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Una donna psicolabile si getta contro Ratzinger
CITTÀ DEL VATICANO Una donna svizzera si è gettata su Benedetto XVI mentre si avvicinava all’altare di San Pietro per celebrare la messa della notte di Natale. Il Papa è caduto, ma si è rialzato quasi subito, aiutato dai cerimonieri, mentre il cardinale Roger Etchegaray, 87 anni, si è accasciato ed è stato portato via.
Inizio movimentato, ieri sera, per la messa della notte di Natale celebrata dal Papa a S. Pietro, per la prima volta con due ore di anticipo, per non affaticare troppo il pontefice ottantaduenne - si era detto - in vista degli impegni del mattino seguente. Attimi di tensione che si sono stemperati a fatica oltre il muro delle migliaia di fedeli che hanno assistito alla messa, lasciando un velo di apprensione a pervadere l’intera funzione liturgica, comunque officiata da un Papa apparentemente non turbato dall’accaduto. Alla fine della messa, la Rai ha riproposto le immagini della diretta, che hanno fatto subito il giro del mondo, e hanno chiarito l’accaduto.
Nel filmato si vede il Papa unirsi alla processione dei cardinali e dei concelebranti, poi una donna vestita di rosso che salta le transenne e gli si getta addosso. Il pontefice cade a terra. Per qualche secondo si vede solo un gran trambusto, e il card. Etchegaray che si accascia. Poco dopo, questione di pochi secondi, il Papa è di nuovo in piedi, la processione prosegue, raggiunge l’altare e la messa comincia. Il Papa appare appena un pò scosso, e conduce la celebrazione senza tentennamenti. Legge sicuro il testo dell’omelia, in cui esorta ad andare incontro a Dio, rinunciare all’egoismo e alla violenza, a usare «solo le armi della verità e dell’amore».
Intanto la donna viene condotta alla Gendarmeria vaticana, dove viene trattenuta in stato di fermo. Appare confusa e agitata, forse sofferente di mente, dice di aver voluto abbracciare il Pontefice. Si sospetta possa essere la stessa che lo scorso anno tentò un gesto analogo, ma al momento non ci sono conferme.
Restano i molti interrogativi su cosa sarebbe successo se, al suo posto, vi fosse stato qualcuno con cattive intenzioni, anche è certo che non avesse addosso alcuna arma o oggetto contundente, avendo comunque dovuto passare attraverso un severo sistema di controlli all’entrata.
Il card. Etchegaray è stato ricoverato al pronto soccorso vaticano per accertamenti, ma è stato trasferito in nottata al Policlinico Gemelli.
Nessuna preoccupazione invece per la salute del Papa, il quale, nonostante l’età, qualche disturbo alla circolazione, e la frattura al polso subita la scorsa estate in una caduta accidentale, ha lasciato tranquillamente la Basilica, appena sostenuto dai cerimonieri nello scendere le scale dell’altare, alla fine della Messa. Circondato da uno stretto cordone di sicurezza.
«Rinunciamo alla violenza, e usiamo solo le armi della verità e dell’amore», è stato poi l'appello di Benedeto XVI durante la messa. Il Papa ha invitato a «guardare Dio», e ad imparare da lui «la bonta» e «l’umilta», «vera grandezza». Un ennesimo appello alla pace nell’immagine di Dio che si fa presente agli uomini in forma di bambino. «Tale è la novità di questa notte - ha detto il Papa - la Parola può essere guardata, poichè si è fatta carne». Benedetto XVI ha quindi concluso la sua omelia con una citazione biblica riferita al paganesimo, definito da Origene «mancanza di sensibilità», «cuore di pietra», incapacità «di amare e percepire l’amore di Dio», limiti ravvisati dal Papa anche nella «mentalità del mondo odierno». Per questo ha innalzato una preghiera a Dio affinchè faccia in modo «che io e tutti noi da pietra e legno diventiamo persone viventi, nelle quali il tuo amore si rende presente e il mondo viene trasformato».
