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venerdì
26
febbraio
2021
Sant'Alessandro



galleria immagini  Passione e violenza: tutti i colori del derby Cremonese-Piacenza.
  Dalla tensione fuori dallo stadio al grande tifo all'interno.
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CREMONESE-PIACENZA 1-2

Quasi dieci anni di attesa, ripagati da una vittoria.
Roba da consegnare alla storia, che rispecchia il valore delle due squadre: il Piacenza ha più qualità e fa suo il derby.
Un derby ricco di pathos, povero di spunti tecnici, ma guardabilissimo.
Il Piace mette la Cremonese all'angolo, perché colpisce due volte dalla bandierina.
Ancora beneficiato dai calci piazzati, con Miglionico che piazza la sua prima zampata in biancorosso e Cacia che lo imita, subito dopo il pareggio di Carparelli su rigore.

È calcio vero, finalmente: clima, emozioni, passioni.
E la curva biancorossa mette il vestito della festa: giovanissimi, giovani, quarantenni e oltre.
Entrano le squadre, il piccolo maracanà dei poveri esplode: evviva gli stadi senza pista.
Sull'erba non si va per il sottile da subito.
A viso aperto, il Piace ci sta a fare muso contro muso.
Passano sette minuti e in curva nord è festa grande.
Il Piace capitalizza ancora una volta al meglio una palla inattiva.
L'angolo è di Moscardi da sinistra, svetta Miglionico che di testa si confeziona il suo primo gol biancorosso.
La Cremonese si deve riorganizzare, e sceglie il fraseggio breve e quando Furiani s'infila in area dopo un bello scambio, va a cercare il contrasto con Moscardi e va giù.
Il rigore c'è, Messina lo concede, Carparelli lo trasforma.
Si ricomincia da capo.
Ma passa un minuto, poco più, e il Piace torna in vantaggio: ancora un angolo di Bocchetti, stavolta svetta Cacia e siamo 2-1.
Dopo il riposo si ricomincia e Cacia colpisce subito la traversa.
La Cremonese pressa sulla spinta dei nervi, il Piace va in trincea.
Tocca a Prisciandaro, che prova a travestirsi da Mondonico, che quando entrava faceva sempre male
al Piacenza.
Il Piacenza fa un errore principale: quello di non ragionare.
E si complica la vita.
Tanto che Miglionico deve superarsi per salvare di testa sulla linea di porta con Aldegani battuto.
Poi tocca a Ganci sbagliare il terzo gol, anzi se lo divora: solo a porta vuota colpisce il palo, riprende e trova ancora la respinta di un difensore.
Il fatto è che il Piace deve aggrapparsi al vantaggio minimo, ma ormai nessuno ha più birra e il Piace si mette in tasca altri 3 punti.
Ma prima deve subire l'utlimo brivido: Carparelli si divora il pari da un passo.
I biancorossi vanno a saltare sotto la curva.
Paolo Gentilotti, Libertà del 1/11/2005



Un diciottenne piacentino arrestato, due denunciati a piede libero tra cui un minore.
Un paio di contusi tra gli ultrà biancorossi ed altrettanti tra le forze dell'ordine.
Il calcio è rock, la violenza è lenta.

Magari bastassero gli aforismi del "molleggiato" per esorcizzare una sfida di campanile che evoca vecchie suggestioni, ma purtroppo anche nuove paure.
Per fortuna c'è l'album dei ricordi.
Tornare allo Zini è come rivedere una fidanzatina del Liceo, invecchiata ma ai nostri occhi sempre piena di fascino.
Guardi il manto erboso e pensi che proprio là, da quel punto preciso della tre quarti di campo, il povero Rino Gritti ha fatto partire un missile terra-aria, letale per il portiere Reali.
Ripensi al ghigno beffardo di Mondonico dopo ogni goal-beffa, alle urla di Titta Rota.
Ma poi i lampeggianti, le sirene, i lacrimogeni, i poliziotti in assetto di "guerra" che caricano a fine gara ti riportano alla realtà odierna.

