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mercoledì
2
dicembre
2020
Santa Bibiana



Polo logistico pronto a decollare

Che venga votato non ci sono dubbi, e con anche ampio consenso trasversale agli schieramenti. Ma non senza nodi politici e pure questi in qualche modo trasversali, nel senso che le differenze di opinione abitano sia nella maggioranza di centrosinistra che nell'opposizione di centrodestra. Differenze che potrebbero tradursi in un voto favorevole, sì, dal punto di vista quantitativo, ma con un andamento frastagliato di non scarso rilievo politico.

Questo è emerso ieri in consiglio comunale, nella prima delle due sedute dedicate al piano particolareggiato sul polo logistico, il grande insediamento di attività industriali per la movimentazione delle merci che si tratta di sviluppare e completare alla periferia orientale della città.

Il voto finale è fissato per lunedì prossimo, l'approvazione non è in dubbio vista la convergenza di gran parte dell'aula su un piano per cui, nei suoi vari passaggi, hanno lavorato tre amministrazioni di opposto colore, quella ulivista di Giacomo Vaciago ('94-98), quella polista di Gianguido Guidotti ('98-02) fino all'attuale di Roberto Reggi costruita sull'asse Ulivo-Rifondazione Comunista (Prc).

Lo ha sottolineato a inizio seduta Ernesto Carini (Ds) ricordando il grande lavoro sulla logistica compiuto anche dalle altre istituzioni locali e dal Patto per Piacenza.
Alle forze politiche ha chiesto «un atto di consapevolezza profonda».

E tuttavia dai banchi dell'opposizione si sono subito levate le voci critiche di Filiberto Putzu (Piacenza Nostra), che pur definendolo «una scelta obbligata» ha cominciato a mettere sul tappeto le questioni più spinose del piano - forte impatto ambientale, incertezze sui benefici occupazionali -, e soprattutto di Carlo Mazza (gruppo misto) che ha chiarito di non intendere compiere «atti di fede», specie se si tratta di «fare la stampella» alla maggioranza.
Un riferimento esplicito al Prc il cui dissenso di fondo, ieri ribadito, rappresenta la crepa politica più evidente all'interno della coalizione di governo e in cui l'opposizione ha cercato di inserire il cuneo della polemica.

Lo ha fatto, tuttavia, con approcci assai differenti. Tommaso Foti (An) ha speso molte parole a difesa della scelta della logistica per lo sviluppo di Piacenza.
Una «scommessa», certo, non priva di rischi, ma che una città giudicata la capitale dell'autotrasporto non può non fare.
Tanto più che arriveranno 250 milioni di euro di investimenti privati, difficile pensare che non abbiano «ricadute positive» sul territorio.
E all'amministrazione attuale, ha aggiunto, va riconosciuto il reperimento di importanti risorse contro l'impatto ambientale.
Ecco perché ha richiamato anche la sua parte politica a una «coerenza di posizioni» col passato.

Anche da Forza Italia (Carlo Mazzoni) appelli all'urgenza di dare via libera al provvedimento, pur criticando la posizione di Rifondazione non in linea col resto della maggioranza.
Massimo Trespidi ha incalzato il Prc ricordando come il polo logistico fosse nel programma elettorale dell'amministrazione.

Questa la replica di Luigi Baggi, capogruppo di Rifondazione: non che il progetto non abbia aspetti positivi, solo che le pecche sono troppe, a suo giudizio (lo strumento «debole» del piano particolareggiato, l'incertezza sulle ricadute occupazionali affidate «alle dinamiche del mercato», la «totale assenza» di un confronto preventivo con la cittadinanza, compensazioni ambientali insufficienti), tanto da fargli concludere che «questa logistica è troppo lontana da quella che noi immaginavamo» al momento di votare il programma.

La linea dell'Ulivo nelle parole di Giacomo Vaciago (Margherita): «Logistica significa uso intelligente dei mezzi di trasporto, minimizzare i percorsi dalle merci, risparmiare energia e ambiente. Sono 10 anni che ci puntiamo».
E se esistono contraccolpi negativi per gli abitanti della zona di Le Mose, vanno «ricompensati».
Gustavo Roccella
Libertà del 16 marzo 2005




