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Piacenza sempre maglia nera per i nitrati.

Acqua, è lotta contro i nitrati

Possiamo fidarci a bere acqua del rubinetto?
Una domanda quotidiana per molti cittadini, perché il prezioso liquido a Piacenza è gravato da una storica “maglia nera”, quella della più alta percentuale di nitrati di tutta Italia (34,2 milligrammi/litro, il valore da non superare è di 50), come ricorda la rivista del consumatore “Il Salvagente” in edicola in questi giorni.
Sembra proprio impossibile, a guardare le statistiche, ridurre anche di poco il primato negativo della nostra provincia, legato ad una presenza forte di pesticidi e inquinamento organico.

Ne sapremo di più in ottobre, al convegno provinciale sul progetto europeo Aquanet, senza contare che potrebbe riservare delle sorprese la piena applicazione del decreto legge 31 entrato in vigore nel dicembre scorso: oltre ad imporre regole di trasparenza nell'informazione sui valori dell'acqua, tocca più severamente le etichette minerali, a volte poco documentate su certi parametri, nitrati inclusi.

Il gestore dell'acquedotto piacentino, Tesa, una strategia la sta mettendo a punto: scavare pozzi più profondi per diluire la percentuale di una sostanza sgradita.
«Siamo tra gli ultimi sui nitrati - constata con amarezza Marco Natali, portavoce di Legambiente - e nel 2003 Tesa ci ha comunicato un valore medio di 35,6 milligrammi al litro, così la gente consuma molta minerale che però non sempre dà garanzie, anzi.
La nostra proposta è quella di introdurre coltivazioni biologiche in prossimità dei pozzi o delle falde nelle aree più permeabili. I depuratori a valle? Hanno costi alti e la manipolazione delle acque non è mai positiva».

Intanto, per abbassare questa perniciosa concentrazione, Tesa sta rifacendo il pozzo cittadino n.2 di Barriera Torino e il pozzo della Farnesiana.
Per i due impianti di attingimento - producono 200 dei 700 litri al secondo erogati mediamente - si punta a nuove perforazioni per captare acqua potabile in strati più profondi della falda acquifera dove minore è la presenza di nitrati.
Al momento è solo attivo un piccolo “pozzo pilota” a Barriera Torino (darà acqua direttamente ai cittadini), con una quantità di nitrati che si attesta “appena” sui 21,6 mg/l.
Un inizio. Per il resto la nostra acqua funziona.
«Certo l'acqua può migliorare sui nitrati, ma serviranno anni, per far il danno ci vuol poco, toglierne gli effetti è un'altra cosa - commenta il dottor Giuseppe Mion, responsabile del dipartimento di Sanità dell'Ausl per le acque potabili - si tratta di intervenire sull'uso indiscriminato dei fertilizzanti che percolano in falda».

Il bicchiere dal rubinetto? «La nostra acqua è sicuramente accettabile, anche se non è un'oligominerale, ha una buona concentrazione di metalli pesanti. Proviamo a girare un po' per l'Italia, è facile trovare acque dai colori, dagli odori orripilanti. I nostri valori sono stabili, ma possono migliorare». Sotto accusa, come sempre, l'uso di certe sostanze in agricoltura, la zootecnia intensiva, ma anche l'obsolescenza di reti di connessione degli scarichi ed una predisposizione naturale del territorio che hanno reso cruciale il problema nitrati nella nostra provincia (nell'arco del 2000-2003 si sono osservati superamenti dei limiti pari al 3-4 per cento annui).
Arpa e Provincia, in collaborazione con Ausl, Tesa, Università Cattolica, Azienda Tadini, associazioni di agricoltori, hanno promosso un “Progetto Nitrati” avviato nel '99, in corso, e finanziato dal 2001 con fondi europei (Aquanet), che si attua attraverso azioni congiunte, informa il servizio provinciale guidato da Giovanni Compiani.
A ottobre si tireranno le somme in un convegno di due giornate.
Le zone più delicate per l'inquinamento? Già le conosciamo: la sponda destra del Nure, il confine con Parma, l'area di Castelsangiovanni e Sarmato, la zona sud di Piacenza.


L'esperto: pericoloso l'accumulo
I bambini più esposti, per gli adulti anche rischi cancerogeni


Il nitrato entra nella catena alimentare degli organismi viventi attraverso il cibo e l'acqua: i vegetali (radici, steli e foglie) ne costituiscono la principale fonte (85 per cento).
Da un punto di vista sanitario - informa la Provincia - i nitrati non sono tossici come tali, né cancerogeni: tale attività è da imputare, invece, ai loro derivati nitroso composti.
Inoltre nei neonati, in presenza di alte dosi di nitrati si può instaurare la cosiddetta blue baby sindrome o morbo blu, patologia legata a scarsa ossigenazione del sangue.
In quantità elevate sono pericolosi anche per gli adulti, visto che in certe condizioni si trasformano in nitriti, si legano alle ammine e producono le nitrosammine, considerate agenti cancerogeni.
Vero è che in determinati cibi, come il salume, se ne trova in quantità ben più elevata che nel bicchier d'acqua.
«L'ottanta per cento dei nitrati che introduciamo avviene attraverso la dieta alimentare, gli insaccati» spiega Giuseppe Mion, responsabile del dipartimento Acque potabili della Azienda Usl, che, un tempo, eseguiva direttamente le analisi sulle acque, e oggi, dopo l'entrata in vigore del decreto 31, esercita un'azione di controllo nei confronti di chi opera direttamente: l'ente gestore dell'acquedotto.

Da segnalare, sul tema, il progetto provinciale Aquanet, iniziato nel '99 per contrastare l'azione dei nitrati anche attraverso incontri con gli agricoltori, con il supporto delle associazioni di categoria, per favorire un minor uso di pesticidi, collegati ai nitrati. Sulla zootecnia, ugualmente corresponsabile, verrà condotta una azione per intensificare i controlli su stoccaggio e sui piani di spandimento dei liquami e spandimenti abusivi, che si verificano soprattutto nella zona Nord-Est della provincia, al confine con Parma (bacino Arda/Ongina, cavo Fontana). C'è anche una proposta di rotazione delle colture come pomodoro e mais con altre meno idro esigenti e azoto esigenti.



pubblicazione: 14/09/2004
aggiornamento: 18/02/2005

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