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Reggi a D'Amo: un patto sulle aree militari

«No apparentamenti, non si tocca un programma premiato dal voto»

Squadra che vince non si cambia per cui niente apparentamenti, porte aperte invece ad accordi di altra natura che portino a «larghe intese» e ad allargare la coalizione «a partire dalle forze che si richiamano al centrosinistra».

Questo ha detto ieri, nella sostanza, Roberto Reggi dopo l'incontro con Gianni D'Amo, l'ex candidato-sindaco di Cittàcomune e Alleanza per Piacenza, lo schieramento dei cosiddetti "dissidenti" della maggioranza consiliare uscente che con il 3% dei voti conquistato alle urne (in termini di seggi si traduce in un posto in aula che spetta di diritto a D'Amo), è in grado di fornire al portacolori dell'Unione, Reggi appunto, l'apporto decisivo per centrare quel 50,1% sfiorato domenica scorsa e che gli servirà per vincere al ballottaggio del 10 giugno contro Dario Squeri (centrodestra).

D'Amo e i suoi hanno chiesto all'Unione l'apparentamento, ossia quell'alleanza "solenne" prevista dalla legge elettorale che si può stringere tra i candidati a sindaco che vanno al secondo turno e quelli che invece ne sono rimasti esclusi: chi si apparenta entra a pieno titolo nella coalizione dell'altro beneficiando, in caso di vittoria, del premio di maggioranza (24 seggi su 40).

Ma di apparentamenti il centrosinistra ha valutato opportuno non farne perché, ha spiegato Reggi ieri in conferenza stampa, «pensiamo che non debba essere modificato il programma che così tanto consenso ha avuto, il progetto politico è stato talmente premiato dai cittadini che non riteniamo vada modificato, devo tutelare gli elettori che hanno scelto questo assetto e questa alleanza».

Il sindaco ha sintetizzato col più classico dei motti sportivi: «Squadra che vince non si cambia».

Una risposta che, negli stessi termini, è stata data a tutti i candidati-sindaco del primo turno che hanno chiesto a Reggi l'apparentamento: non solo D'Amo, ha riferito il sindaco, ma anche Cristiano Conti (0,47%), il candidato-sindaco della Dc, con il quale, ha spiegato, pure si sta ragionando di un accordo di altra natura su basi programmatiche con la prospettiva di condurre presto in porto la trattativa.

Quella con D'Amo pare invece prospettarsi un po' più ostica a giudicare dalle reazioni a caldo.

All'ex candidato sindaco Reggi ha proposto un patto sulle aree militari, uno dei punti su cui la sensibilità dei "dissidenti" è più forte, patto che si concretizzerà, se accolto, nella presidenza di una commissione consiliare da istituire ad hoc, che vigili sul progetto di trasformazione delle aree del demanio statale che si libereranno.

«Con D'Amo abbiamo verificato una complessiva convergenza programmatica anche perché il nostro programma per un lungo tratto l'abbiamo scritto assieme e poi fino in ultimo con i Verdi che sono nella sua alleanza. L'unico punto di dissidio sono le aree militari e in proposito ho preso un impegno che serve anche a tranquillizzare tutti colori che si sono fatti influenzare dalle maldicenze della campagna elettorale, secondo cui ci sarebbe un accordo tra me e le coop».

Così Reggi, che è quindi entrato nel merito annotando di avere «sempre detto che la questione della dismissione delle aree della Difesa verrà gestita dal Comune e in particolare dal consiglio comunale»: l'Unione ha in conto un concorso internazionale per individuare un urbanista di fama, ma tutta la procedura sarà «presidiata e monitorata dall'ente locale».

Accadrebbe già oggi, ha annotato il sindaco ricordando i motivi della sua contrarietà a firmare il documento del "Forum sul futuro di Piacenza" e soprattutto a consegnarlo a un notaio («Soluzioni ibride e di dubbia democraticità»): «Con D'Amo ho concordato, a ulteriore rafforzamento del monitoraggio pubblico dell'operazione, di delegare il consiglio comunale a controllare tutto il percorso, dal bando alla progettazione e alla fase esecutiva, istituendo una commissione consiliare speciale di cui proporrò che sia D'Amo il presidente».

«Io sarò uno dei 41 consiglieri comunali, quindi peserò per un quarantunesimo nel processo decisionale, questo per tranquillizzare», ha insistito Reggi in polemico riferimento alle tesi sostenute da Squeri, «chi è stato condizionato da una campagna elettorale diffamatoria che, credetemi, è stata ed è tuttora difficile da sopportare».
Il sindaco conta così di poter «mettere la parola fine sulla questione aree militari e poi «credo che sia la garanzia per valorizzare il consiglio comunale e gli organi di partecipazione che giustamente D'Amo sottolinea come obiettivi».

