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sabato
31
ottobre
2020
Sant' Alfonso Rodriguez



Sgretolato in Emilia il rapporto con i cittadini

di ANTONELLA LENTI

Con i "se" e con i "ma" non si fa la storia.
Tanto meno l'analisi di un voto come quello uscito dalle urne di domenica che ha consegnato al Pd e al suo candidato Stefano Bonaccini la vittoria, ma con essa assapora un retrogusto amaro.

Evidente è il calo vorticoso degli elettori: dimezzati.
Dimezzati in quelle realtà urbane e periferiche che, dell'affezione al voto, avevano sempre fatto un vanto. Motivo di raggiunta civiltà.
Urne disertate in massa.
Così come non si era mai visto.
E' scollamento dalla politica, certo, ma non solo: la Regione delle certezze perde il rapporto con i cittadini.

Oltre allo scollamento tra cittadini e politica in questo risultato si annida qualcosa di più per il fatto che si è manifestato, in modo così marcato, proprio in questa Regione, l'Emilia Romagna, così politicizzata e dove la sinistra ha da sempre avuto una forte presenza nel tessuto sociale.

Che sia l'astensionismo un nuovo modo di essere cittadini?
Cittadini non più spinti a votare ad ogni costo?

Che sia l'astensionismo l'effetto di una politica che non cammina più con i piedi per terra, che ha tracciato un suo percorso autoreferenziale tanto da non dialogare più con ciò che la circonda e a non preoccuparsi di questo?
Una politica che, forte dei premi di maggioranza, non ha più bisogno di incassare voti perché, comunque, il sistema elettorale la garantisce al governo?

Astensionismo.
Cosa c'è di peculiare emiliano?
Sancisce lo scollamento dal reale della sinistra nelle sue varie forme.
La sinistra, quella parte politica che da queste parti ha sempre poggiato i piedi sullo "zoccolo duro" di lontana memoria.
Uno zoccolo duro che, pur cambiando pelle varie volte in questi decenni, è sempre rimasto pressoché costante.
Ma di questi tempi lo scontro tra le anime della sinistra - quella storica che qui ha le sue radici e si alimenta della tradizione e quella nuova arrivata che invece punta sulla rottamazione - è più che mai aspro e da qui, da questa regione, proprio negli ultimi mesi, lo scontro si è fatto sentire.
Forte e chiaro.

Questa pagina elettorale ci fa dire che ora, però, tutto è cambiato.
E' come se in Emilia Romagna l'establishment regionale, per il 23 novembre 2014 abbia diramato inviti per una festa e gli invitati non si sono presentati.
Hanno respinto l'invito con un no grazie, anche questo forte e chiaro.
Gli effetti, spalmati su tutti i partiti, si leggono più marcati sul Pd dato che - lo si avvertiva anche in campagna elettorale - è ritenuto il dominus della situazione.

Ma c'è anche di più nel dilagare delle astensioni.
Ed è la distanza che i cittadini hanno voluto marcare dalle istituzioni.
Perché?
Può essere terribile se volesse significare non riconoscersi più in un luogo comune in cui le idee diverse si mettono a confronto per produrre amministrazione, scelte e politiche che hanno rilevanza nella vita di tutti.

Ecco, forse in queste elezioni più che in altre precedenti dove si era manifestato comunque un calo nell'affluenza, si è rotto quel filo di connessione tra i cittadini e le istituzioni.

Nella Regione delle certezze, si è sgretolato il rapporto con i cittadini.

Come ricucire il circuito? Compito arduo, difficile, che, seriamente, dovrebbero porsi come obiettivo tutte le forze politiche. Maggioranza o minoranza che sia, ma un compito in più spetta al neo presidente Bonaccini: interpretare quello che è uscito dal voto e trarne le nuove strade da percorrere sapendo che non potranno essere più quelle di prima.
E in una Regione con tante certezze c'è anche una difficoltà in più, ridisegnare un nuovo canovaccio, un nuovo rapporto con la realtà e la società.

Quattro anni e un po' sono trascorsi dalle ultime consultazioni regionali, periodo breve, ma in cui tantissimo cose sono cambiate tanto che sembrano trascorsi anni luce.
E' cambiata la società con una crisi che morde forte negli strati più deboli che hanno reagito disertando e snobbando i luoghi della politica o scegliendo di frequentare la protesta che, spalmata in tutte le province della Regione, si è convogliata a sostegno della Lega Nord che ha ripreso voti lasciati sul campo in questi anni.

Con le regionali 2014 torna a far brillare la propria presenza come già fece negli anni Novanta, ma con una differenza.
Se allora il risultato del Carroccio si limitò all'Emilia questa volta la Lega si sedimenta in tutte le città: a Piacenza il dato più alto con il 28,20 a Ferrara con il 26,21 a Parma con il 24,31 a cui segue Ravenna con il 20,14 e Forlì/Cesena con il 20,03.
Quanto alle altre province il risultato è sempre a due cifre e quello più basso è a Reggio Emilia e a Bologna con poco più del 15.
Lega che ottiene nell'assemblea legislativa regionale il doppio dei seggi rispetto al 2010 passando da 4 a 8, 9 con il candidato presidente.
Lega che, a livello regionale con il 19,4% alza la competizione all'interno della coalizione di centro destra schiacciando all'8,4 per cento Forza Italia diventando il partito dominante della coalizione con una caratterizzazione politica forte su alcuni temi come quello della sicurezza e dell'immigrazione.

Lega che incanala la protesta e porta via lo scettro al Movimento 5stelle che pur aumentando i seggi non "bissa" il risultato del 2013.

Ma se in queste elezioni un po' tutti i partiti si sono ritrovati senza le "masse" a risaltare è ancora la performance della coalizione capeggiata dal Pd scesa sotto la soglia psicologica del 50%.
E' lì che si accentra l'attenzione.
Governerà con un premio elettorale che gli attribuisce, con gli alleati, 32 seggi pari però a 597.185 voti oltre 300mila in meno di quelli che ottenne la coalizione che portò all'elezione Vasco Errani nel 2010 quando già si registrò un consistente calo di voti rispetto al 2005.

Ma le elezioni 2014 segnano anche un cambio di pelle per il Pd, i "dem" infatti, sono appena entrati in una fase nuova con l'uscita di scena dei vecchi protagonisti del partito e forse questo ha inciso sull'alta cifra del non voto.
C'è poi l'istituzione regionale che deve rifarsi un'immagine.
Si è arrivati alle urne dopo diversi sconquassi giudiziari sulle "spese pazze" dei consiglieri uscenti e, quanto al tema dei tagli alle spese della politica, resta grosso interrogativo sugli eccessi nelle Regioni.
In tempi di spending review e soprattutto in tempi in cui ai cittadini viene chiesto di tirare la cinghia o di rinunciare a servizi che hanno sempre avuto, ebbene, le Regioni non sono state certamente tra le istituzioni tanto attraenti da incassare il così trendy "Mi piace".

Antonella Lenti
LIBERTA' 25/11/2014


pubblicazione: 25/11/2014

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 :.  TRACCE



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