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lunedì
6
luglio
2020
Santa Maria Goretti



Parla l'ex-sindaco ed ex-assessore Stefano Pareti.

«La cultura? Per questa giunta conta poco».

«Per dirla con Veltroni, non si interrompe così un'emozione...».

Scherza Stefano Pareti sulla sua brusca uscita di scena dalla Giunta Reggi, una volta appresa dal sindaco la decisione di separare la delega al Teatro da quella alla Cultura, un “corpo unico” a cui Pareti teneva in modo particolare. Ma un minuto dopo si fa serio: «Non accettando di restare, ho tutelato la mia dignità».

Inizia da qui la riflessione amara dell'ex assessore a cultura, commercio e turismo di Palazzo Mercanti, espresso dallo Sdi, politico di lungo corso (quest'anno compie quarant'anni di militanza) e fuori dalla giunta da metà settembre, dopo un rimpasto annunciato.
Forse Pareti avrebbe preferito tacere sul disagio maturato da tempo dentro l'esecutivo, un po' come certi gentiluomini d'altri tempi che non chiacchierano sugli amori, specie quelli finiti.
«Ma tanta gente mi ferma per strada e mi chiede: insomma, te ne sei andato o ti hanno dimissionato?» spiega lui.
E allora meglio raccontare, una volta per tutte.
E dunque, come è andata?
E' stato un “calice” amaro?
«L'amarezza c'è tutta per aver dovuto interrompere questo rapporto con Reggi e la giunta, ma le condizioni di convivenza non sussistevano più. Ho preso la decisione più dolorosa e più coerente per me».

Strappo politico o umano? «Direi amministrativo.
Nelle concitate ore che hanno preceduto le decisioni del sindaco, Reggi mi ha fatto una proposta irricevibile: restare in giunta rinunciando alla delega sul Teatro, ma sono convinto che non si possa scindere il Teatro dalla politica culturale di un ente locale. Né ho capito per quale motivo avrei dovuto rinunciare a quella delega.
Vi erano richieste in tal senso di alcuni gruppi di maggioranza, ma se il sindaco avesse voluto, avremmo potuto insieme affrontarle e gestirle». Forse si trattava di “ri-pesare” ciascuna forza della coalizione.
«Probabilmente - argomenta Pareti - ci sono anche aspetti di caratura partitocratica, che accompagnano tutte le amministrazioni, poi mi si rimproverava il fatto che il funzionamento del teatro avesse bisogno di spinte propulsive.
Ma quando ci sono problemi, in una giunta come in una famiglia, ci si siede attorno ad un tavolo e si affrontano, non si punta un coltello alla gola di un familiare o di un amico dicendogli che deve rinunciare perché non gradito.
Non potevo condividere né le richieste né le critiche, arrivate fuori tempo massimo e senza consentirmi di dimostrare la loro infondatezza».

Questa «rottura» ammette però Pareti nasce da lontano e si consuma sul modo di intendere il ruolo della cultura.
«Per due anni e tre mesi, fin che ho potuto - prosegue - ho cercato di realizzare risultati e obiettivi con scarse risorse e fra un tiepido interesse da parte di molte rappresentanze all'interno della giunta, quando anche questo minimo è venuto a mancare ho preferito interrompere il rapporto.
La cultura è un fattore centrale di sviluppo civile ed economico della comunità, lo dico da sempre, ma su questo tema non ci siamo proprio, non c'è volontà di sviluppo.
Sottrarre anche la delega del Teatro, verso il quale il sindaco nutre maggiore sensibilità, non era accettabile, sarebbe stata un'automutilazione.
Ho preferito andarmene anziché essere vittima di una politica asfittica su questi temi».
C'è rischio di un impoverimento, oggi?
«Vedremo in bilancio, personalmente dico che una giunta di centrosinistra coraggiosa e sensibile avrebbe dovuto investire» è la risposta.

Tira anche una somma positiva di questo suo mandato?
«Penso di aver contribuito a destinare l'ex Enel di via Santa Franca all'ampliamento della Ricci Oddi e non a quella “macedonia” inizialmente proposta, ho spinto sul finanziamento per il recupero della Biblioteca Passerini Landi, ma anche qui, ecco la scarsa sensibilità, so che avrà tempi di realizzo molto diluiti. Sul versante commerciale sono fiero di aver dato vita all'osservatorio dei prezzi, utile a varare politiche per la tutela dei ceti deboli».

E adesso? Si gode la pensione o pensa ancora alla politica?
«La mia attenzione ai temi della vita amministrativa e comunale resta viva, continuerò a seguirla. Credo ad una idea di città che forse non collima con quella del sindaco, un'idea che vede nella cultura ciò che tante città uguali o simili a noi hanno da tempo scoperto.
Ma le capacità di competizione che queste città mettono in campo, Piacenza non riesce a dimostrarle, eppure i flussi turistici oggi puntano proprio sui centri minori.
Il marketing culturale però non è raggiungibile gratuitamente, bisogna rischiare in proprio.
Anche sul turismo - conclude Pareti - mi si era chiesto di lavorare senza mezzi, senza risorse, senza investimenti, aspettando un miracolo dei “pani e dei pesci“ che nella storia dell'umanità è riuscito una volta sola e si ritrova sulle pagine del Vangelo, ma non nello statuto del Comune di Piacenza».
Patrizia Soffientini


pubblicazione: 29/10/2004
aggiornamento: 19/12/2004

Stefano Pareti accantonato. 4519
Stefano Pareti accantonato.

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