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martedì
17
maggio
2022
San Pasquale Baylon



Problema inceneritore

Reggi: «Parliamo senza ideologie»

(p.s.) «Chiedo di parlare a viso aperto dell'inceneritore, togliendo le ideologie dal tavolo della discussione, l'integralismo ambientalista qui non serve».
Il sindaco Roberto Reggi torna sul controverso aumento di rifiuti da conferire all'inceneritore, che vede su fronti opposti Comune (a favore) e Provincia (contraria).
Oggi è fissato un incontro, il sindaco lo auspicava da tempo - come spiega lui stesso - e l'alzarsi dei toni dipende dal fatto che Reggi non ha gradito che ad una sua richiesta avanzata lo scorso luglio sul merito, in veste di presidente dell'Agenzia d'Ambito, fosse data risposta negativa a mezzo-stampa («un modo di fare irriguardoso»).
Circa la questione diversa, ma concomitante, delle nuove prescrizioni ambientali per l'inceneritore, il sindaco si dice completamente d'accordo.
«Con Tecnoborgo abbiamo condiviso questa scelta, già rispettiamo ampiamente i limiti di legge ma per mettere in atto le migliori pratiche con emissioni più basse si va avanti e si investirà qualche milione di euro».
Un processo che non interferisce minimamente con la partita-rifiuti.
«Buttiamo via 3 milioni di euro l'anno per portare le eccedenze fuori da Piacenza - ripete il sindaco - denaro che potremmo invece investire nel territorio, ma c'è un problema politico, ideologico che voglio affrontare: il buon senso ci dice che non possiamo più permetterci di buttare dalla finestra soldi pubblici che potremmo usare per accelerare il processo di raccolta differenziata, facendo di più, magari abbassando le tariffe, rinunciamo invece a queste opportunità perché l'assessore Ziliani non ha il coraggio di affrontare la questione e teorizza che bruciare a Bologna sia meglio che bruciare a Piacenza».
E l'affondo: «è un'azione immorale nei confronti dei bolognesi e contrasta con la posizione della Provincia di essere autosufficiente».
Infine, vestendo i panni di ingegnere quale è, Reggi osserva: portando da 120mila tonnellate a 136mila la massa dei rifiuti si brucerebbe addirittura meglio, con miglior rendimento energetico e ambientale dell'impianto.


Provincia, la giunta fa quadrato: no al potenziamento

La Provincia ribadisce il proprio "no" al potenziamento dell'inceneritore di Borgoforte.
In attesa degli sviluppi dell'incontro tra il sindaco di Piacenza Roberto Reggi e il presidente della Provincia, Gian Luigi Boiardi, in programma nel tardo pomeriggio di oggi in corso Garibaldi, l'esecutivo dell'amministrazione provinciale si è confrontato, ieri, in merito alla querelle potenziamento sì - potenziamento no. L'orientamento che ha prevalso è il secondo, come più volte dichiarato dall'amministrazione provinciale, ente cui compete il rilascio di eventuali certificazioni e abilitazioni all'implementazione del termovalorizzatore.
«Come ho sempre detto - spiega l'assessore provinciale all'Ambiente, Gianluigi Ziliani -, due anni fa la Provincia ha accettato di autorizzare l'aumento della portata dell'impianto di Borgoforte da105mila a 120mila tonnellate di rifiuti, perché si trattava di una possibilità già contemplata nell'autorizzazione precedente ed è risultata essere motivata in base ad analisi qualitative e quantitative eseguite da Arpa. La potenza calorifica dell'impianto era stata quantificata in 2600 kilocalorie, non completamente raggiunta, secondo indagini eseguite da Arpa, durante il processo di combustione, ragione per cui si è ritenuto di aumentare il quantitativo di rifiuti, per meglio sfruttare le potenzialità dell'impianto».
«Ad oggi non esistono però i presupposti per un incremento ulteriore - afferma l'assessore Ziliani -, con il passaggio da 120mila a 136mila tonnellate di rifiuti da trattare».
«Capisco - prosegue Ziliani - che le diecimila tonnellate di rifiuti che devono essere portate fuori provincia per poter essere smaltite siano un quantitativo consistente, ma considero ben più dannoso il fatto che arrivino sul territorio piacentino centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali provenienti da altri territori, diretti ai nostri centri di trattamento (gestiti da privati ndr), per poi ritornare nelle province di provenienza».
Se infatti la normativa prevede che, per quanto riguarda i rifiuti urbani, i territori provinciali debbono essere autosufficienti, diverso è il discorso per i rifiuti speciali prodotti dalle aziende, che non hanno vincoli territori per decidere dove far trattare i propri scarti.
Sta di fatto che, riportando l'attenzione sui rifiuti urbani, si sta facendo pressante il problema dello scarto tra il quantitativo di rifiuti prodotti e la percentuale di differenziata, ferma al 37 per cento, e lontana dal 50 per cento fissato dal piano provinciale della gestione dei rifiuti.
Scarto che fa il paio tra i costi per il trasporto fuori provincia dei rifiuti in eccesso, con i costi fissi digestione del termovalorizzatore, il cui ampliamento potrebbe impedire un paventato aumento delle tariffe.
Tema già noto all'Agenzia d'Ambito, ente preposto alla programmazione dei servizi di gestione dei rifiuti e del servizio idrico, e di conseguenza ai sindaci della provincia, che stanno già iniziando ad inquietarsi.
Paola Pinotti


