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Reggi: un dovere approvare il nuovo palazzo uffici

Il sindaco difende il suo operato («Abbiamo rispettato un impegno di tre giunte»)

«È un problema del consiglio e delle forze politiche, io la mia parte l'ho fatta: ho ottemperato all'impegno con gli elettori, avevo promesso il palazzo degli uffici e l'ho fatto, la giunta quel progetto l'ha votato all'unanimità».

Così ieri il sindaco Roberto Reggi ha rotto il silenzio osservato in questi giorni su quello che per la maggioranza è diventato un vero e proprio casus belli, tale da mettere a repentaglio la compattezza della coalizione in prospettiva elettorale.

Lo ha fatto sottolineando la sua volontà di tenersi fuori dalla mischia:
«È un problema politico della coalizione, io non c'entro niente, il sindaco fa quello che può, poi c'è una coalizione, con le proprie responsabilità».

Messaggio chiaro, dunque: dopo il passaggio a vuoto l'altro ieri in commissione, dove il parere su palazzo uffici non è stato possibile darlo per il venir meno del numero legale determinato dall'uscita dall'aula di Verdi e Rifondazione (Prc) in polemica con il progetto tout court (i primi) e con la bocciatura della loro richiesta di rinvio del voto a dopo il dispiegamento del percorso partecipativo avviato in città (la seconda) - bocciatura operata dal resto del centrosinistra presente (Ds, Margherita e Piacentini Uniti) -, il sindaco fa sapere che a sbrogliare la matassa devono essere le forze politiche.
A loro tocca decidere il destino di un progetto, l'unificazione delle sedi municipali nell'area ex Unicem, che era tra i principali del mandato amministrativo e che ora, sulla carta, è atteso all'approdo in consiglio comunale, dove, così restando gli equilibri, difficilmente avrebbe i numeri per essere approvato.

Questa la linea di un Reggi che non rinuncia però a rivelare i segnali di tutto la sua amarezza per la piega presa dalla vicenda: «
Ognuno ha la responsabilità verso gli elettori, il palazzo degli uffici era al primo punto del programma di mandato ed era firmato da tutti gli alleati, la gente capisce molto meglio le cose di quanto pensiamo noi, ha capito che qui c'era un impegno, e che sicuramente il sindaco l'ha rispettato, poi la democrazia è bella perché si può cambiare idea, ma uno deve anche spiegarne i motivi e rispondere delle proprie scelte.
Per la giunta la pratica è chiusa, il palazzo uffici nell'Unicem è approvato, così come il Piano cave e il Psc (il piano strutturale comunale che deve riformare in chiave ambientalista il Prg, ndr), tutte questioni che sono lì, poi la politica deciderà se mandarle avanti, decideranno i capigruppo se e come farle arrivare in consiglio comunale dove io sono uno dei 41 consiglieri con diritto di voto».

Il sindaco di iniziative particolari non intende prenderne, ha precisato Reggi, «sono tranquillo e sereno, sicuramente se approderà in consiglio (a questo punto comunque non prima di gennaio) voterò a favore del palazzo uffici che è stato a suo tempo promesso e ora proposto con un bel progetto localizzato nel punto individuato dal Prg come nuovo baricentro demografico della città, una scelta confermata da due giunte prima della mia (quelle di Giacomo Vaciago e di Gianguido Guidotti, ndr)».

Il sindaco si è guardato dall'entrare in polemica diretta con Rifondazione e con gli altri dissidenti della maggioranza.
Si è limitato ad esprimere «molto stupore» per quelli che considera improvvisi dietrofront su un progetto sin qui condiviso (almeno in larga parte).
Un pretesto, come pensano in tanti, utilizzato per regolare i conti all'interno dell'Unione in prospettiva elettorale?
«Sembra anche a me, ma non mi preoccupo più di tanto, ho la coscienza tranquilla e a quanti mi chiedono spiegazioni dico di rivolgersi a chi cambia idea».

A parlare esplicitamente di «strumentalizzazioni finalizzate a una precisa azione politica» è il capogruppo della Margherita Giorgio Cisini.
Il riferimento è alla serata di dibattito su palazzo uffici organizzata la settimana scorsa allo spazio Rosso Tiziano e a cui sono intervenuti molti degli ambientalisti riunitisi in questi giorni in un Forum in chiave elettorale fortemente critico verso l'operato della giunta:
«Sin qui sul progetto sono usciti pubblicamente tutti punti di vista di un unico gruppo politico che si sta costituendo e si riconosce nel "no" al palazzo; ma non è la voce della città. Oltretutto non era un'assemblea spontanea, ma preparata ad arte, dove io ero l'unico, o quasi, esponente della maggioranza».
Cisini viene comunque incontro a Rifondazione annotando che il percorso amministrativo della pratica «deve ora avanzare secondo l'iter di partecipazione avviato anche perché i contenuti vanno esposti in modo chiaro alla città, solo dopo approderà nelle sedi istituzionali», cioè il consiglio comunale.

Fa esercizio di prudenza il capogruppo dei Piacentini Uniti, Marco Marippi: «Le diplomazie stanno lavorando, mi auguro che si possa trovare un accordo, questo non può essere un tema su cui fare cadere la maggioranza».
(Libertà del 16 dicembre 2006)




Carlo Berra (capogruppo Ds): grave lo strappo del Prc, ma il sindaco
adesso non può sottrarsi alla verifica politica.


Un chiarimento politico, non di merito.
Lo ritiene necessario il capogruppo Ds Carlo Berra per il quale «la posizione e gli atti del Prc richiedono una riflessione approfondita sulla tenuta della coalizione, della maggioranza e sul rapporto con il sindaco».
Berra, all'indomani dello strappo sul palazzo degli uffici di Rifondazione che uscendo dalle commissione ha contribuito, insieme al verde Emanuele Pasquali, a far venir meno il numero legale e quindi il parere, chiede «un chiarimento politico e non sul merito».
La posizione del segretario del Prc Roberto Montanari, secondo cui il partito contesta il percorso di un provvedimento amministrativo e non il sindaco, «non mi convince e non la condivido affatto», dice Berra che allarga il discorso e coinvolge Roberto Reggi:
«Anche il sindaco è chiamato a una riflessione su quanto è successo perché dopo i distinguo dell'Italia dei Valori, dello Sdi, di Lorenzo Boscarelli (portavoce dei Piacentini Uniti, ndr), se ci si mettono anche Verdi e Prc cosa rimane? L'Ulivo che spegne il cerino?».


pubblicazione: 16/12/2006

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