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sabato
31
ottobre
2020
Sant' Alfonso Rodriguez



Rassegnatevi: più farete bene, più l’invidia vi colpirà.

di Francesco Alberoni

Tutti gli esseri umani vogliono veder riconosciuta la loro unicità, la loro dignità, il loro valore.
Ma vogliono sempre anche sentirsi superiori agli altri.
E se questo desiderio viene realizzato non si spegne, anzi, più viene soddisfatto più cresce.

Arricchite una persona e vorrà essere più ricca, datele una carica e ne vorrà una più elevata.

Questo processo avviene perché noi possiamo valutarci solo confrontandoci con gli altri, e in particolare con coloro con cui siamo in rapporto.
Ciascuno vive in un ambiente sociale con persone del suo stesso livello e si confronta con loro.
Il contadino che campa poveramente coltivando il suo campo non si identifica e non si confronta con i ricchi che vivono in lussuosi palazzi.
Si confronta solo con i vicini che hanno un terreno un po’ più grande del suo.
Ma se improvvisamente diventa ricco, se va a vivere fra i ricchi, è loro che prende a modello e può sentirsi inferiore e snobbato.

Che cosa avviene allora quando una persona che vive nel suo ambiente, fra i suoi pari, vede che uno di loro, magari un collega o addirittura un amico, a un certo punto ha successo, balza a un livello superiore, guadagna miliardi, viene ammirato, elogiato, applaudito?
Poiché si è sempre confrontato con lui si sente diminuito, inferiore.
Qualcuno può cercare di spiegargli che, in realtà, non ha perso niente, che è rimasto esattamente quello di prima.
Ma è falso perché noi ci valutiamo comparativamente e lui, dopo il successo del conoscente, è sceso nella gerarchia sociale.
Non solo, a ogni successo dell’altro scende ancora di più.
Allora, non potendo salire al suo livello vuole trascinarlo verso in basso: cerca di dimostrare che è un incapace, che non merita.
E, nei limiti in cui gli è possibile, fa di tutto per rendergli difficile la strada, di danneggiarlo.
È questa l’invidia. Tutti coloro che salgono in alto sono perciò oggetto d’invidia.

Il ministro, l’amministratore delegato, lo scrittore di successo, il grande attore, lo studente più bravo, la donna più bella, proprio perché sono ammirati da tanta gente, suscitano delle invidie feroci.

A loro dico di non farsi delle illusioni: verranno ostacolati.
E aggiungerei per tutti:
«Ricordatevi che ogni volta che realizzate qualcosa molto bene e venite elogiati o premiati, vi fate dei nuovi nemici.
Osservando gli occhi di coloro che vi circondano, ne troverete sempre alcuni freddi o sfuggenti: sono gli occhi dell’invidia, gli occhi delle persone che d’ora in avanti dovrete temere».

Ma, per fortuna, nel mondo non c’è solo l’invidia.
C’è anche il suo opposto, l’ammirazione.
Migliaia, milioni di persone ammirano i loro artisti, i loro cantanti, i loro capi carismatici.
Anche noi siamo felici quando la persona di cui siamo innamorati oppure nostro figlio ha successo. Nell’ammirazione noi ci identifichiamo con l’altro, ci fondiamo con lui, e più lui cresce più ne siamo arricchiti.
Ci sentiamo entrambi pervasi da una energia che ci unisce e ci trasporta verso l’alto, verso la gioia, la perfezione.
Questa energia i greci la chiamavano eros, amore, un movimento che va dall’inferiore, l’amante, verso il superiore, l’amato.
Come il vuoto si muove verso il pieno, l’ignoranza verso il sapere, l’umano verso il divino.
Francesco Alberoni, Corriere della Sera del 9/5/2005


pubblicazione: 09/05/2005
aggiornamento: 15/05/2005

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L'invidia

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