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Ramonda : Le tariffe per i cittadini verranno calmierate.

Intervista Guido Ramonda, neo-presidente di Tesa Spa :

COME CAMBIA LA SITUAZIONE ?
«Indubbiamente l'entrata in funzione dell'impianto risolve in buona parte il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani della provincia.
Darà garanzie alla comunità piacentina di un corretto trattamento dei rifiuti prodotti, non altrimenti utilizzabili, con un miglioramento ambientale che credo possa essere difficilmente contraddetto se si valutano con oggettività i costi ambientali di decenni di trasporto a distanza di centinaia di chilometri e la corrispondente occupazione di territorio in casa d'altri».

LEI HA PARLATO DELLA NECESSITA' DI UNA DISCARICA DI SERVIZIO PER L'IMPIANTO.
«Sì, personalmente non ho mai sostenuto che il termoutilizzatore sarebbe stata la soluzione unica necessaria per la provincia.
Confermo che è necessaria una discarica a servizio dell'impianto e ciò è stato evidenziato anche da tutto il lavoro preliminare effettuato dall'Amministrazione provinciale in preparazione del nuovo Piano Provinciale Rifiuti.
La discarica di servizio è necessaria per garantire la possibilità di smaltire quelle modeste quantità di rifiuti che non potranno essere smaltite dall'impianto o a causa del suo non sufficiente dimensionamento o a causa delle necessarie fermate per manutenzione.
Tale discarica potrà essere utilizzata anche per accogliere le scorie residue dall'attività di combustione dei rifiuti all'interno dell'impianto».

LA TARIFFA RIFIUTI E' DESTINATA A CAMBIARE NEL PIACENTINO IN ALTO O IN BASSO ?
«Certamente la tariffa rifiuti verrà calmierata dall'entrata in funzione dell'impianto perché comunque il costo di smaltimento nell'impianto sarà inferiore a quanto pagato attualmente presso le discariche che accoglievano i nostri rifiuti.
Quale sarà l'effetto dell'entrata in funzione dell'impianto verrà rilevato alla fine del 2003 quando, un periodo sufficientemente lungo di funzionamento ci dirà con esattezza i costi certi e definitivi.

Avremo comunque la garanzia di avere un costo duraturo dopo un lungo periodo in cui annualmente eravamo soggetti alle volontà incontrollabili di un “mercato” particolare quale è quello dello smaltimento dei rifiuti».

LA RACCOLTA DIFFERENZIATA, la riduzione dei rifiuti alla fonte basteranno a contenere una produzione in crescita?
«Ribadisco che non ci sarà nessuna diminuzione della volontà e dell'impegno di Tesa nello sviluppare ulteriormente le raccolte differenziate che sicuramente non saranno in concorrenza con l'impianto di termovalorizzazione.
In effetti la produzione dei rifiuti è ancora tendenzialmente in crescita e Tesa è impegnata a far sì che l'aumento della raccolta differenziata sia sicuramente in grado di bilanciare e neutralizzare questa crescita».

Quali OBIETTIVI vi date per i prossimi anni?
«Gli obiettivi attuali di Tesa sono indirizzati a migliorare la “qualità” dei rifiuti mandati a recupero e a questo scopo Tesa sta ulteriormente sviluppando i suoi impianti con investimenti, in parte finanziati dalla Regione, al fine di garantire che il materiale raccolto in modo differenziato venga effettivamente avviato al recupero.
Per quanto riguarda i servizi svolti, l'azienda intende porsi a disposizione dei Comuni e dell'Agenzia d'ambito di fresca costituzione per migliorare insieme a loro i servizi e per dare attuazione al nuovo Piano Provinciale dei rifiuti».

E' PENSABILE CHE PIACENZA POSSA ARRIVARE A SMALTIRE IN INCENERITORE RIFIUTI DI ALTRE PROVINCE,qualora entrassero nell'assetto azionario di Tesa municipalizzate a noi vicine?
«Ritengo che per il momento il problema non si pone perché, come già detto, l'impianto non è sufficiente sia pure per poco per garantire lo smaltimento della totalità dei rifiuti prodotti dalla nostra provincia».

