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Piacenza la piu' "tagliata" d'Emilia

Nelle casse comunali 3 milioni di euro in meno. Cacciatore: così si mette in crisi il welfare locale

I più “tagliati” dell'Emilia Romagna: spetta a Piacenza il non invidiabile record di comune capoluogo in regione maggiormente penalizzato dalle riduzioni stabilite quest'anno dei trasferimenti dallo Stato centrale alla periferia.
Nelle casse comunali sono in arrivo 20 milioni e 351mila euro, la fetta più piccola della torta distribuita negli altri centri emiliani: ben 3 milioni e 507mila euro in meno rispetto alla quota del 2003.
In percentuale una diminuzione del 14,7 per cento che ha messo a dura prova gli equilibri contabili nella recente predisposizione della manovra di bilancio.
La rilevazione è dell'Anci regionale (Associazione nazionale comuni d'Italia) che ha condotto un'indagine sui rendiconti previsionali 2004 da poco approvati nei 13 enti con più di 50 mila abitanti: complessivamente i soldi a cui rinunciare ammontano a circa 36 milioni di euro.
Gli effetti dei tagli non saranno omogenei sull'intero territorio: le finanze dei 341 comuni della regione dovranno fare a meno di complessivi 88 milioni di euro, con i trasferimenti che passeranno dagli 840 milioni stanziati nel 2003 ai 752 previsti per l'anno corrente, con una contrazione media del 10,5 %.

Sono cifre ben note alle orecchie dell'assessore al Bilancio Francesco Cacciatore, il quale vede confermate dalle rilevazioni dell'Anci tutte le considerazioni espresse nelle settimane passate, durante il dibattito sulla manovra comunale.
«Questo dei tagli - ricorda - è stato il leitmotiv della discussione in consiglio comunale: come dimostrano i dati forniti da una fonte non sospetta, ma comprensiva di enti locali di tutti i colori politici, l'allarme sulla mancanza di risorse non era il piagnisteo di un assessore che deve far tornare i conti».
«In realtà sul tappeto si ripropone - afferma - il problema della finanza locale e dell'autonomia impositiva demandata ai comuni.
Questo governo non ha ancora sciolto il seguente nodo: come si declina il dettato della Costituzione in tema di fiscalità decentrata, dopo la riforma federalista del Titolo V?».
La ricerca dell'Anci evidenzia la difficoltà degli enti locali nel reperire i fondi per compiere investimenti: in tutta la regione si diffonde un utilizzo crescente dei proventi derivanti dalle concessioni edilizie, come ha fatto anche il Comune di Piacenza.
«L'aumento della quota degli oneri di urbanizzazione - sostiene Cacciatore - per finanziare la spesa corrente è stata una scelta necessaria, che ci ha consentito di tenere ferme le tariffe e conservare la qualità delle prestazioni erogate.
Alla luce del confronto con le altre realtà regionali, credo che il nostro bilancio assuma ancor di più valore: siamo riusciti a mantenere un'imposizione tributaria pro capite tra le più basse della regione, l'Ici invariata, la minore su scala emiliana, senza ritoccare gli standard dei servizi». «Tutto questo - puntualizza l'assessore - nonostante le politiche a livello centrale mettano in forte difficoltà l'intero sistema di welfare locale: a che serve regalare mille euro per il secondo figlio, se poi non ci sono gli asili e le altre prestazioni assistenziali indispensabili?».
«Noi invece - conclude - abbiamo perseguito la nostra linea di estensione dei servizi con l'aumento dei posti nei nidi e dell'aiuto agli anziani».




E la Finanziaria inchioda le tariffe.
Nessuno degli enti locali emiliani ha aumentato l'Ici nel 2004.
Lo rileva la ricerca compiuta dall'Anci regionale sulle finanze dei principali centri.
L'unica eccezione positiva è quella di Ravenna, che ha stabilito di far scendere l'aliquota prevista per la prima casa dal 5,5 al 5,3 per mille.

Nessun ritocco in regione anche per l'addizionale Irpef, ma non è merito dei comuni.
La finanziaria 2004 ha infatti confermato per il secondo anno consecutivo la sospensione della possibilità di nuovi incrementi: una misura che ha privato gli enti locali di una leva fiscale importante. Una limitazione all'autonomia finanziaria che, secondo l'Anci, sembra in contrasto con l'articolo 119 della Costituzione.

Sul versante delle tariffe, emerge una certa stabilità: il tasso di copertura medio, ovvero le entrate da tariffe rispetto alle spese per i servizi erogati, quest'anno scenderà dal 55% del 2003 al 53,8 %. Cifre che testimoniano lo sforzo compiuto dagli enti, che sono ricorsi agli inasprimenti solo per far fronte alla crescita dei costi di gestione. Sul piano dell'utilizzo degli oneri concessori, quest'anno l'incidenza media sulle spese correnti è destinata ad aumentare dal 4,6 al 5 %.


pubblicazione: 22/04/2004
aggiornamento: 08/12/2004

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