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Prg, il nodo-Acna soffoca la maggioranza

Bordate da D'Amo (Ds) e Miglioli (Piacentini), Reggi batte in ritirata.

L'opposizione, con in primis Tommaso Foti (An), che ha sparato a zero vedendoci l'inciucio con la proprietà per fare l'interesse privato alla faccia di quello pubblico; ma poi importanti pezzi della maggioranza, che con Gianni D'Amo (Ds) e Sandro Miglioli (Piacentini Uniti) sono andati giù pesante nel bocciare un'operazione definita «indifendibile».
E così Roberto Reggi, tirando le fila del dibattito di ieri in consiglio comunale, ha ritenuto di dover prendere atto della profonda spaccatura ancora esistente nella sua coalizione, perciò la seduta si è sciolta con il sindaco che ha ritirato il provvedimento.
Che erano le linee-guida per la redazione del Psc, quel Piano strutturale comunale previsto dalla nuove norme e chiamato a dare revisione al Prg ma incagliatosi su uno scoglio preciso: l'accordo di programma (adp) per l'area ex Acna .
Le contrarietà è su quella pratica che si incentrano.
Nonostante le linee per il Psc siano state faticosamente elaborate in giunta, sottoposte a un sofferto negoziato in maggioranza e poi riviste e corrette nel loro passaggio tra commissione e consiglio comunale, «la mediazione» vincente non si è trovata, perciò tutto da rifare.
Così Reggi quando ha ritirato il documento dopo aver affermato di «averle provate tutte» per convincere i suoi che la strada da lui propugnata è quella giusta.
Non è escluso che la prova del voto potesse essere superata, e tuttavia un documento di tale portata che «mette a repentaglio l'unità della coalizione è evidente che non può essere portato avanti».
L'oggetto del contendere è questo in buona sostanza.
C'è un'area del centro storico, in via Tramello, per la quale l'amministrazione giudica che si debba cambiare modalità di edificazione rispetto al piano consentito dal Prg vigente: ci sarebbe troppo cemento, va ridotto, con l'obiettivo di ricavarci il maggior verde pubblico possibile.
A tal fine la legge regionale 20 del 2000 offre uno strumento nuovo, l'adp con la proprietà.
Il problema è su che base stingerlo questo accordo: la delocalizzazione alla Besurica nei termini emersi sin qui viene giudicato un prezzo troppo alto da pagare, inaccettabile il «sacrificio di un bene prezioso» come i mq di terreno agricolo concessi in contropartita.
Questa la posizione di D'Amo e Miglioli, convinti che a soluzioni di questo tipo il documento in esame avrebbe incontrollatamente dato il via libera.
Idem l'opposizione: Foti ha parlato del rischio di «libanesizzazione» del territorio, Carlo Mazza (gruppo misto) di «delega in bianco» alla giunta per cambiare il Prg. E Massimo Trespidi (Fi) ha indicato una variante agli indici di edificabilità come l'alternativa corretta da percorrere se l'attuale Piano regolatore non piace più.
A difesa del provvedimento si è schierato il capogruppo dei Ds, Carlo Berra, secondo cui, anche alla luce degli emendamenti introdotti o da introdurre in corso di seduta, il consiglio comunale conserverebbe tutto il potere di intervento e di controllo sugli adp eventualmente stipulati. Anche per il capogruppo di Rifondazione comunista, Luigi Baggi, le linee per la stesura del Psc rappresentano una conquista in direzione di una revisione del Prg, e non solo della questione Acna, in chiave più ambientalista specie se si pensa che il programma elettorale era fermo a un'applicazione del Piano così come ereditato.
Ma nonostante i tentativi dei difensori del documento di deviare l'attenzione da via Tramello, è stata questa a tenere banco. L'ombra più nera sull'operazione l'ha gettata Foti evocando un intreccio politica-affari a tutto vantaggio della proprietà dell'area che avrebbe formulato la contestata proposta di adp sulla base di una preventiva doppia rassicurazione: il via libera amministrativo all'operazione e l'opzione di acquisto a titolo oneroso (500mila euro) stretta lo scorso dicembre con i proprietari dei terreni agricoli oggetto della delocalizzazione.
E poiché quest'opzione avrebbe validità di un anno, si spiegherebbe, a giudizio di Foti, la «fretta» per portare la pratica ad approvazione proprio adesso, a ridosso della conferenza dei servizi che il 7 dicembre prossimo dovrebbe dare il definitivo disco verde a un adp che trasformerebbe da agricoli a edificabili quei terreni.
Mosse interessate da parte della proprietà dell'Acna anche Miglioli ha detto di averle ravvisate, ma Berra ha inteso sgombrare il campo da sospetti sostenendo che il 7 dicembre «non si chiude proprio niente», anzi si sarebbe aperto un percorso «tutto trasparente» sulla base delle linee guida del Psc.
Che però ieri non sono state approvate.
Gustavo Roccella



pubblicazione: 04/12/2004
aggiornamento: 05/12/2004

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