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Piacenza attragga una dirigenza di alto livello

di PIERLUIGI MAGNASCHI

Piacenza attragga una dirigenza di alto livello

di PIERLUIGI MAGNASCHI

Quando si parla del futuro di una città, si parla soprattutto del suo sviluppo economico.
Quest'ultimo, iper-semplificando, dipende dagli imprenditori (anche se non si conosce ancora, e forse non si conoscerà mai, la ricetta per farli aumentare in numero e crescere in importanza ) e dalle condizioni ambientali.
Di queste ultime, Piacenza, ne ha una che gli ha regalato Iddio: la sua posizione geografica, al centro del Nord Italia.
L'altra, alla cui costruzione debbono invece provvedere gli enti pubblici, soprattutto locali, è la vivibilità complessiva della città.

La posizione geografica di Piacenza è tale per cui la nostra città dista 50 minuti da Milano e un'ora e mezza da Torino, Genova, La Spezia, Bologna, Verona, Lugano.
In un soffio di tempo, quindi, tutte le località dell'Italia del Nord che contano economicamente, sono raggiungibili dalla nostra città.
Si dirà che questa situazione geografica non è di oggi ma si affonda nella notte dei tempi, anche se finora essa non ha dato grandi benefici a Piacenza.
Ciò vuol dire che la condizione di Piacenza come provincia-ombelico della Padania, non serve?
Non è servita, in passato.
Ma serve oggi, e servirà sempre più in futuro, come del resto dimostra, ad esempio, il centro di smistamento e stoccaggio dell'Ikea.
Sinora infatti un imprenditore di Voghera, o di Cremona, o da Casalpusterlengo, inevitabilmente attaccato alle sue origini, piazzava i suoi stabilimenti o i propri capannoni, vicino a casa sua.
Ma quando questa scelta di localizzazione la fa un'impresa che si trova dall'altra parte del mondo, il cuore non serve più, si utilizza il compasso.
Quando da Copenhagen, Seattle o Shangai decidono di investire in Italia, lo localizzazione se la fanno suggerire, non dalle loro radici e dai loro affetti, ma da un computer che è caricato di dati oggettivi, idonei a ottimizzare l'investimento.
E, sul piano del computer, Piacenza è imbattibile, per quanto si riferisce alle piattaforme di smistamento delle merci che sarà una delle più rilevanti attività economiche in un Italia che, a causa del suo altro costo lordo delle retribuzioni, resterà un paese di consumo che si orienterà in attività di tipo quaternario: servizi, assistenza alle persone, ricerca.
Ciò che consumeremo, in termini di generi di largo consumo, sarà invece prodotto sempre più altrove, spesso in paesi molto lontani da noi.
E tutto questo dovrà essere movimentato da imponenti ed efficienti strutture logistiche.

Ma se si vuole attrarre anche attività produttive di punta, in un mondo sempre più integrato (avvisaglie di questo tipo si stanno già vedendo nella parte tecnologicamente più innovativa della struttura produttiva piacentina) Piacenza deve essere in grado di attrarre anche una dirigenza e dei tecnici di altissimo livello che ormai sono nomadi.
Questi, vanno dove trovano grosse opportunità.
E dove glielo consentono le loro famiglie.
E cioè le loro moglie e i loro figli.
Questa élite multinazionale, che spesso proviene da paesi iper-sviluppati, vuol vivere in città sicure, gradevoli, belle, dotate di scuole che funzionino, di ospedali moderni, di verde diffuso, con poco inquinamento.
Questo vuol dire che la Piacenza che può essere interessante e attrattiva per i nuovi investimenti e quindi anche per i nuovi tecnici, è una città che ha risposto alla domanda di migliore vivibilità che è già espressa dalla sua cittadinanza.

Venendo incontro alle necessità dei piacentini, la pubblica amministrazione crea anche le condizioni per agevolare la localizzazione di nuove attività economiche avanzate.
Queste condizioni, per avere effetto, debbono essere di sostanza, certo, ma anche di visibilissima apparenza.
Oggi, ad esempio, per una famiglia al seguito di un tecnico americano, Piacenza è una città senza verde e, quel poco che c'è, è gestito a casaccio, senza cura e senza passione.
Che ci vuole a piantare duemila (e nessuna in meno) piante di alto fusto all'anno, dovunque sia possibile e festeggiando poi l'annuale evento dell'impianto della duemillesima pianta, con una grande festa popolare nella città?
Una manifestazione con vecchi e bambini, non per gridare contro qualcosa o qualcuno, ma per felicitarsi a vicenda per il raggiungimento di un traguardo civile, utile per tutti e soprattutto per i più deboli.
Piacenza, tanto per fare un altro esempio, è una città dove, dal Belvedere e dalla Galleana, se hai un bambino al seguito, o se non sei un giovane atleta disposto a rischiare, non puoi arrivare con la bicicletta, in centro città.
E ciò solo perché la pubblica amministrazione locale, non avendo avuto sinora il coraggio di fare scelte inevitabili, cioè di cancellare duecento posti macchina, non osa fare delle piste ciclabili, non solo pateticamente dipinte sull'asfalto, ma fisicamente protette da cordoli.
Queste ultime però non debbono rosicchiare i marciapiedi che, a Piacenza, spesso, non consentono nemmeno a due persone di rimanere affiancate.
Una scelta di questo genere finirebbe per portare in centro migliaia persone che si muovono, felici, silenziosamente ed ecologicamente.
Se è possibile a Bruges (dove piove 28 giorniall'anno) perché non deve essere possibile a Piacenza? Una città vivibile per i piacentini sarebbe un magnete per industrie ad alto valore aggiunto.
Unirebbe, come si dice, l'utile al dilettevole.




pubblicazione: 21/11/2008
aggiornamento: 22/11/2008

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