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Provincia : vi spiego 2 o 3 cose

Parla Tommaso Foti

Se la vivacità di alcuni esponenti del centrodestra, manifestatasi subito dopo il risultato elettorale del ballottaggio - allorquando tutti sanno erigersi a valenti strateghi, fini politici ed acuti osservatori della realtà esterna - fosse stata ugualmente mostrata in campagna elettorale, sarebbe stato indubbiamente meglio. Mentre oggi si parla di sconfitta inattesa, non più tardi di tre mesi fa mi si chiedeva, da parte di tutti, di candidarmi comunque, al di là della presenza al primo turno della Lega, perché non si riusciva a trovare un nome sul quale le forze politiche del centrodestra potessero unanimemente convergere, con il concreto pericolo di essere sconfitti addirittura al primo turno. Ancora nel mese di aprile sondaggi realizzati da diversi istituti demoscopici assegnavano al centrodestra (Lega compresa) il 45% delle intenzioni di voto dei piacentini e il 55% al centrosinistra. In tali condizioni avrei potuto rifiutare di candidarmi e nessuno avrebbe potuto rinfacciarmi alcunché: non l'ho fatto perché sono convinto che chi fa politica ha il dovere di affrontare la competizione elettorale prescindendo dall'interesse personale. Non a caso avevo definito, pubblicamente e in più occasioni, quella affidatami una "missione impossibile": il che non poteva certo esimermi dal trasmettere un messaggio positivo circa l'esito finale della consultazione elettorale. D'altra parte, neppure nel peggiore manuale di stupidità politica viene consigliato ad un candidato di presentarsi ai suoi elettori dicendosi certo della propria sconfitta... Stupisce che ad oggi nessuno nel centrodestra si sia peritato di analizzare i dati elettorali, gli unici che consentono di formulare considerazioni sensate, lasciando all'ex sindaco Vaciago (cioè ad un avversario politico) il compito di riconoscere l'importanza del risultato ottenuto dal centrodestra a Piacenza. Iniziamo allora con il dire che le forze politiche che mi sostenevano (An, Forza Italia, Udc, Pri-Liberal Sgarbi) hanno ottenuto alle elezioni europee 65.629 voti (pari al 39,85% dei voti). Le stesse forze, alle elezioni provinciali, hanno ottenuto 48.939 voti (pari al 34,87%). Grazie all'apporto di due liste civiche che mi sostenevano (Oltre i partiti con Foti e Fronte dei pensionati) si è ottenuto il risultato complessivo di 59.908 voti (pari al 42,65%). Una prima considerazione balza, quindi, all'occhio: contrariamente a quanto accaduto altrove, a Piacenza il centrodestra ottiene alle elezioni provinciali un risultato (il 42,65% dei voti) superiore di circa tre punti a quello conseguito, nello stesso giorno, alle elezioni europee (39,85%). Il che liquida di per sé il tema del cannibalismo o meno delle liste civiche: pare evidente che il loro apporto è servito a portare valore aggiunto alla coalizione. Non solo, ma quel valore aggiunto è risultato determinante almeno per accendere la speranza di potere giocare al ballottaggio, grazie all'apporto della Lega, la partita con qualche speranza di vittoria (con il 7,43% dei voti conseguiti dalla Lega, infatti, si toccava la soglia del fatidico 50%) . A questi punto - atteso che tanto si è parlato in questi giorni di vincitori a sinistra e di vinti a destra, di risultati roboanti, clamorosi e schiaccianti, di programmi condivisi e di altri bocciati - mi corre l'obbligo di osservare che se si fosse votato con il sistema proporzionale, il centrodestra avrebbe vinto! La ripartizione dei seggi con il sistema proporzionale ci dice, infatti, che il centrodestra avrebbe eletto 13 consiglieri, il centrosinistra 11. Giustamente occorre confrontarsi con il sistema elettorale vigente - il maggioritario - che, da sempre, favorisce l'unità della coalizione. E qui vorrei sommessamente ricordare a tutti di avere sempre dato la mia disponibilità alla candidatura solo a patto che la coalizione che mi sosteneva fosse stata compatta (quindi con la Lega) fin dal primo turno. La condizione, come noto, non si è successivamente realizzata, nonostante le rassicurazioni fornitemi in più occasioni, e alla fine, pur di non assistere nel centrodestra a quello spettacolo poco edificante di litigi che già caratterizzava il centrosinistra, ho accettato comunque di candidarmi. Il ballottaggio è andato come è andato, o meglio come era fatale che andasse. Pensare che gli elettori del centrodestra, divisi per mesi da candidature contrapposte, riuscissero a ritrovarsi compatti in pochi giorni era e rimane un'utopia. Anche se i risultati di Piacenza sono certamente migliori che altrove. Al turno di ballottaggio chi scrive, infatti, ha ottenuto il 48% dei voti. Esattamente la stessa percentuale ottenuta mediamente, nell'aprile del 2001, dai candidati del centrodestra nei collegi uninominali della Camera, con il piccolo particolare che il vento politico a favore del centrodestra era allora all'apice della sua intensità. Nel 2001 il centrodestra vinse nei due collegi di Piacenza solo perché era il centrosinistra ad essere diviso (la Lista Di Pietro e Democrazia Europea, infatti, si presentarono con candidati autonomi): questa volta ad essere diviso era il centrodestra e, alla fine, ha perso. Ben diversa è la situazione di province limitrofe alle nostre: a Milano il centrodestra perde al ballottaggio ben il 13% dei voti ottenuti nei collegi uninomiali nel 2001; identica situazione, anche se meno accentuata, si verifica a Lodi come a Cremona, a Verbania come a Novara. Non che ciò consoli, ma qualcosa vorrà pur dire. Così come qualcosa vorrà pur dire se l'Ulivo nella nostra Provincia non cresce affatto rispetto alle elezioni politiche del 2001, mentre in tutta Italia guadagna 4-5 punti in percentuale. Prima di fasciarsi la testa, quindi, occorrerebbe maggiore prudenza. Così come più serietà occorrerebbe nell'interpretare il pensiero altrui. Con buona pace di quanto sostenuto da improvvisati ventriloqui ho detto e ribadisco che non intendo fare il capo dell'opposizione in Provincia. Che è cosa ben diversa dal farmi dire che mi dimetterò dal Consiglio provinciale o che non farò l'opposizione. Sono banchi, quelli dell'opposizione, sui quali mi sono seduto per la prima volta nel 1980: non ho certo timore di tornare sugli stessi e di fare il mio dovere con quella determinazione che mi è unanimemente riconosciuta.


pubblicazione: 04/07/2004
aggiornamento: 12/07/2004

Tommaso Foti 2992
Tommaso Foti

Categoria
 :.  POLITICA Piacenza
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