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Protesta a Montale: ridateci la via Emilia

Montale, da arteria trafficata a cortile semi-deserto.
Affari dimezzati o quasi.
Clienti che spariscono.
Occupazione a rischio, come paventano le 229 firme inviate dai lavoratori della zona commerciale al sindaco e agli assessori competenti.
Rotonde pericolose.

E se da certe cascine uno vuole andare in paese a prendersi un caffè deve farsi il segno della croce.

Dicono che i residenti siano contenti della nuova tangenziale di Montale, pensata per far respirare la frazione e dirottare il traffico pesante all'esterno, costeggiando l'insediamento artigianale della Mirandola con i suoi capannoncini cadenzati con ordine svizzero. Dicono.
Ma non si trova un residente che uno a fine luglio, è difficile aver conferme.

In compenso la variante sta alimentando la rabbia crescente dei commercianti lungo la via Emilia, che chiedono l'immediata riapertura dell'asse storica venendo da Pontenure dove una sfilza di barriere stradali di cemento obbliga invece ad immettersi sulla nuova variante. Occorre conservare tutte e due le opzioni stradali.

Maurizio Nani, edicolante, è il portavoce del neonato Comitato per la tutela del commercio a Montale: «Tutto già visto, si vuol riqualificare una zona con soldi pubblici, ma la riqualificazione non è per tutti». Non ci si è opposti alla "bretella", avverte, ma la chiusura della via Emilia «non era prevista nel progetto che avevamo visionato» e dal 7 luglio ha fatto precipitare il passaggio di auto da migliaia al giorno a qualche centinaia e quindi addio a potenziali clienti. La variante così com'è appare un «errore clamoroso».
Urgono correttivi per incrementare un circuito di passaggio. Lunedì Nani chiederà un incontro con il sindaco («Non si è data importanza ai posti di lavoro»). Fabrizio Fava, barista della "Dolce Sosta" parla di una perdita di affari pari al 40 per cento: «E ieri un'ambulanza a sirene spiegate, infilata la tangenziale, è dovuta tornare indietro per entrare a Montale, perdendo tempo» racconta.

Grande preoccupazione anche nelle parole di Federica Montanari, titolare di un salumificio: «residenti più tutelati dalla variante? Non se ce ne andiamo noi commercianti, siamo in 165 famiglie».

Intanto si fa pressing al Quartiere 4 per avere un'assemblea pubblica perché non si può aspettare settembre e la riapertura delle scuole per il monitoraggio sulla viabilità: «Pontenure e Fiorenzuola hanno la tangenziale ma tengono aperta anche la via Emilia, perché noi no? Sia lasciata possibilità di scelta».

E non solo dal lato-Fiorenzuola, ma anche lungo la complicata rotonda dal lato-Piacenza i problemi accelerano: «Ci sono stati già tanti piccoli incidenti, è insicura» commenta Monica Nani di Lavasecco Pinguino. E Gianni Vardelli, titolare di tre esercizi di casalinghi, annuncia che dopo le svendite chiuderà le saracinesche di "Casa Bianca" dove lavorano due dipendenti. Gli affari sono colati a picco. Come Elena Rossetti, titolare del distributore Esso («se n'è andato il 45 per cento della clientela»), la richiesta a gran voce è di riaprire perlomeno il senso in ingresso da Pontenure.
Patrizia Soffientini
LIBERTA' 30/07/2011