Fiducioso, si è detto Reggi, che la proposta possa venire accolta:
«D'Amo si è riservato di confrontarsi con i suoi, ma ritengo che con lui e la sua coalizione potrà esserci un prosieguo di campagna elettorale comune e insieme anche a Conti per arrivare a vincere queste elezioni come centrosinistra allargato».

Non determinanti nel ragionamento con D'Amo, ha fatto presente il sindaco, gli effetti che con un apparentamento si avrebbero - sempre in caso di vittoria al ballottaggio - sulla composizione del consiglio comunale, cioè un seggio in meno all'Ulivo e uno in più al centrodestra (mentre ai "dissidenti" resterebbe l'unico posto che comunque spetta loro). Né si è discusso di assetti di giunta, ha assicurato Reggi (spegnendo indirettamente le indiscrezioni che parlano di un assessorato alla cultura che potrebbe aprirsi per D'Amo).

Spazio infine per un giudizio sugli altri candidati-sindaco, a partire da Rosarita Mannina che di lì a poco avrebbe annunciato il suo apparentamento con Squeri e che anche il centrosinistra ha cercato di portare a sé: «Ho avuto con lei contatti fin dall'inizio», ha rivelato il sindaco, «perché resto convinto che questa città vada governata riducendo al minimo i conflitti e la contrapposizione tra schieramenti, poi lei ha fatto la scelta di correre in solitaria».
L'ipotesi di un suo apparentamento con Squeri non stupisce Reggi poiché «è una liberale, con una storia di centrodestra, anche se credo che farebbe fatica... ».
«Le va comunque riconosciuto di essere stata un interlocutore serio della campagna elettorale, anche gli altri, non posso però dire le stesso di Squeri e di Maurizio Sesenna».
Gustavo Roccella




"Dissidenti" perplessi, ma la mano resta tesa.
Oggi confronto sull'offerta di Reggi.
E il verde Forlini respinge le lusinghe di Squeri

(guro) Si riserva di vedere i suoi, di confrontarsi con la sua coalizione Gianni D'Amo, lo farà quest'oggi, no comment perciò ieri al termine dell'incontro con Roberto Reggi.
«Sono solo un po' preoccupato per un clima un po' generale che c'è nel centrosinistra, spero comunque che vada bene», si è limitato ad annotare ribadendo quanto già ieri era emerso e cioè che «secondo me è meglio apparentarsi».
«Comunque vediamo», ha concluso lasciando aperto un negoziato con l'Unione che pare presentarsi ancora in salita.
Impressione che viene confermata sentendo l'opinione a caldo di Stefano Pareti, capolista di Alleanza per Piacenza:
«Credo che tra quello che Reggi ha dichiarato e la nostra proposta ci sia un divario, vedremo come rispondere. Noi avevamo proposto un apparentamento, vuol dire che abbiamo strategie diverse, vedremo».
La proposta di una commissione sulle aree militari Pareti la giudica «non risolutiva rispetto al problema che abbiamo posto noi, è suggestiva, ma non dà risposta alle nostre istanze».
«Certo», riconosce, «siamo un gruppo composito e tra di noi possono esserci orientamenti differenti».
In effetti accenti di maggiore apertura paiono cogliersi ad esempio in Stefano Forlini, portavoce dei Verdi, che hanno aderito ad Alleanza per Piacenza.
«Il fatto che il sindaco non abbia accettato di fare l'apparentamento è un dato importante, dopodiché la sua proposta andremo ad analizzarla e vedremo se può venirne fuori una cosa positiva, vedremo, a caldo non so dire né sì né no. L'apparentamento per noi era in termini di ricatti o di poltrone, ma per verificare se i nostri valori possono essere interessanti per il centrosinistra come valore aggiunto».
Un'idea precisa Forlini se l'è invece fatta rispetto alle lusinghe che arrivano dal candidato del centrodestra Dario Squeri.
«Non ci interessano, noi siamo una coalizione di sinistra e poi Squeri lo abbiamo conosciuto nei nove anni in cui era presidente della Provincia, lo avevamo sostenuto, ma ci ricordiamo tante belle parole e poi non si è mai realizzato niente delle nostre richieste, per cui lo ringraziamo dell'interessamento verso gli ambientalisti, ma è scontato rispondergli con un secco no».


pubblicazione: 01/06/2007
aggiornamento: 02/06/2007

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