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Piacenza Primogenita In 37mila dissero sì.

di FAUSTO FIORENTINI

Il 17 marzo, in ricordo della stessa data del 1861, abbiamo celebrato i 150 anni dell'unità d'Italia: dopo secoli in cui il loro Paese era diviso in tanti piccoli Stati, il più delle volte controllati da potenze straniere, gli italiani hanno trovato la strada dell'unità nazionale attorno al Piemonte (opzione vincente tra quelle proposte) e questo spiega perchè il Parlamento italiano era riunito nel capoluogo piemontese.

Ora festeggiamo il 10 maggio, ricorrenza legata a "La Primogenita", titolo che Piacenza deve a Carlo Alberto.
Siamo nel 1848. Innanzitutto che cosa è avvenuto in questa data? Il Congresso di Vienna del 1815, archiviato Napoleone, aveva riportato sui troni italiani i sovrani del passato, ma per Piacenza aveva fatto un'eccezione: il ducato a cui apparteneva la nostra città viene affidato a Maria Luigia d'Austria, donna che si trova in una situazione particolare. E' moglie dello sconfitto, ma contemporaneamente è figlia del vincitore.
La duchessa arriverà a Piacenza nel 1816 e governerà ininterrottamente fino al giorno della sua morte, 17 dicembre 1847. La sovrana ci lascerà alla vigilia delle rivolte del 1848 che, in Italia, possono essere sintetizzate nella prima guerra d'indipendenza. Diverse città si ribellano e in marzo Carlo Alberto dichiara guerra all'Austria: con l'esercito varca il Ticino puntando su Milano già liberata dagli insorti.

Piacenza è in ebollizione, presto si fa evidente il suo distacco da Parma, che pure si era ribellata al nuovo duca Carlo II di Borbone; il 21 marzo il vescovo Luigi Sanvitale benedice il tricolore che viene posto tra le braccia dell'Angilon sulla guglia del duomo; gli austriaci lasciano la città il 26 marzo e nello stesso giorno il consesso civico sostituisce il podestà Cigala Fulgosi con il primo sindaco Fabrizio Gavardi; viene nominato un governo provvisorio formato da Pietro Gioia, Camillo Piatti, Corrado Marazzani, Antonio Anguissola e don Antonio Emmanueli, parroco di San Francesco.

Il momento non è facile, ci sono tensioni anche interne e non solo con i parmigiani, ma il tutto procede nell'ordine, funziona molto bene una "guardia civica", si forma anche una colonna di volontari per partecipare alla guerra (sono i volontari chiamati "crociati" al comando del marchese Zanardi Landi); nella seconda metà di aprile viene deciso di avviare in tutti i Comuni piacentini un plebiscito per verificare la volontà popolare circa l'annessione al Piemonte e i risultati non lasciano dubbi: la quasi totalità si pronuncia per il sì (su 37.585 votanti, 37.089 sono per lo Stato Sardo) e il 10 maggio, con grande concorso di popolo, tale decisione viene ufficialmente proclamata nella chiesa cittadina di San Francesco; quattro giorni dopo una delegazione piacentina, formata da Pietro Gioia, Fabrizio Gavardi e ed Antonio Rebasti, si reca a Sommacampagna, presso Verona, dove Carlo Alberto era alla testa del suo esercito, e comunica la decisione dei piacentini. E' in questa occasione che il sovrano definisce Piacenza "Primogenita".

Sono mesi di grande entusiasmo. Il 3 luglio i piacentini ricevono la visita di Garibaldi, ma poi le sorti della guerra volgono al peggio. A Vigevano il 9 agosto 1848 viene firmato l'armistizio di Salasco che chiude la prima parentesi di questa guerra sfortunata destinata a vedere il ritorno in città degli austriaci che resteranno fino al 10 giugno 1859.

Seppure si tratti di pochi mesi ci sarebbero da citare altri particolari - è un periodo molto intenso - ma per questi rimandiamo ai libri di storia piacentina che trattano del periodo. A parte la cronaca, quasi convulsa, questi avvenimenti meritano qualche considerazione. Su tutte, soprattutto una: questa pagina della storia piacentina è una meteora dovuta al velleitarismo di pochi intellettuali locali oppure parla di avvenimenti radicati nella vita della comunità?

Il 4 marzo Carlo Alberto approva lo Statuto, un documento che dovrebbe essere rivalutato nella storia delle libertà costituzionali. Pochi giorni dopo il governo provvisorio piacentino recepisce nella propria legislazione le disposizioni dello Statuto, tra cui il principio della libertà di stampa, e proprio in questi i mesi a Piacenza vedono la luce due giornali che possono essere considerati i primi titoli del giornalismo moderno che, oltre ad essere centrato sulla notizia, ha come condizione indispensabile la libertà di stampa. Non è un caso se a Piacenza torneremo a parlare di veri giornali dopo il 1859. Sono il filogovernativo "L'Eridano" (bisettimanale, esce dal 5 aprile al 30 dicembre) e "Il Tribuno del Popolo" (voce dell'opposizione, dal 2 maggio al 29 luglio).

Va pure considerato che i piacentini, con l'adesione allo Stato Sardo, si pronunciano chiaramente per l'unità nazionale e lo fanno in un momento in cui la città sta sviluppando una propria autonomia civica che viene da lontano e che avrà soprattutto sviluppi importanti nei decenni seguenti.
Per il ducato in genere, ma per Piacenza in particolare, il governo di Maria Luigia, illuminato e attento alla vita della comunità, permette che la città sviluppi una propria autonomia intellettuale che ha diversi esponenti.
Alcuni li abbiamo citati, ma molti altri andrebbero ricordati tra cui il giovane Giuseppe Manfredi, la cui figura percorrerà l'intero arco risorgimentale, dal 1848 al 4 novembre 1918, quando da presidente del Senato saluta la conclusione vittoriosa della quarta guerra d'indipendenza (morirà due giorni dopo).

Ma che il 1848 non sia stata una meteora è dimostrato anche dalla storia piacentina dei decenni seguenti.
Quando nel 1859, con la seconda guerra d'indipendenza, torna l'idea di un'Italia unita, i piacentini dimostrano di essere una comunità propositiva, tanto che quando si giunge alla proclamazione ufficiale dell'unità del Regno nel marzo del 1861, già nel 1860 Piacenza aveva anticipato tale linea confermandola, nei decenni seguenti, con iniziative nazionali quali la prima Camera del Lavoro (1891) e la Federazione dei Consorzi Agrari (1892), entrambe figlie di una società animata da voglia di nuovo e di cambiamento.

da LIBERTA' del 10/05/2011


pubblicazione: 10/05/2011
aggiornamento: 11/05/2011

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