«Inceneritore, emissioni da dimezzare»
Arpa: riduzione significativa da subito, servono filtri speciali


Bruciare di più, ma inquinare meno, anzi la metà.
L'inceneritore di Borgoforte è stretto in una morsa, eppure una soluzione virtuosa sembra meno complicata del previsto.
Il problema, sostiene Sandro Fabbri, direttore di Arpa (Agenzia regionale ambiente) non è di bruciare più rifiuti, a Piacenza o altrove, basta un piccolo passo per guadagnare qualche punto di raccolta differenziata sufficiente a far rientrare i parametri in quelle 120mila tonnellate di immondizia che l'impianto è autorizzato ad incenerire.
Intanto il termovalorizzatore deve applicare le migliori pratiche di rendimento, come vuole la legge.
Il tema riguarda in particolare le emissioni di ossidi di azoto (e altri inquinanti), precursori delle venefiche Pm10, le polveri fini che ammorbano Piacenza come tutta la Pianura Padana.
Le Pm 10 si formano direttamente da combustioni oppure c'è una componente secondaria che si origina per trasformazione in atmosfera di alcune sostanze, gli inquinanti si aggregano e diventano Pm 10.
Gli ossidi intervengono in questa componente secondaria, pari al 50 per cento del totale nella formazione delle polveri.
Arpa solo pochi giorni fa ha dato il via-libera al rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale per il termovalorizzatore e questa implica interventi importanti di riduzione degli ossidi di azoto applicando le migliori tecniche oggi a disposizione.
L'impianto, spiega Fabbri, dovrà da subito ridurre le emissioni ed entro quattro anni dimezzarle. Ecco i valori: l'inceneritore emette oggi 400 milligrammi al metro cubo come valore cosiddetto "semi-orario", vale a dire alla mezz'ora nelle ore di punta e deve scendere a 300.
In una intera giornata la media attuale di 180-200 milligrammi dovrà scendere "da subito" a 140 e, nell'arco di 4 anni ad un valore ricompreso tra i 40 e i 100 milligrammi.
Come fare?
Va realizzato un impianto di riduzione selettiva catalitica dell'inquinante "ossidi di azoto", ovvero impianti alternativi che permettano il rispetto dei limiti di emissione, previa presentazione di un progetto esecutivo, recita l'autorizzazione.
Dunque, Tecnoborgo, che pure riteneva di applicare già buone pratiche di contenimento come ha rappresentato ad Arpa nella fase istruttoria, deve elaborare un progetto di miglioramento ambientale.
Quanto costano i filtri al top sul mercato, quelli a sistema catalitico?
Un milione e mezzo l'uno, e visto che l'inceneritore ha due linee si va a spendere sui 3 milioni di euro. E' lo stesso modello adottato, per esempio, da Hera sui suoi impianti emiliano-romagnoli.
Patrizia Soffientini


