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mercoledì
30
settembre
2020
San Girolamo, dottore della Chiesa



Prodi: ho vinto, ora le riforme

di EZIO MAURO

"Adesso posso lanciare un appello al Paese e a tutti i partiti.
La Finanziaria è approvata, c'è un governo, c'è una rotta, c'è una prospettiva.
Mettiamo mano alle riforme, subito, tutti insieme, per cambiare ciò che va cambiato: il bicameralismo perfetto, il numero dei parlamentari, il regolamento delle Camere e soprattutto la legge elettorale. Abbiamo una grande occasione. Lo dico a tutti: non sprechiamola".

L'ultima immagine di Romano Prodi era in mezzo alla tempesta del Senato, col governo appeso a un filo.

Lui e Padoa-Schioppa con le mani giunte davanti all'aula che vota, e finirà per approvare la Finanziaria, lacerando però la maggioranza.

Il giorno dopo, Prodi sembra aver recuperato slancio e fiducia, anche se non si nasconde che la navigazione resta difficile.
Ecco la sua road map.

Presidente, ieri ha avuto la fiducia ma forse domani non avrà più la maggioranza.
Il bicchiere è mezzo pieno o è mezzo vuoto?

"E' pieno, glielo assicuro, e non l'ho mai visto svuotarsi.
Diciamo così: pieno a sufficienza per consentirci un brindisi, ieri sera".

Dunque pensa di aver vinto?
"Provi a chiedersi chi ha perso.
Qui siamo davanti a un leader, Berlusconi, che per un anno e mezzo ha alzato continuamente l'asticella, con un tam-tam continuo negli ultimi tre mesi che annunciava la nostra morte, indicando addirittura il giorno preciso della mia caduta.
Poi, al momento decisivo, a quell'asticella ci è passato sotto.
In politica questi sbagli si pagano, salati.
Ecco perché la sconfitta c'è, ed è chiara.
Con effetti che vanno ben al di là di Berlusconi".

Perché?
"La spallata è così, o funziona oppure ti fai male.
Si è fatta male tutta la Casa delle libertà, perché nell'attesa mitologica di qualcosa che non c'è stato, non ha fatto politica.
Sulla Finanziaria non ha portato avanti una linea, che avrebbe potuto dare un contributo e ottenere risultati.
Invece niente, solo la promessa della spallata.
Ma la politica non è judo, adesso finalmente si è capito".

Ma anche lei, non esce dal voto più debole di prima?
"Se stiamo ai numeri, non c'è proprio niente di nuovo.
Il governo ha un voto in più, anche senza i senatori a vita.
E oggi siamo esattamente come il giorno dopo le elezioni.
Un senatore passato di là, uno di qua, e nulla cambia".

In realtà, c'è una maggioranza divisa, con mille voci contrastanti. Ammette?
"Sì, ma provi a tendere l'orecchio e a sentire il concerto che viene dall'altra parte.
Ho letto sul suo giornale cosa si sono detti Fini e Berlusconi, il grande freddo che li divide.
E Berlusconi e Casini?
E Tabacci e Bossi?
E Storace e Fini?
E Giovanardi e Casini?
Potremmo continuare.
Se noi siamo divisi, loro mi sembrano a pezzi.
Finora il mediatore teneva la disciplina con ogni mezzo, diciamo così.
Adesso, dopo che le promesse si sono rivelate frottole anche il mediatore perde autorità".

Però lei sta girando al largo dal problema.
Dandole il voto, Dini e Bordon hanno detto che in pratica la maggioranza non esiste più.
Questo non cambia tutto?

"E' un po' di tempo che lo dicono.
Ho ritrovato un passo del Talmud dove si dice che se il mare fosse inchiostro e le canne fossero penne, le nuvole fossero pergamene, e tutti gli uomini fossero scribi, tutto questo non basterebbe per spiegare la difficoltà di governare.
Strano che Bordon non se lo ricordi: l'ho citato proprio nella prefazione che ho scritto per il suo libro, due anni fa.
Ecco, il cammino è difficile.
Ma io non ho visto nessuna rottura.
Spenderò quel mare di inchiostro, ma con Dini, Bordon e tutti gli altri continuerò a dialogare".

Ma lei con Dini prima del voto non aveva parlato?
"Certo, e più volte.
Su problemi specifici che riguardano la spesa pubblica, i ricercatori, i precari, capitoli del welfare.
Mi ha sempre parlato di temi concreti, che è giusto approfondire".

E mai di posti, incarichi, scambi?
"Mai una richiesta di questo genere da parte sua, mai un'offerta da parte mia.
E ieri sera ero in aula, l'ho ascoltato con grande interesse.
Ha detto che questo governo ha raddrizzato una deriva precedente nella spesa pubblica, anche se ha aggiunto che non basta: ma l'ha riconosciuto e io non ho problemi a confrontarmi con chi vuole dar vigore al risanamento, che è nei programmi del governo.
Non mi pare una brutta discussione, soprattutto se paragonata a quella tra Berlusconi e Fini su "Striscia la notizia"".

Ma lei non pensa che Dini sia solo all'inizio di un cammino, e abbia già un accordo con Berlusconi?
"Non faccio mai processi alle intenzioni, guardo ai fatti.
Nei fatti Dini ha sollevato problemi su cui voglio discutere, dialogare. E' il mio mestiere".

Ma ha anche detto che vuole un nuovo quadro politico.
Come fa a non essere preoccupato?

"Perché sono realista.
Non vedo cambiamenti di quadro politico all'orizzonte, se non si verificano grossi fatti nuovi.
E' chiaro che se nascesse un serio e produttivo dialogo sulle riforme, allora il quadro politico potrebbe anche allargarsi.
Ma non oggi, non sottobanco.
E poi si pensa troppo al Senato, dimenticando la Camera, dove c'è una maggioranza ben definita.
E insomma non mi pare ci siano grandi alternative in giro".