Le curve sono zeppe di passione e di colori.
Emozioni che esplodono già dopo il fischio d'inizio, nella saporita sfida di urla e di striscioni.
Gli ultrà biancorossi ipotizzano in coro una relazione sentimentale tra il centravanti cremonese Prisciandaro (che un pò se l'è cercata, con quella maglietta - «odio Piacenza» - insensatamente esibita lo scorso anno) e Lapo Elkann.
I tifosi lombardi rispondono con uno spiritoso striscione: «Miracolo allo Zini: la moltiplicazione dei piacentini».
Ma oltre gli sfottò, oltre il recinto dello stadio, c'è il solito clima da guerra civile e si capisce subito che, se non succederà nulla di grave, non sarà certo per l'appello bipartisan dei sindaci Reggi e Corada, ma per il massiccio schieramento delle forze dell'ordine, che - almeno all'inizio - impedisce ogni contatto tra le due tifoserie.
Salvo per un'estemporanea incursione di un gruppo di ultras biancorossi che, un'ora prima del fischio d'inizio, arrivano con il pullman fin sotto la curva grigiorossa e scendono cercando lo scontro.
Vola qualche colpo proibito con gli ultrà della Cremonese, ma il tempestivo intervento della polizia ristabilisce subito l'ordine prima che la situazione degeneri.
Bilancio: qualche contuso, un arrestato (è un diciottenne piacentino già diffidato) e due denunciati (uno, minorenne, per inosservanza del Daspo, cioè la diffida, l'altro - diciottenne - perché aveva pensato bene di andarsene allo stadio con una forbice in tasca).

Già l'avvio di giornata non era stato incoraggiante.
Anzi, se il buongiorno si vede dal mattino, la sfida era iniziata davvero sotto i peggiori auspici.
Con il lancio di molotov contro il "magazzino" degli ultrà grigiorossi, sotto la curva sud dello Zini.
Ad accorgersene, nella mattinata, gli agenti della Digos di Cremona impegnati nella cosiddetta "bonifica", cioè nei controlli tesi ad evitare che sugli spalti - prima della gara - vengano nascosti gli attrezzi del mestiere dei calcio-teppisti: razzi, botti, fumogeni o altro materiale proibito.
Non erano ancora le undici quando i poliziotti impegnati in queste verifiche hanno avvertito un acre odore di fumo provenire dal settore del campo sportivo in cui tradizionalmente prendono posto gli ultrà locali.
Proveniva da una stanzetta che si trova proprio sotto la curva, dove i tifosi della Cremonese tengono gli striscioni, i megafoni e tutto il materiale necessario per la preparazione delle coreografie.
Da una finestrella basculante a pochi metri d'altezza, qualcuno (entrato nel recinto dello stadio scavalcando la cancellata) aveva gettato dentro una molotov, che aveva subito dato fuoco al materiale cartaceo stipato nel piccolo magazzino.
Abbastanza logico pensare ad un raid notturno degli ultrà biancorossi. Ma la polizia ha smentito ogni paternità certa del gesto.
«Nessuna rivendicazione» assicurava ieri mattina Luigi Rocco, dirigente della Digos cremonese.

Poi calma piatta fino al tardo pomeriggio, quando la festosa macchina per l'invasione di Cremona si mette in moto. Dalla stazione di Piacenza parte un treno speciale con mille sostenitori biancorossi, almeno altri duemila viaggiano con pullman e auto (la targa "sprovincializzata" mette al riparo dai raid vandalici).

A Sant'Antonio decolla la corriera della nostalgia: sono i vecchi ultrà della Legione Gotica, "ragazzi" ultraquarantenni tornati allo stadio proprio per questo eccezionale rendez vouz con il passato.
Alle sette e trenta la curva nord dello Zini comincia già a popolarsi.
Fuori la polizia tiene energicamente lontani i due gruppi.
Tutto fila liscio, almeno fino al fischio finale.
Ma alle 23 già si torna alle sirene e ai lacrimogeni.
Nel piazzale dietro la curva della Cremonese la polizia carica con i lacrimogeni per evitare che gli ultrà grigiorossi sfondino e raggiungano gli avversari.
E anche sul lato opposto dello stadio si rende necessario un intervento analogo per evitare che qualche piacentino, troppo euforico, parta a caccia dei cremonesi.
Fortunatamente tutto fila liscio.
Treno e pullman ripartono e il bilancio extracalcistico del derby del Po, per fortuna, si chiude così. Basta e avanza.
Giorgio Lambri, Libertà del 1/11/2005


Categoria
 :.  SPORT




pubblicazione: 01/11/2005
aggiornamento: 06/11/2005



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