L'Ordine dei medici si schiera con la linea Boiardi

«Sono d'accordo con il presidente della Provincia al quale va tutto il nostro appoggio e la nostra solidarietà nella questione dell'inceneritore».
Il presidente dell'Ordine dei medici piacentino, Giovanni Miserotti, interviene nella querelle sul potenziamento dell'attività dell'inceneritore di Piacenza.
I medici dell'Emilia Romagna lo avevano già fatto pubblicamente per quello di Modena prendendo una posizione comune a favore della raccolta differenziata e del cosiddetto metodo "biologico-meccanico". Con l'accusa di si erano presi il rimprovero del ministro Pierluigi Bersani, il quale aveva chiesto ai ministri competenti di intervenire presso l'Ordine dei medici.
E proprio ieri sera a Bologna l'Ordine regionale, grazie anche alla mediazione del ministro Livia Turco, ha deciso di non intraprendere nessuna delle ventilate azioni contro Bersani (si era parlato anche di un esposto).
"Mi sembra che si voglia proseguire con una politica impattante sull'ambiente e sulla salute umana - sostiene Miserotti - quando invece occorrerebbe prendere esempio dalla linea adottata in Germania".
«I tedeschi - continua - non solo stanno abbandonando gli impianti di incenerimento, ma hanno deciso di puntare tutto sul metodo biologico meccanico con ben 64 strutture create ad hoc in tutto il paese». Gli esempi da seguire sono anche oltre oceano.
«Camberra e San Francisco - evidenzia - esauriranno gli inceneritori entro il 2020».


Fabbri: «Rifiuti, un piccolo passo basta per essere autosufficienti»

Il sindaco Roberto Reggi ha reso incandescente il dibattito intorno all'inceneritore con un giudizio severo sul fatto che Piacenza debba portare eccedenze di rifiuti da bruciare fuori provincia, a Bologna.
Perché non aumentare - solo per due anni - le 120 mila tonnellate autorizzate dalla Provincia in modo da includere quelle 12.700 che oggi vengono conferite a Bologna, con esborsi supplementari e impatto sullo smog, visto il via-vai di camion?
Tra le risposte possibili, c'è anche una correzione delle nostre abitudini di cittadini.
La raccolta differenziata oggi è a quota 36,6 per cento in provincia di Piacenza, fra comuni virtuosi come Villanova, che vanno molto oltre e altri in forte difetto.
Piacenza raccoglie circa il 42,5 per cento.
Il nostro tallone d'Achille?
«E' la raccolta dei rifiuti organici - spiega Enrico Menozzi (Agenzia d'Ambito) - siamo ancora bassi, la sfida è legare le varie utenze ai contenitori differenziati».
Come dire: i sacchi diversi ad ogni singolo condominio e villetta.
In due anni si vuole raggiungere l'obiettivo del 50 per cento su tutta la provincia (pari a 90mila tonnellate di rifiuti recuperati). Con questo obiettivo, avremmo risolto il problema.
Arpa, spiega il direttore Sandro Fabbri, stima che basterebbe arrivare al 45 per cento complessivo di raccolta differenziata per essere autosufficienti e far rientrare quella quota di rifiuti bruciati fuori (sono rifiuti speciali assimilabili, vale a dire di provenienza dal mondo produttivo).
L'appello è a uno sforzo comune in questa direzione.
Nella tabella pubblicata si evidenzia come la produzione generale a Piacenza sia pari a più di 183mila tonnellate (661 kg.per ogni piacentino), di cui 67mila vengono recuperate con la differenziata e 3.890 sono rifiuti cimiteriali e da spazzamento (non vanno all'inceneritore).
A Borgoforte vanno quindi le restanti 112mila tonnellate di rifiuti urbani più altre 17mila di rifiuti assimilabili, 129mila in tutto, alle quali si aggiungono 3.425 tonnellate di fanghi e rifiuti sanitari, pure destinati ad essere inceneriti.
A conti fatti, prendono la via di Bologna 12.720 tonnellate (bancali, imballaggi), rimaste fuori dalla capienza autorizzata dell'inceneritore.


pubblicazione: 09/11/2007
aggiornamento: 11/11/2007

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