Ma Berlusconi oggi e domani promette di raccogliere 3 milioni di firme per chiedere la caduta del governo. Come risponde?
"E perché non 30 milioni?
Raccolti in gran parte su Internet e con Sms, cioè virtuali.
D'altra parte, che deve fare Berlusconi dopo la sconfitta?
Lancia un messaggio mediatico, la cosa che gli riesce meglio, e cerca di spostare l'attenzione dal vero fatto politico di oggi, la sua sconfitta".

Ma Berlusconi non resta comunque padrone del suo campo?
"Padrone può darsi, leader non so.
Guardi Fini.
La sua proposta di andare a votare solo dopo aver cambiato la legge elettorale è una chiara sconfessione della tattica e della strategia di Berlusconi.
In più, Fini ha ragione, e la sua mossa è molto importante: vai a votare quando puoi dare al Paese un orizzonte certo, quando costruisci il futuro".

Dunque, quando?
"Senta, il Paese può tirare un respiro e noi possiamo cambiare il Paese.
Il momento è propizio.
Per la prima volta da anni, c'è una Finanziaria che dà invece di prendere.
Abbiamo avviato un risanamento e possiamo rilanciare la crescita.
Sa cosa vuol dire una Finanziaria senza voto di fiducia e senza tasse?
Con le misure per la casa, per le imprese, la spesa pubblica che scende e si ristruttura?
Con la lotta all'evasione che dà risultati superiori alle attese?
Vuol dire che finalmente c'è una prospettiva".

Per andare dove?
"Per aprire una nuova fase di governo, in cui continua la battaglia sui tre fronti fondamentali (il risanamento, la lotta all'evasione, la redistribuzione) mentre se ne aprono altri tre: l'innovazione, la sicurezza, la riforma della pubblica amministrazione".

Può prendere un impegno su questi tre punti?
"Più che un impegno, è un obbligo.
L'economia italiana sta tenendo bene nonostante la perdita dei posti di lavoro nei settori a bassa specializzazione.
Dunque o noi innoviamo, accelerando la specializzazione oppure non reggiamo alla globalizzazione.
Per la pubblica amministrazione le dico solo che in questi mesi abbiamo perso investimenti stranieri nelle nostre imprese, nei porti, nella logistica, per la lentezza, la frammentazione e la poca credibilità del nostro apparato pubblico.
Per la sicurezza è diverso: abbiamo legislazioni, istituzioni, uomini.
Dobbiamo creare efficienza, senza leggi marziali.
E aggiungo che il centrosinistra è più adatto di altri a garantire accoglienza e sicurezza, legalità e diritti".

Ma lei avrà i voti, il consenso e il tempo per queste riforme?
"Io lancio un appello.
Il voto al Senato chiude una fase e apre una prospettiva, un pezzo della destra lo ha capito e vuole uscire dal muro contro muro.
Allora, cogliamo l'occasione e non sprechiamola.
Dobbiamo e possiamo correggere il bicameralismo troppo perfetto, ridurre il numero dei parlamentari troppo alto, rafforzare l'esecutivo correggendo i regolamenti delle Camere e soprattutto dobbiamo cambiare questa incredibile legge elettorale".

Veltroni dice che queste riforme vanno fatte entro il 2008.
E' d'accordo?

"Sì, dobbiamo cominciare subito.
Io mi spenderò per dialogare con tutti senza inseguire nessuno. Le riforme istituzionali si fanno col consenso di maggioranza e opposizione, senza cercare l'unanimità, che è come accettare un diritto di veto.
Mi spenderò sentendomi più forte, perché adesso c'è il Partito democratico che è un elemento di stabilizzazione della maggioranza e del sistema".

Ma lei come pensa di poter recuperare il consenso perduto in questi mesi?
"Con pazienza e fiducia gli italiani capiscono.
Berlusconi parlava di isolamento dell'Italia e di perdita di peso internazionale?
Bene, sulla moratoria per la pena di morte novantanove paesi hanno votato un passaggio importante, sostenuto all'inizio solo dall'Italia, grazie all'impegno di Pannella, di Emma Bonino, allo sforzo di D'Alema e mio.
E nella stessa settimana l'ammiraglio Di Paola è stato scelto (non nominato) alla guida del Comitato militare della Nato. Segno di grande considerazione per l'uomo, ma certo anche per il paese. Che è il nostro".

Questo cosa vuol dire?
"Che l'Italia può tornare a vincere.
Deve crederci.
Ecco perché sarebbe un delitto se i partiti - tutti - perdessero la grande occasione che abbiamo per cambiare l'Italia con le riforme. Io dico che ce la faremo.
Sia chiaro, non penso di essere fuori dalla tempesta, d'altra parte ho visto ben poco sole.
Ma l'Italia ha bisogno di pazienza, si è troppo abituata a decidere sotto le grida scomposte.
Tutti i politici seri hanno avuto anni di impopolarità.
E il buon governo passa di lì.
Mi auguro di aver pagato la mia impopolarità, almeno la maggior parte".

E se Berlusconi va avanti con la sua pesca miracolosa?
"Tutto può essere, anche se dopo San Pietro non conosco altri pescatori di uomini.
Ci vogliono progetti, ci vuole credibilità, ci vuole statura.
Vedo che per ora il cestino di Berlusconi è vuoto.
Forse ha sbagliato l'esca.
Oppure, come dicono nei giorni bui i pescatori veri, oggi non mangiano".

(17 novembre 2007)


pubblicazione: 17/11/2007

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