I passaggi politici:
Un percorso a ostacoli tra assemblee e commissioni


Assemblee pubbliche nelle quattro circoscrizioni cittadine, incontri con i residenti delle zone interessate, i pareri delle consulte “Territorio e ambiente”, e “Mobilità e pendolarismo”, il confronto con le organizzazioni sindacali, due passaggi nella commissione consiliare “Assetto e territorio” e ieri l'approdo definitivo in consiglio comunale.
L'amministrazione ha dato fondo a tutte le risorse del bilancio partecipativo per portare all'attenzione della città la maxipartita urbanistica del polo logistico.
Un percorso ad ostacoli con l'obiettivo di far “digerire” ai piacentini l'insediamento produttivo dislocato a pochi chilometri dal tessuto urbano, che avrà indubbiamente un impatto pesante sotto il profilo ambientale.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più delicati che ha destato forti perplessità nelle fila della stessa maggioranza di centrosinistra: soprattutto in Rifondazione comunista e in alcuni settori dei Democratici di sinistra.
L'assemblea del quartiere 4, durante il primo esame del piano relativo a Le Mose di oltre un mese fa, si era in gran parte astenuta rivendicando maggiori garanzie di mitigazione ambientale, benefici in termini di investimenti per le frazioni confinanti e la creazione di reali opportunità di lavoro.
Nel confronto in commissione consiliare di una settimana fa gli esponenti del Prc avevano ribadito le loro pesanti riserve anche sul versante occupazionale, non partecipando al voto sul provvedimento del polo logistico.
Critiche provocate dalla carenza di impegni precisi sulla qualità degli impieghi che verranno creati all'interno dell'insediamento: in parte coincidenti con le osservazioni mosse dai sindacati Cgil, Cisl e Uil.
Regole chiare sui contratti e sull'affidamento degli appalti, controllo ambientale serrato e selezione attenta degli operatori che si insedieranno a Le Mose: per concedere le aree e i servizi a soggetti capaci di associare la movimentazione delle merci a segmenti di produzione.


Il maxi-progetto - Aree per muovere merci
I piani di sviluppo e le misure anti-inquinamento.

Il valore di Piacenza risiede nella sua posizione strategica: una mera questione di distanze chilometriche dagli altri centri economicamente rilevanti del nord Italia.
Dal punto di vista geografico, infatti, la nostra città si trova nel cuore dell'area più industrializzata della penisola, lungo importanti direttrici di comunicazione autostradali, ferroviarie e fluviali, in una collocazione baricentrica rispetto agli altri poli di stoccaggio merci, all'intersezione di due assi di trasporto centrali: nord-sud dalla Lombardia all'Emilia Romagna e est-ovest dal Veneto al Piemonte.
Sono questi i concetti base su cui getta le sue pesanti fondamenta il polo logistico di Le Mose. Quadruplicare l'attività di deposito e movimentazione delle merci, già massicciamente insediata a pochi chilometri da Piazza Cavalli, conviene per le suddette ragioni.
Il polo attuale si estende su un'area di 700mila metri quadrati (di cui 210mila adibiti a magazzini coperti) e occupa l'ottava posizione nel confronto con le altre realtà logistiche nazionali.

A seguito degli ampliamenti legati alla variante del piano regolatore del 2002, il comparto piacentino potrà disporre di ulteriori 1,8 milioni di metri quadrati (750 mila coperti): la nuova configurazione (2,4 milioni di metri totali) non solo lo porterà al secondo posto nella graduatoria italiana per superficie coperta, ma sarà il più grande nel centro-nord con dimensioni due volte e mezzo maggiori sulle altre unità logistiche di Verona, Torino, Padova e Bologna.

«Un trapezio di terra grande come metà del centro storico che cambierà completamente aspetto nel giro di sette anni»: queste le parole usate dall'assessore all'urbanistica Pierangelo Carbone per disegnare le coordinate dell'intervento che si mangerà una vasta fetta di superficie oggi destinata all'agricoltura tra le frazioni di Le Mose, Borghetto e Montale.
Uno dei connotati principali del comparto sarà l'alta interconnessione fra gomma e rotaia, con una rete di binari ferroviari al servizio di tutti gli stabilimenti che s'insedieranno: per ora sono Ikea e Cssg le società che formano il consorzio di soggetti privati interessati.

A fronte di quasi 2 milioni di metri quadrati complessivi, quelli occupati da verde saranno 190mila e la sua distribuzione si atterrà a criteri qualitativi: con un filtro consistente per tutelare l'abitato di Montale, protezioni acustiche, reti fognarie separate, la tutela dei rivi esistenti e di alcuni edifici. Tra questi quattro cascine storiche che verranno restaurate e adibite a servizi di terziario.
Ma le compensazioni ambientali non si limiteranno a opere interne al polo: la convenzione con i privati che investiranno sulla logistica prevede che siano versati contributi per sostenere interventi di riforestazione, sulla mobilità sostenibile e i veicoli a basso inquinamento.
La viabilità del polo verrà congegnata per non interferire con quella esistente, mentre miglioramenti saranno a beneficio della Caorsana con la realizzazione del collegamento ciclabile con Montale.
«Spingeremo perché nel maxi insediamento logistico - ha chiarito Carbone - si sposti il Consorzio agrario, per lasciare spazio sull'attuale area all'arrivo di centri direzionali da Milano».

Quanto alle prospettive di nuovi posti di lavoro, le indicazioni sono ancora piuttosto vaghe.
Gli studi di settore per la logistica suggeriscono una quota di addetti che varia da 1 a 5 assunti per ogni 1000 metri quadrati di capannoni: con una superficie coperta di oltre 700mila significherebbe possibilità di impiego oscillanti da 700 a oltre 3mila persone.
Non ci sono ancora elementi sufficienti per quantificale con attendibilità, molto dipenderà dal tipo di filiera produttiva: se alla movimentazione merci si affiancheranno anche altre attività come l'assemblaggio.



pubblicazione: 16/03/2004
aggiornamento: 16/08/2005

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