La Maiolo: "Lo volevo solo toccare". Ci aveva provato l’anno scorso, ha tentato di nuovo quest’anno, sempre a Natale, con un unico obiettivo: «volevo toccare il Santo Padre, non volevo fargli del male». Dopo averlo detto agli uomini della Gendarmeria vaticana e ai medici del Santo Spirito, Susanna Maiolo l’ha ripetuto anche oggi ai sanitari dell’ospedale di Subiaco, dove è stata trasferita ieri mattina dopo aver tentato di avvicinare il papa durante la messa a San Pietro e averlo trascinato a terra. Che quello della giovane venticinquenne italo-svizzera di Frauenfeld - la tranquilla capitale del cantone di Turgovia dove è nata, 20mila abitanti a 30 km dal lago di Costanza - non fosse un tentativo di aggressione, i responsabili della sicurezza vaticana lo hanno capito pochi minuti dopo averla bloccata, disarmata. E nel corso dell’interrogatorio, sentendo i suoi discorsi sconnessi, hanno avuto la conferma che la donna aveva disturbi psichici seri. Problemi riscontrati anche da medici e infermieri della comunità psichiatrica ’Wohngruppe Kanzler’ di Frauenfeld, dove la Maiolo è stata ricoverata per due anni, dal 2006 al 2008, che la descrivono come una persona chiusa, con forti problemi di socializzazione. «Sono sbigottito e costernato dell’accaduto» dice il direttore, Rolf Kessler, sottolineando però di non sapere cosa sia successo da quando la donna ha lasciato la struttura. Ma certo, prosegue, non è stata la fede a spingere Susanna a tentare di avvicinare il papa scavalcando le barriere a San Pietro. «La sua fede - spiega - non era oltre la media e certamente non così forte da essere considerata una mania religiosa che potrebbe spiegare il gesto». Risposte che, forse, potranno dare i medici dell’ospedale Angelucci di Subiaco, un paese di montagna a 70 km da Roma dove la Maiolo è ricoverata in trattamento sanitario obbligatorio da ieri mattina e dove rimarrà, in isolamento, per almeno una settimana. I sanitari che l’hanno già visitata hanno parlato di una persona «disturbata» con un «pensiero distorto» e «segni di squilibrio psichico», che necessita di una cura a base di psicofarmaci. A Subiaco sono arrivati oggi il padre e la sorella di Susanna Maiolo, un incontro durato non più di un’ora che è servito ai familiari per rassicurare la ragazza e sincerarsi delle sue condizioni. Ma anche per chiedere notizie ai medici che la tengono sotto costante osservazione, esprimendo loro il timore che il clamore mediatico che si è creato attorno a lei possa peggiorarne le condizioni. Da qui la richiesta, avanzata esplicitamente dal padre, di evitarle ogni contatto con l’esterno, anche attraverso giornali e tv. Dalle indagini condotte dalla Gendarmeria vaticana, intanto, è emerso che la Maiolo era arrivata a Roma il 22 dicembre e aveva preso una camera in un residence di via Morgagni, vicino al Policlinico Umberto I. La Digos di Roma ha perquisito oggi la stanza - un atto di scrupolo visto che le indagini sull’episodio sono di esclusiva competenza vaticana - senza però trovare nulla di rilevante. Due giorni dopo il suo arrivo, la Maiolo è andata alla Prefettura pontificia per prendere il biglietto per la messa di Natale, un tagliando che non è nominativo e che viene di norma distribuito senza che vengano chiesti i documenti e senza che siano accertate le generalità del richiedente, fino ad esaurimento dei posti disponibili. Così la donna ha raggiunto San Pietro e si è messa in fila, ha passato i controlli al metal detector e ha raggiunto le transenne all’inizio della navata centrale, con la stessa giacca rosso fuoco con cui l’anno scorso si era presentata nella Basilica. Poi il salto verso il papa, bloccato anche quest’anno dal capo della Gendarmeria Domenico Giani che però non è riuscito ad evitare che la ragazza nella caduta trascinasse con se il pontefice.
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