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26
febbraio
2021
Sant'Alessandro



Pil indietro di dieci anni

Debito al 127%

L'economia italiana arretra e, con un calo drammatico del 2,4%, indietreggia di oltre 10 anni, portandosi al di sotto dei livelli del 2001.

Una regressione pesantissima dovuta in gran parte al crollo dei consumi delle famiglie che, alle prese con una pressione fiscale mai vista prima, hanno ridotto la loro spesa di oltre il 4%.

Sono numeri che hanno un peso del tutto particolare quelli che l'Istat ha comunicato in una giornata segnata ancora dalle incertezze del dopo voto e dalla difficoltà di dare forma ad un nuovo possibile governo.
Oltre al dato, allarmante, sulla disoccupazione, anche le cifre sui conti pubblici del 2012 sono da pelle d'oca.

Nonostante l'aumento della pressione fiscale al 44% del Pil, percentuale record che l'istituto di statistica non ha mai misurato prima con l'attuale metodo di calcolo, il debito al lordo dei contributi ai fondi Salva-Stati è schizzato al 127% del prodotto interno lordo, oltre sei punti percentuali in più rispetto al 2011.

L'incremento delle entrate dovuto sia alle imposte indirette (+5,2% con Imu e accise) che alle dirette (+5,2% con l'Irpef e le addizionali regionali) non è dunque bastato a contenere il debito che è salito ad un livello mai rilevato dall'Istat (anche in questo caso dall'inizio delle serie storiche nel 1990) e che supera, anche se di poco, le stime del governo.

Il deficit è invece rientrato per il rotto della cuffia nei parametri europei, attestandosi esattamente al 3%.
Numero tondo che lascia presagire una possibile, anche se non ancora confermata, archiviazione della procedura per deficit eccessivo aperta nel 2009 dall'Unione europea, ma che comunque non soddisfa del tutto le aspettative.
Secondo Bruxelles, l'azione dell'Italia per il risanamento dei conti pubblici (almeno in termini di pareggio strutturale di bilancio) «ha avuto successo», ma bisognerà guardare alla «qualità» delle misure di correzione che, ribadisce la Commissione, devono essere «sostenibili e durature».

Sicuramente il miglioramento rispetto al 3,8% del 2011 indica come il rigore imposto dal governo Monti in questo caso abbia pagato, abbassando il livello in modo determinante.
Ma il risultato non è stato comunque all'altezza di quanto lo stesso esecutivo avesse previsto.

L'unica nota veramente positiva arriva dall'avanzo primario (ovvero dall'indebitamento al netto della spesa per interessi) salito in rapporto al Pil al 2,5%, in miglioramento rispetto all'1,2% del 2011.

A gennaio, invece, la disoccupazione è schizzata all'11,7%, portando a 3 milioni il numero delle persone in cerca di un posto, come mai era accaduto almeno dal 1992, ovvero da 20 anni.
La febbre sul mercato del lavoro sale così ancora, con forti perdite tra chi possiede un impiego: in dodici mesi l'Istat conta oltre 300mila occupati in meno.
A pagare il prezzo più alto sono sempre i giovani, tanto che ormai in Europa fa peggio dell'Italia solo la Spagna.

Insomma il nuovo anno apre in deciso peggioramento, dopo un 2012 già nero, che registra un boom di disoccupati, quasi 640mila in più, e di precari, arrivati a 2,8 milioni (2 milioni e 375.000 contratti a termine, al top dal 1993, e 433.000 collaboratori).

Le ultime cifre dell'Istituto di statistica assomigliano a un bollettino di guerra che spaventa sia i sindacati che gli imprenditori: per il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi, si tratta di dati «agghiaccianti».

Ma a soffrire è tutto il Vecchio Continente, nella zona euro la quota di chi è a caccia di un posto a gennaio balza all'11,9%, con il commissario all'occupazione Laszlo Andor che parla di tassi «inaccettabili», una «tragedia per l'Europa».

Nel dettaglio, tornando all'Italia, le stime dell'Istat indicano per gennaio un numero di senza lavoro in aumento di 110 mila unità in un mese. Solo tra i giovani in 655mila sono a spasso. Insieme agli under 25 le più penalizzate continuano ad essere le donne: tra loro il tasso di disoccupazione è pari al 12,8%.


02/03/2013


pubblicazione: 03/03/2013

Categoria
 :.  ITALIA Società



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