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Querelle "Palazzo Ex Enel"

L'intervento del consigliere Giacomo Vaciago

Riportiamo l'intervento del consigliere Prof. Giacomo Vaciago, come riportato dalla registrazione ufficiale della seduta di Consiglio Comunale del Comune di Piacenza del giorno 16 luglio 2010.
Alcuni passaggi dell'intervento (peraltro distribuito in copia durante la seduta del consiglio e distribuito alla stampa presente) risultano assai delicati.

L'intervento del Consigliere Comunale Vaciago viene qui riportato per pura cronaca di quanto accaduto.


CONSIGLIERE VACIAGO (GRUPPO MISTO)
Grazie, signor Presidente.
Come ho dichiarato al Consiglio comunale del 7 giugno scorso, ancora imparo da ciò che i cittadini mi dicono e mi scrivono e ne tengo conto, sempre che non siano lettere anonime.
Vediamo allora cosa ho imparato dopo il Consiglio comunale del 1° febbraio di quest’anno.

Ho inviato a varie persone il verbale di quel Consiglio comunale, che aveva all’ordine del giorno una mia mozione al Sindaco, molto critica, su pratiche urbanistiche che questo Consiglio ha approvato, io penso perché non informato del fatto che fossero illegali.

Il Sindaco ha delegato a rispondermi l’assessore da me criticato e si deve quindi ritenere che ne abbia condiviso l’intervento e le relative 10 pagine.
Farò quindi riferimento a quanto il Sindaco ha allora, direttamente o tramite il suo delegato, dichiarato a questo Consiglio, ma soprattutto a quanto altri piacentini mi hanno segnalato.

Mi concentrerò su quattro aspetti: l’aumento di valore del palazzo ex Enel, le riserve della Provincia di Piacenza su questa e altre pratiche, l’illegalità che questo Consiglio comunale commetterebbe se approvasse questa pratica, e, infine, la verità ancora da scoprire sul concorso del nuovo Palazzo Uffici.

È ovvio che tutto questo dibattito che stiamo facendo ha senso soprattutto se crediamo che la priorità del paese e quindi di Piacenza, sia quella di tornare a crescere e che a tal fine sia essenziale ripristinare in questo paese, in questa città, la sovranità della legge.

L’illegalità diffusa è la nostra vera emergenza, come ha scritto sul “Sole 24 ore” un bell’editoriale del professor Tabellini, domenica 4 luglio, festa di Sant’Antonino.
Ho mandato al professor Tabellini, attuale rettore dell’Università Bocconi, il verbale del Consiglio comunale del 1° febbraio scorso, anche perché è lì che avevo sostenuto, come faccio da anni, esattamente la sua stessa tesi.
Passando al merito della questione, il primo aspetto riguarda l’indizio iniziale che mi indusse a occuparmi di questa pratica.

Davvero è normale che un edificio a destinazione pubblica, sede amministrativa, aumenti di valore da 5,4 a 9,4 milioni di euro, nei quattro mesi e mezzo che vanno dal 7 febbraio al 28 giugno 2007?
Ho chiesto a tre notai, uno di Piacenza e due di Milano, quante volte fosse loro successo negli ultimi 30 anni che un immobile con destinazione pubblica immutata fosse aumentato tanto di valore in così poco tempo.
E la risposta unanime e credo facilmente controllabile da chiunque, è stata: mai.
Fino a prova contraria, possiamo dunque concludere che un problema a Piacenza c’è.
E’ possibile che Piacenza si confermi Primogenita oggi nel malaffare?


Il secondo fatto da considerare riguarda le osservazioni della Provincia, di cui all’odierno ordine del giorno, che confermano – guarda caso – quanto sostenuto nella mia mozione (vedi verbale del Consiglio comunale del 1° febbraio scorso).
Allora la Provincia era ancora di centro-sinistra.
Gli uffici del Comune hanno provato a resistere a quanto osservato dalla Provincia, trasmettendo loro due successivi documenti, in data 16 marzo e 5 maggio 2010, che tuttavia non hanno convinto né gli uffici, né la giunta della Provincia, per una ragione molto semplice che può essere verificata non solo leggendo e rileggendo la legge, ma anche guardando all’altrui.
Sarà ben difficile riuscire a convincere qualcuno che il piano regolatore di Piacenza, unico al mondo, non è tenuto a rispettare una legge di ovvio buon senso.
Mi spiego meglio.
Scusate, sono un po’ scolastico; siccome si è detto che qui non sappiamo cos’ è un PRG, proviamo a ricordarlo.
“Con la redazione di un PRG si stabiliscono alcune grandezze di progetto che definiscono le aspettative e le strategie dell’Amministrazione comunale”. Per inciso: quello che qualcuno sta violentando ha la mia firma.
“Queste aspettative e strategie di sviluppo della città trovano un limite, da un lato, nella situazione esistente, e, dall’altro, nelle effettive e concrete possibilità di una amministrazione di modificare la situazione esistente, garantendo lo sviluppo e la realizzazione dei necessari servizi”. Questo è il fine del PRG.
La legge urbanistica di riferimento, infatti, impone di far corrispondere alle previsioni di incremento della popolazione, da cui l’espressione “capacità insediativa”, un’adeguata previsione di servizi pubblici, generali e di quartiere.
Da ciò dipende che nel PRG sia necessario calcolare la capacità insediativa, vedi art. 13 della Legge 47/78, come modificata dall’art. 9 della Legge, sempre regionale, 23/80, ai fini del dimensionamento residenziale del piano regolatore e del conseguente dimensionamento dei servizi.
Poiché i PRG devono dimensionare le proprie previsioni residenziali e di conseguenza le proprie previsioni di servizi in base alle indicazioni della legge urbanistica, nessun comune può approvare un suo strumento urbanistico, né mai lo ha fatto, il cui dimensionamento residenziale resti una quantità indefinita, legata a previsioni non quantificate in precedenza.
Per le sole zone di trasformazione all’interno del centro storico, il nostro PRG ha infatti fornito una previsione del dimensionamento residenziale e quindi il calcolo della capacità insediativa teorica, da aggiungere a quella delle zone di espansione.
Ciò premesso, il Comune ha la possibilità di modificare il suo strumento urbanistico solo con varianti di piccola entità, fino a realizzare un aumento del 3% della nuova capacità insediativa.