Ci sono prospettive per il TELERISCALDAMENTO?
«L'impianto da solo non è sufficiente a sostenere un sistema di teleriscaldamento che deve essere coordinato con una fonte di calore diversa e alternativa per garantire quantità sufficienti e continuità di produzione del calore.
Penso che Tecnoborgo sarà senz'altro disponibile a ragionare con altri soggetti qualora in futuro dovesse esserci questa ulteriore e diversa fonte di produzione.
Per esempio a seguito della costruzione della nuova Centrale termoelettrica di Eurogen sostitutiva dell'attuale Centrale Levante».
Patrizia Soffientini


LA STORIA.
Chi ha seguito nell'ultimo decennio la vita amministrativa piacentina sa bene come l'inceneritore sia stato, per molto tempo, il “fantasma” più evocato nelle discussioni pubbliche, l'unica via d'uscita per “tagliare” le gambe all'emergenza-rifiuti in cui ci Piacenza si è sempre dibattuta.
La storia, in concreto, inizia nel '95, quando si pongono le basi, nel piano provinciale-rifiuti, per la realizzazione dell'impianto, su tre premesse: riduzione di rifiuti alla fonte, sviluppo della raccolta differenziata, recupero energetico del trattamento di rifiuti non riciclabili.
Un circolo “virtuoso” da integrare con l'inceneritore.
E già nel '96 si costruisce la società mista Tecnoborgo Spa per realizzare e gestire l'impianto (sindacoGiacomo Vaciago, Dario Squeri presidente della Provincia).
I due partner in Tecnoborgo saranno la municipalizzata Tesa (51%) e Onyx Italia Spa (49%) del “colosso” francese Vivendi.
In seguito, per realizzare il “forno” capace di bruciare 105mila tonnellate di rifiuti all'anno, viene stipulato un contratto di finanziamento con Dexia Crediop e individuato un pool di sei banche finanziatrici (Banca di Piacenza, Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, Banca Popolare di Verona, Banca Regionale Europea, Credit Agricol Indosuez e HypoVereinsbank).
La spesa ammonta a 61,5 milioni di euro, il piano di rimborso del debito è spalmato su 14 anni.
Questa formula - prima in Italia - permette un immediato contenimento dell'apporto di capitale delle Amministrazioni, Tecnoborgo ha però dovuto coprire la spese preliminari conferendo un capitale di 10,3 milioni di euro.
Certo, non sono mancate azioni legali e ricorsi da parte degli ambientalisti e di abitanti del Capitolo per frenare l'impianto, senza successo.
Oggi il “camino” fuma, e consente, bruciando rifiuti, di produrre energia elettrica che viene venduta al Gestore di rete.
L'impianto è già a regime, organizzato su due linee di smaltimento, ma resta intatta la sfida di un contenimento della produzione d'immondizia.
«L'obiettivo raggiunto è importantissimo - commenta l'assessore provinciale Adriana Bertoni - ci dà sollievo dalla dipendenza e dall'affanno di cercare luoghi di smaltimento fuori provincia. Ora siamo quasi autosufficienti, ma non possiamo fermarci, inizia un grande impegno di tutti i Comuni per contenere la produzione di rifiuti ed aumentare la raccolta differenziata». L'obiettivo è di portarla nel 2005 al 50 per cento.
E la ventilata terza linea dell'inceneritore, che ne accrescerebbe le potenzialità?
«In nessun documento non c'è neppure la vaga idea di una terza linea, né i dati di produzione di rifiuti la giustificherebbero»
.
patrizia.soffientini@liberta.it




pubblicazione: 07/12/2002
aggiornamento: 19/03/2005

Guido Ramonda 5398
Guido Ramonda

Categoria
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