherita (Dl), le scosse politiche in quella sede registrate.
Il dissenso di Squeri e Silva (a una voce anche con Fausto Gandolfi, referente per Cadeo) rispetto alla scelta presa dal resto dei diellini (dunque a larghissima maggioranza congressuale) di battere la strada verso il Partito Democratico ha dato forma ieri alle dimissioni del primo da assessore alla cultura e commercio (deleghe che potrebbero restare in capo al sindaco viste le elezioni ormai vicine) e del secondo dal gruppo Margherita.

Una questione di coerenza con quanto da loro affermato al congresso, è stata in sintesi la motivazione di entrambi, una contrarietà al soggetto politico da creare con i Ds ritenuta incompatibile con l'assunzione di incarichi istituzionali per conto del partito.
Lasciano dunque giunta e gruppo consiliare, ma restano nei Dl.
Almeno per ora, visto che a un po' tutti quella di ieri è apparsa una presa di distanze definitiva, un divorzio in piena regola.

Che i due fossero in rotta di allontanamento dalla Margherita, e dal centrosinistra, era nell'aria da tempo, seguendo - è convinzione diffusa nel "Palazzo" - le sirene politiche provenienti dal fratello (maggiore) di Alberto, quel Dario Squeri (ex Margherita) che ha portato in queste settimane a termine il percorso verso la candidatura a sindaco per il centrodestra iniziato tre anni fa con la burrascosa separazione dall'Ulivo.
C'è chi dà per certo un approdo elettorale di Silva alla lista civica "Piacenza Libera" fondata da Squeri senior, mentre per Alberto si parla, sì, di una prossima uscita dalla Margherita ma senza un esplicito posizionamento altrove in occasione del voto di primavera, una linea di attesa che potrebbe guardare con interesse a scelte neocentriste alla Follini o alla Casini per intenderci.

Indiscrezioni che i due hanno fatto tutto ieri per allontanare.

Il primo, nel preannunciare ieri pomeriggio il suo passaggio al gruppo misto intervenendo in consiglio comunale, ha assicurato che fino alla fine del mandato, per «coerenza», rifuggirà «ogni tipo di posizione sia ostruzionistica sia di opposizione a questa maggioranza» e garantirà «sempre il numero legale» in aula.
Quanto a Squeri, che in mattinata aveva consegnato al sindaco Roberto Reggi la lettera di dimissioni, ha voluto circoscrivere all'aspetto politico nazionale la sua scelta di dissenso evitando con determinazione ogni riferimento all'attività amministrativa locale:
«In primo luogo era doveroso dimettermi da questa carica istituzionale in cui rappresentavo ed ero espressione di una forza politica rispetto alla quale oggi, dopo il congresso e il relativo dibattito, non posso che rilevare non marginali elementi di frattura».
Così ha scritto l'ex assessore al sindaco dicendosi «certo che capirai e rispetterai questa mia scelta».
«In questi anni di assessorato», ha annotato, «ho cercato di dare tutto me stesso con tutte le mie capacità e spero, anche con gli ultimi atti approvati dal consiglio comunale, di aver portato qualche risultato positivo alla città»
.
A Reggi e «ai colleghi amici di giunta, con cui ho condiviso questa esperienza», l'augurio di «poter utilmente proseguire sino alla fine della legislatura il lavoro svolto, ringraziando tutti per la collaborazione di questi anni».

Gli «elementi di frattura» rispetto alla linea della Margherita sono quelli noti: troppo "blindato" il percorso «senza ritorno» verso il Partito Democratico, ha ribadito ieri a Libertà l'ex assessore, «tradisce i valori originari» del partito a cui «io resto fedele».
«Noi abbiamo ritenuto che questa mozione (la "Rutelli-Parisi", l'unica presentata in congresso, ndr) non lasci spazio che a un "sì" o a un "no" e noi diciamo "no" senza le ambiguità e i distinguo che invece altri hanno voluto marcare non so con quale linearità».
Una stoccata, quest'ultima, alla ex minoranza interna di Mario Angelillo e Giorgio Colombi mentre al segretario Silvio Bisotti, che ha rinfacciato ai dissidenti una sortita colpevolmente a sorpresa e tardiva, l'ex assessore ribatte così:
«Questa mia posizione è nota a tutti, fin dal 2004-2005 avevo posto certe necessità che in questi anni hanno trovato eco, ma ci siamo trovati davanti a un congresso con tutto deciso.

Squeri tira la fila e dice di essere «fermo lì».
Il futuro?
«Vediamo come si evolveranno gli scenari soprattutto nazionali visto che le scelte di oggi derivano da scelte nazionali».
Se c'è chi legge dietro alla sua mossa un disegno di ostile rispetto a Reggi a alla sua (in pectore) ricandidatura a sindaco, l'ex assessore taglia corto («Ribadisco ciò che ho detto in congresso, sono motivazioni strettamente politiche e non locali.
Dal sindaco e in giunta certe volte ho avuto posizioni differenziate, come sulla chiusura di via Roma che non condividevo del tutto, ma l'ho sempre manifestato con chiarezza»).
Idem sulle voci di un suo approdo sui lidi politico-elettorali del fratello («Ognuno è libero di pensare quello che vuole»).
Nemmeno sulla presunta sua insofferenza per un'amministrazione troppo condizionata dalla sinistra radicale - tesi cara a Dario e al centrodestra - si è sbilanciato granché:
«Qualche imbarazzo c'è stato», ha ammesso, «penso alle volte a una certa incoerenza di Rifondazione tesa a non assumersi scelte non sempre popolari», come quando il Prc «si distingue con un voto contrario in aula sapendo che il provvedimento sarebbe comunque passato con il voto degli altri».
Un caso verificatosi però «poche volte» tanto che la memoria fatica a richiamarle («Non ricordo sulle singole pratiche, ma penso ad esempio alla vicenda della quotazione di Enìa».
Che però in consiglio ancora deve essere consumata, mentre un episodio del recente passato è semmai la polemica sullo stop alla vendita la sera di bevande alcoliche da asporto, divieto su cui Prc e Pdci si sono battuti per circoscriverlo ai contenitori di vetro; una polemica «un po' ideologizzata, che mi ha disturbato», considera l'ex assessore).
E allora se al cittadino Alberto Squeri si chiede per chi voterebbe tra pochi mesi tra Reggi e Squeri (Dario), questa è la disarmante risposta:
«Valuterò come tutti i cittadini le varie alternative, la mia scelta di oggi non è determinata dal momento elettorale, l'avrei fatta comunque».
Gustavo Roccella


pubblicazione: 13/03/2007

Alberto Squeri 12152
Alberto Squeri

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