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Servizi per disabili non pagati, lite familiari-Comune

Palazzo Mercanti chiede gli arretrati dal '94 al 2000.

Tre ricorsi in Tribunale contro il Comune e il pagamento richiesto dall'ente di corrispettivi per servizi prestati a favore di disabili, specie nel campo della riabilitazione.

Li hanno presentati in questi giorni i genitori di figli portatori di handicap come ultimo atto di un contenzioso legale che si trascina da anni.

Tutto ha origine da una convenzione siglata nel '94 tra vari soggetti tra cui principalmente il Comune, l'Assofa e la cooperativa "Il Germoglio", e con per oggetto l'erogazione di prestazioni e servizi assistenziali connessi alla frequentazione da parte di persone disabili del centro semiresidenziale Assofa, specializzato in questo settore.

Erano servizi per i quali si prevedeva un costo a tariffa sulla base di una direttiva della Regione Emilia-Romagna, ma sui pagamenti si è subito aperto un contenzioso con alcune delle famiglie interessate (una dozzina delle quaranta circa complessive).
Un primo ricorso al Tar di Bologna è giunto a sentenza nel '97 e ha stabilito la piena legittimità delle tariffe richieste dal Comune.
Un altro ricorso, stavolta al Tar di Parma, contro i provvedimenti di palazzo Mercanti istitutivi delle tariffe è stato dichiarato improcedibile dai giudici nel 2004 per rinuncia dei ricorrenti che dichiaravano venuto meno il loro interesse alla causa.

A quel punto, dal momento che per circa sei anni il gruppo di contestatori aveva omesso di pagare i corrispettivi, l'amministrazione comunale, alla luce della definitività delle sentenze, dava mandato ai suoi uffici di attivare le procedure per recuperare le somme arretrate dovute dagli utenti dei servizi assistenziali.
Questo nel rispetto del principio di responsabilità contabile in capo all'ente e in omaggio a un criterio di par condicio rispetto a quegli utenti che avevano invece regolarmente pagato la tariffa senza sollevare alcun contenzioso.

Il Comune risulta peraltro essersi mosso con prudenza cercando, ove possibile, di favorire forme di rateizzazione e di rivalutazione degli importi che contenessero al massimo gli importi da richiedere.

Tre familiari di disabili (in qualità di amministratori di sostegno dei figli) continuano tuttavia a giudicare non dovute quelle somme, di qui gli ultimi ricorsi, stavolta al Tribunale, che ciascuno di loro ha presentato contro la richiesta di pagamento arretrato arrivata dal Comune: si tratta di quasi 27mila euro in totale (così suddivisi tra le tre utenze: 9.880, 12.042, 4.494 euro).
Sulla vicenda da ricordare anche un'interrogazione del consigliere comunale Antonio Levoni (gruppo misto) che ha chiesto «un intervento diretto dell'amministrazione comunale che «potrebbe definitivamente risolvere» un problema che «sta causando non poche preoccupazioni» a famiglie con disabili a carico.
gu.ro.


pubblicazione: 31/12/2006

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