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Piacenza scelga bene la sua nuova missione

di GIACOMO VACIAGO

Piacenza scelga bene la sua nuova missione

di GIACOMO VACIAGO
Quando penso ai tanti Conventi che nei secoli hanno fatto grande Piacenza, ho chiaro che la sua fortuna è sempre stata quella di essere una bella città, accogliente.
E penso che potrebbe tornare ad essere una città importante se solo sapesse riscoprire quella sua missione.
Lo è stata per la Chiesa come per lo Stato che in passato ha messo qui un pezzo importante della sua Difesa nazionale: due Reggimenti, un Arsenale, un grande Ospedale militare.
E quindi tanti giovani che da tutta l'Italia e in particolare dalle sue terre più meridionali qui venivano a imparare a servire il loro Paese, e a volte anche ad imparare …a leggere e scrivere!
Di tutta questa bella storia e della sua retorica patriottica, è rimasto ancora qualcosa?
Molti muri e tantissimi tetti sono ancora con noi, ma ho chiaro che questo è un passato finito da un pezzo.

Non siamo stati all'altezza di ciò che avevano saputo fare i nostri antenati.
Basta guardare l'eleganza di quegli edifici e confrontarli con quanto abbiamo costruito negli ultimi cinquant'anni! Una volta, i privati ed il settore pubblico andavano a gara a chi costruiva meglio e vediamo infatti accanto agli antichi palazzi dei nobili ed alle belle case dei ricchi borghesi, anche tante belle scuole ed altri edifici pubblici costruiti bene e con eleganza.
Negli ultimi decenni tutto ciò è praticamente cessato: c'è sempre gara tra privati e pubblico, ma è gara a chi costruisce peggio, con sciatteria, quasi per fare dispetto.

Ma anche qui il problema non è dato solo dai muri e dai tetti: degli edifici la cosa più importante è ancora ciò che ci sta dentro, sono le persone e la loro attività, che costruisce il futuro.
E' per questo che dovremmo tornare a ragionare su "chi" vogliamo essere in futuro, prima di discutere di quanto, dove, e come, dovremo costruire edifici (privati e/o pubblici), strade, servizi.
E' per questo che dovremmo tornare a ragionare di politica, e non di pettegolezzi come invece da anni si fa in questo paese, anche a Piacenza.

Politica: con ciò intendendo cosa serve ad una comunità di persone, anzitutto in termini di beni comuni, di ciò che accomuna.
E' per questo che chi dovrebbe avere quest'unica missione è il Comune, che è per antonomasia ciò che più abbiamo tutti assieme, e che di quanto è comune e di null'altro dovrebbe occuparsi.
Il Comune che (art. 3 dello Statuto): "cura gli interessi della comunità promuovendone lo sviluppo economico e sociale".
E' questa la prima missione, cui ne seguono, nel nostro Statuto, un'altra dozzina: dalla dignità della persona umana giù giù fino alla tutela degli animali.

Senza "sviluppo economico e sociale", il futuro semplicemente non c'è.
Nel senso che se non c'è un nostro progetto forte e condiviso di chi vogliamo essere non saremo noi a deciderlo ma subiremo le scelte altrui e saremo ciò che ad altri conviene.

E' questo il maggior pericolo per una città come Piacenza che ha una tale centralità nella pianura padana - e quindi in una delle parti più ricche del mondo - che ne fanno un'incredibile opportunità, anzitutto per noi piacentini se siamo all'altezza del compito, oppure per tutti gli altri se noi non saremo in grado di farlo.

Facendo un bilancio delle opportunità e delle occasioni mancate, vediamo che negli ultimi 20 anni abbiamo avuto un grande successo promuovendo il "polo universitario", con due università di serie A che assieme a noi hanno investito a Piacenza facendovi crescere iniziative di qualità, destinate ancora a svilupparsi se accompagnate da adeguate strutture residenziali (collegi nei conventi; appartamenti, mense,….).
Il Comune ha invece buttato via il "polo logistico", rinunciando a farne lo strumento giusto per una politica di attrazione di iniziative imprenditoriali.

C'è una terza opportunità per i prossimi vent'anni, che è rappresentata dal riuso delle tante strutture militari che stanno a Piacenza.
Alcune, di grande valore architettonico, sono in attesa di ricevere nuove destinazioni d'uso.
Se non saranno più militari, cosa potranno essere?
Quali investimenti riusciremo ad attrarre a Piacenza e per farne cosa, visto il livello nazionale e internazionale che quegli edifici rappresentano?
Il Comune saprà essere all'altezza di questa nuova missione, o gli farà fare la fine mediocre del "polo logistico"?
Bisognerebbe almeno evitare il pettegolezzo della politica-politicante, ed alzare un po' il livello del dibattito confrontandoci con le migliori esperienze nazionali e internazionali.
Da quella di Nola (vicino a Napoli) dove l'esercito progetta un impianto militare come il nostro nuovo, anche perché lì si è saputo investire bene nella logistica.
All'esperienza di città già in declino come Chicago che sono rinate trasformando porcilaie in centri di ricerca e cultura.


LIBERTA' del 21/11/2008


pubblicazione: 21/11/2008
aggiornamento: 22/11/2008

Categoria
 :.  PIACENZA A COLORI
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