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ottobre
2020
Sant'Orsola e compagne martiri



Piacenza 2020 : cosa ne pensano gli Onorevoli Piacentini.

Tempi certi, progetti concreti che sappiano tenere conto delle variabili che potranno intervenire da qui al 2020.

E' questo l'orizzonte temporale a cui guarda la nuova edizione del Piano strategico a cui lavorano Provincia, Comune e Camera di commercio.

Ieri al tavolo anche i parlamentari Luigi Petrini, Tommaso Foti e Massimo Polledri (assente giustificato Antonio Agogliati) il consigliere regionale Nino Beretta e l'assessore Marioluigi Bruschini.

Se l'impegno prioritario è la stesura del documento che darà il via agli stati generali della seconda generazione, negli incontri che si susseguono in queste settimane escono diverse “emergenze”.

Il Po come questione nazionale, patto sulla logistica che coinvolga tutti i comuni per dare un governo alle aree produttive che crescono senza coordinamento, slancio all'agricoltura, settore sotto stress anche per le politiche comunitarie: resta una vocazione del Piacentino, ma la si deve qualificare.

Tutto questo facendo lobby verso Regione, Parlamento e su fino a Bruxelles.

azione di lobby -
Se gli argomenti su cui stringere l'impegno non sono nuovi, il metodo di lavoro per portare a casa risultati deve essere più incisivo.
Non più basato sulla lobby per conoscenza, ma sulla convinzione, la coesione e la bontà dei progetti.
«Non è stato così - ha suggerito Nino Beretta consigliere regionale e tra i promotori del patto prima maniera - che abbiamo ottenuto il Programma d'area regionale sulla logistica?»
Tra battute critiche sulla scarsa incisività del vecchio Patto per Piacenza e proposte per riempire di contenuti la nuova programmazione territoriale i parlamentari, che saranno inseriti da subito nel Comitato strategico (invitati già a partire dalla prossima riunione del 20 luglio), hanno dato la loro disponibilità per far progredire i progetti decisi nella nuova fase del Piano strategico.
Consapevoli - ha richiamato Tommaso Foti - che da qui al 2020 alcune questioni potrebbero non essere più di competenza nazionale.
Già oggi, con la riforma del titolo quinto della Costituzione, l'energia è passata nelle competenze alle regionali.
Ed è quindi a quel livello che si deve guardare.
Dal punto di vista istituzionale - ha sottolineato l'onorevole Luigi Petrini - ci sarà la nostra piena disponibilità
«Diteci però quali sono i momenti legislativi utili alla vostra pianificazione».
Meglio tardi che mai ha esordito Massimo Polledri segnalando che i parlamentari sono poco coinvolti anche su questioni importanti per Piacenza.
Ed ha poi raccomandato attenzione che la discussione sul Piano strategico non finisca per essere una passerella elettorale.
«Guardiamo anche a Milano» -
Un rimprovero alle amministrazioni: non aver saputo utilizzare al meglio le disponibilità programmatorie del governo (Beni culturali, informatizzazione, Authority, distretto per le energie rinnovabili).
Eppure - ha ricordato - ha dimostrato di sapersi dar da fare.
Ritorna insoluto per Polledri il solito problema della strategia del futuro di Piacenza.
Occorre capire se guarda a Milano (come dovrebbe per non dimenticare che migliaia di ingegneri piacentini partono ogni mattina per lavorare in Lombardia) o resta legata a filo doppio con Bologna. Se si ragiona in chiave strategica, non si può dimenticare il rapporto con le realtà immediatamente vicine.
I tempi.
Altro argomento messo a fuoco.
La programmazione richiede tempi lunghi e il 2020 non dovrà essere solo il limite per l'elencazione dei progetti ma entro quella data di alcuni dovranno vedersi già gli effetti.
Ha specificato Tommaso Foti.
Il parlamentare di An si è soffermato sul problema della logistica.
Nel momento in cui si fa una programmazione di lungo respiro - ha spiegato - sarebbe necessario riproporre quello che è stato fatto a livello nazionale.
Un patto per la logistica con i Comuni.
«Dobbiamo evitare - ha detto - che dalla sera alla mattina chiunque, in qualsiasi parte della provincia, possa decidere di destinare aree per la logistica.
Così non si programma: si crea caos su tutto il territorio.
Anche per l'inevitabile crescita di domanda residenziale».
Ma su questo il confronto è solo all'inizio.



Bruschini: «Vogliamo che l'Italia adotti il Po»

Da qualsiasi parte lo si guardi lo sviluppo e il futuro di Piacenza passa per il Po.
Ne ha parlato lungamente il presidente della Provincia Boiardi nell'illustrare l'accordo con Parma e Reggio siglato di recente che dovrà essere utile anche in funzione dei progetti per il Po.
Qual è l'obiettivo che ruota intorno al Grande fiume?
Presto detto riuscire a fare quadrato e premere affinché l'Europa individui quella del Po come area vasta.
Ne ha tutte le caratteristiche anche se il nostro fiume - ha detto Boiardi - non attraversa più nazioni.
Entro il 2007 questo è il compito che ci diamo e le credenziali ci sono.
Non è cosa da poco: le tre province dell'Emilia nord assommano un milione di abitanti.
E' l'argomento forte che porteremo a Bruxelles.
Fare del rilancio del Po, compresa la sua navigabilità, un tema strategico nazionale è anche il compito che si prefigge l'assessore regionale Marioluigi Bruschini
«Vorrei cavalcarlo il tema del Po - ha spiegato - e se intorno a questo tavolo entrano anche i parlamentari, ebbene è uno stimolo in più.
Intorno al fiume è aperta una grande questione infrastrutturale.
Non è solo una questione di carattere idraulico.
Perché la maggior parte dei ponti che attraversano il fiume versano in uno stato di salute quanto meno cagionevole.
E poi resta sempre la scommessa della navigabilità.
Vorrei capire una cosa: saremo capaci oppure no di riuscire come sistema Italia di riunire le città sul fiume intorno a un progetto che ha al centro la navigazione, il turismo, il sistema ecologico, la sicurezza e la cultura del Po?
Per quanto mi riguarda garantirò un impegno particolare anche come membro del comitato d'indirizzo di Aipo.
Stimolerò su questo argomento financo rischiando di essere petulante».
(da Libertà del 12 luglio 2005)



pubblicazione: 12/07/2005

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Petrini, Polledri, Foti

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