Questa è la poca flessibilità consentita per un PRG come il nostro, molto datato.

L’informazione del Comune di Piacenza, che ha trasmesso alla Provincia, che sostiene che per ogni edificio esistente in centro storico, anche per quelli destinati a servizi, è già stata calcolata dal PRG la relativa capacità insediativa, è ovviamente falsa.
Quale urbanista potrebbe presentare un piano che prevede una dotazione di servizi adeguato a una popolazione, che potrebbe, grazie a varianti come questa, risiedere proprio negli edifici che in precedenza erano destinati a servizi?
L’incredibile affermazione inserita nel documento rigettato - devo immaginare - trasmesso alla Provincia, che è quello distribuito al Consiglio comunale del 1° febbraio scorso e cito:
“Il PRG vigente, nella valutazione della capacità insediativa complessiva, ha già tenuto conto dell’edilizia esistente e consolidata a residenziale e non”, “non si configura, di conseguenza, alcun incremento di nuovo capacità insediativa – e qui è la gravità dell’affermazione – induce a pensare che anche altre pratiche urbanistiche di questa amministrazione possano essere o siano state impostate su questi presupposti errati”.
Per la legge regionale, infatti, “la capacità insediativa reale va misurata sia in numero di abitazioni, sia in numero di stanze, e corrisponde effettivamente al numero delle abitazioni e al numero delle stanze idonee esistenti nel territorio comunale.
La nuova capacità insediativa è data dal numero rispettivamente delle abitazioni e delle stanze realizzabili secondo le norme del PRG, considerando sia le abitazioni che le stanze idonee, recuperabili attraverso la ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente, sia le abitazioni che le stanze di nuova edificazione”.
La legge parla sempre e solo di abitazioni e stanze, mai di edilizia esistente consolidata e tantomeno di edilizia residenziale e non.

Per capire meglio tutti questi discorsi teorici, occorre ricordare che il Consiglio comunale è oggi chiamato ad approvare una pratica, piano di recupero in variante con ristrutturazione edilizia di edificio di recente formazione, del tutto simile a quella che questo Consiglio comunale ha approvato in data 5 novembre 2007, relativa a via Venturini.
Se i consiglieri comunali hanno la pazienza di scorrere in parallelo, pagina dopo pagina, o con le slide sulla parete, contrapposte, queste due pratiche, scoprono qualcosa di incredibile; ci si accorge infatti che la legge, pur essendo la stessa, è usata in un caso per applicare una norma che nell’altro è violata. Nella pratica di via Venturini si sottolinea, infatti, con insistenza il rispetto degli indici di utilizzazione fondiaria di 1,3 mq per metro quadro, che è invece di gran lunga superata nella pratica odierna di via Campo della Fiera. Mentre l’obbligo della stessa sagoma, che è ribadito nel caso odierno, è violato alla grande nella pratica di via Venturini.
L’esame comparato delle due pratiche conferma che non si è trattato di ignoranza della normativa, peraltro ricordata nelle osservazioni della Provincia, cui neppure venne controdedotto il 5 novembre 2007.
C’erano osservazioni critiche su questa scelta della Provincia quando dissero che si invitava il Comune di Piacenza a rispettare la normativa di settore.
Manco fu controdedotto.
Dicevo che non si è trattato di ignoranza della normativa, ma di consapevole scelta tra norme, privilegiando di volta in volta quelle più utili al privato che quella volta si intendeva favorire, trascurando di volta in volta le norme che lo impedissero.

I consiglieri comunali che oggi votassero questa approvazione non potranno più invocare la buona fede o l’errore scusabile; sarebbero colpevoli di avere, in modo consapevole, votato qualcosa che ora sanno essere illegale.
È ovvio che possono voler controllare se sia vero quanto da me affermato, ma non potranno più sostenere che non fossero stati qui da me, oggi, in pubblico, avvisati del reato che stanno per fare.

Un’ultima osservazione sempre in tema di integrità morale e di rispetto della legge.
Dal verbale del Consiglio comunale del 1° febbraio scorso risulta che il sindaco o il suo delegato, torna sulla questione del concorso per il nuovo Palazzo Uffici.
Manca solo un chiarimento da parte sua: chi ha indicato al responsabile del provvedimento, cioè l’architetto Giannessi, il nome del commissario Aldo Cibic?
Devo immaginare che sia la stessa persona che ha anche detto al signor Cibic chi avrebbe dovuto essere il vincitore del concorso.
Non spiego altrimenti l’incontro fra il concorrente e il commissario, avvenuto in pubblico e in presenza di testimoni, quando il candidato ha consegnato il suo progetto al commissario, in modo che lo potesse riconoscere alla successiva apertura delle buste.

Io non sono in grado di dire se questa è la prima volta che il malaffare ha caratterizzato un concorso pubblico in questa città, ma sono sicuro che queste cose che i piacentini sanno, non fanno piacere ai piacentini onesti – e sono tanti – che ancora ci sono.
Grazie.


pubblicazione: 16/07/2010

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