La risposta dell'assessore.
Entro settembre Montale "riavrà" la sua via Emilia aperta anche sul lato-Pontenure, con l'introduzione di un senso unico in ingresso lungo 430 metri circa.
Questo assetto è allo studio in Comune, deve però conciliarsi con l'uso del controviale parallelo alla via Emilia stessa, che conduce ad alcuni insediamenti industriali e che dovrà essere agibile nel senso opposto.
Alla fine, la via Emilia che taglia Montale per un quarto sarà percorribile a senso unico e per tre quarti a doppio senso.
Dopo gli appelli dei commercianti, si torna ad un maggior sfruttamento dunque della via Emilia, via declassata ad asse di scorrimento interno della frazione, ma pur sempre vitale per incrementare gli affari che nel giro delle ultime tre settimane sono letteralmente colati a picco, così protestano i negozianti frontalieri, ovvero da quando è stata inaugurata la tangenzialina che dirotta all'esterno del paese il traffico pensante, ma anche i clienti potenziali, provocando una rivoluzione della viabilità in zona con tanto di chiusura della via Emilia sul lato-Pontenure.
«Siamo consapevoli del disagio dei negozianti» ammette l'assessore Pierangelo Carbone, competente sull'assetto viabilistico, l'indomani dell'ondata di proteste, tuttavia l'amministratore parla di un cantiere «difficilissimo» ma ancora aperto e dove certe soluzioni hanno carattere solo temporaneo. Le risposte al comitato dei commercianti, ai dipendenti che lavorano in zona e hanno raccolto 229 firme per rappresentarne i problemi, agli abitanti di Motta Vecchia, non sono tutte facili. Andiamo con ordine.
La grande rotonda del Montale subito dopo l'Ipercoop, per esempio, è oggettivamente complessa, l'ingresso e l'uscita da Montale sul lato-Piacenza sono possibili («nel progetto iniziale non era previsto questo ingresso»puntualizza Carbone) ma bisogna tenere gli occhi molto bene aperti, le strade, gli imbocchi, sono tutti estremamente vicini uno all'altro. L'abitudine e la prudenza sono le sole chiavi.

Anche per la frazione isolata di Motta Vecchia non si prospettano soluzioni alternative a breve, oltretutto qui ci sono aree private che andrebbero espropriate qualora si volesse intervenire: il gruppo di case è intercluso e si può raggiungere da qui la frazione di Montale, i bus, la chiesa o anche un semplice bar, solo attraversando la zona industriale della Mirandola, il che allunga di parecchio il tragitto. Pensare a un sovrapasso o a un sottopasso di servizio rispetto alla rotonda è possibile ma non nel breve termine - argomenta Carbone - e in quanto all'alternativa di una pista ciclo-pedonale sulla strada di Motta Nuova che sfoci sempre sulla rotonda, opzione invece più praticabile, deve fare i conti con l'estrema pericolosità di quel punto dove si snoda il traffico.

Diverso è il ragionamento per la piena riapertura della via Emilia, con ingresso da Pontenure: è fattibile, come si diceva. Ma riattivarla subito creerebbe una situazione di pericolo - avverte Carbone - se prima non si è sistemato l'assetto più generale. Per questo servono un paio di mesi, la scelta di approfittare del periodo estivo non è certo casuale, ma legata alla chiusura delle scuole.

In via generale, va ricordato che la viabilità intorno a Montale è frutto dell'incrocio di tre progetti diversi oggi uniti in un solo disegno - riassume Carbone - e vale a dire la rotonda di Torre Razza sul lato-Pontenure, collegata al polo logistico e progettata ne 2003; la tangenzialina lunga un chilometro e mezzo che costeggia l'area industriale della Mirandola e quindi Montale e che a metà altezza presenta una rotonda proprio per entrare nella frazione (approvata dal consiglio comunale nel 2004, la si è inaugurata il 7 luglio scorso); infine c'è la grande rotonda dell'Ipercoop, priva di attraversamenti pedonali. Questo sistema viabilistico che viene percorso ogni giorno da circa ventimila mezzi, spesso pesanti, è stato concepito per servire le zone produttive e per dare ossigeno e vivibilità alla frazione con i suoi cinquecento abitanti.

Si può parlare di un incastro non del tutto riuscito? La discussione è aperta.
«Tuttavia non si può dire che Montale sia isolato» annota Carbone, anche se le attività che si basano sul passaggio di gente, come bar, edicola e benzinaio, hanno indubbiamente risentito del fatto che da migliaia di auto al giorno si è scesi a qualche centinaio».
Prima i problemi erano altrettanto grandi, si fa notare, con un traffico non sostenibile, e quando il semaforo si guastava, il Comune veniva sepolto da centinaia di telefonate di cittadini che non potevano neppure attraversare la strada.
Patrizia Soffientini
LIBERTA' 31/07/2011


pubblicazione: 31/07/2011

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