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2022
San Venceslao



Palazzo uffici, Reggi rinuncia

«Era diventato un pretesto per farmi la guerra»

Il passo indietro che già alla vigilia si era colto come vicino è arrivato, palazzo uffici è stato tolto dall'agenda di fine mandato.

Ma è un passo indietro, il suo, con il quale il sindaco Roberto Reggi conta di prendere lo slancio ideale per l'azione di governo che resta da qui alle elezioni di primavera (fine maggio con ogni probabilità) e per approcciare al meglio la sfida delle urne.

È quanto, in sostanza, il sindaco ha spiegato ieri nella conferenza stampa che ha posto fine, almeno sulla carta, al tormentone polemico di queste settimane sul progetto di unificazione nell'area ex Unicem degli uffici comunali.

Uno scontro che ha mandato in crisi la maggioranza, ritrovatasi lunedì scorso senza i numeri (sotto di uno) per mantenere il quorum in consiglio comunale stante la forzata assenza per motivi di salute di Alfonso Cappelletti.

Uscire dal rischio-paralisi
Adesso il sindaco e i suoi alleati che ieri nella sala consiliare gli facevano da cornice - Ds, Margherita (Dl), Rifondazione comunista (Prc), Comunisti Italiani (Pdci) e Piacentini Uniti (il grosso del gruppo consiliare) - si rivolgono polemicamente ai tre oppositori di palazzo uffici che con la loro assenza dall'aula (in gioco di sponda con la minoranza) hanno fatto naufragare la seduta di lunedì (una «scelta scellerata e sciagurata da parte di coloro che dicono di fare parte di una maggioranza», è tornato a censurarla il capogruppo ds Carlo Berra); e tuttavia, sgombrando il campo dalla contestata pratica, contano di uscire dallo stato di oggettiva difficoltà in cui erano finiti (potenziale paralisi amministrativa, almeno fino al rientro in consiglio di Cappelletti) e di riprendere la marcia togliendo alibi a Gianni D'Amo (Ds), Sandro Miglioli (Piacentini Uniti), Emanuele Pasquali (Verdi), chiamando cioè i tre della fronda su palazzo uffici alle loro responsabilità politiche sia in senso complessivo (l'appartenenza o meno alla maggioranza) sia sulle singole pratiche in discussione.

Pretesti e volontà ostili
Questo il senso che si è colto nelle dichiarazioni di ieri.
Il sindaco ha ripercorso la genesi del progetto «molto ambizioso» dell'ex Unicem, secondo le sue originarie versioni fino a quella attuale «molto bella» pur se «migliorabile».
Migliorìe già concordate e che avrebbero dovuto essere discusse in consiglio comunale, ma «non siamo riusciti a farlo perché qualcuno ha deciso che non si doveva fare».
«Abbiamo aspettato qualche giorno per capire se era problema di merito o meno, pronti a recepire anche ulteriori proposte di modifica», ha continuato Reggi, «invece sono arrivati solo segnali negativi a conferma che palazzo uffici è stato un pretesto per esprimere azioni di ostilità politica verso il sindaco e la sua eventuale ricandidatura».

Eredità al futuro sindaco
Una «volontà» ostile di cui il sindaco si è detto «talmente convinto da non poter permettere che possa condizionare alcun atto che questa amministazione intende portare avanti sino alla fine».
Allora su palazzo uffici - che sin qui era sempre all'ordine del giorno del prossimo consiglio comunale (domani) - meglio battere in ritirata.
Ma «lo consegniamo con tutti i valori che contiene al futuro sindaco, nella consapevolezza che se sarò io, ripartirò da lì per portarlo rapidamente all'approvazione, certo tenendo conto del contributo di dibattito».
Se il sindaco sarà un altro, gli «lasceremo comunque in eredità un grosso valore di cui siamo orgogliosi».

L'agenda di fine mandato
Per quanto importante, «non sarà però un progetto a pregiudicare ciò che abbiamo fatto e che vogliamo ancora fare».
Reggi ci mette dentro tutto delle pratiche programmate, non vuole sentir parlare di alleggerimento dell'agenda per colpa della risicatezza dei numeri in aula.
Ha citato gli indirizzi per il Psc con la petizione del verde, il piano cave, il piano energetico (provvedimenti, questi, dai «fortissimi contenuti ambientali»), i regolamenti commerciali, la trasformazione di Tempi Agenzia in società in house, e chiaramente il bilancio 2007.

Gelo con i dissidenti
«Tutti argomenti da affrontare nelle prossime settimane», ha esortato, e «serenamente» perché «c'è fortissima coesione da parte di questa maggioranza».
Che, però, al momento è sotto il quorum.
«Certo ci auguriamo che Cappelletti torni presto, ma abbiamo il dovere di portare tutto in consiglio dove conto che ci sia la più ampia convergenza».
I tre dissidenti?
«Non so che cosa faranno, su palazzo uffici hanno dimostrato di non voler discutere o a condizione di rinvii che significano affossare il progetto perché verrebbero meno i tempi tecnici per realizzarlo, era un'evidente ostilità politica che in questi mesi si è manifestata in tante occasioni; per cui non ho aspettative, mi auguro comunque che abbiano la volontà di tornare in maggioranza»

La porta resta aperta
Così un Reggi sempre piuttosto gelido con i dissidenti.
Un po' più aperturisti sono apparsi i suoi alleati.
Quella ieri rappresentata in conferenza stampa - per i Ds c'erano Berra e il segretario Flavio Chiapponi, per i Dl il capogruppo Giorgio Cisini e il coordinatore Silvio Bisotti, per il Prc il consigliere comunale Franco Boiocchi e il segretario Roberto Montanari, per il Pdci il segretario Enrico Forelli, per i Piacentini Uniti i consiglieri Carlo Mazzeo e Paola Votto - è stata descritta da Montanari come una coalizione che «tende all'inclusione».
Certo, i tre dissidenti «si sono collocati fuori e devono chiarire se sono dentro la maggioranza e il percorso» che l'Unione si è data e che prevede la riconvocazione del tavolo politico-programmatico per arrivare a breve all'individuazione di Reggi come candidato sindaco.
«Gli accordi si fanno su intendimenti chiari e vanno detti prima» delle elezioni, ha insistito Montanari, «l'impressione è che invece qualcuno stia facendo il gioco delle tre carte».
Da annotare anche lo «sconcerto» di Votto all'indirizzo di Miglioli e di «quella parte dei Piacentini Uniti discostatasi molto dallo spirito del centrosinistra iniziale».
Gustavo Roccella, Libertà del 21 gennaio 2007




«Questa è la vittoria del buon senso».
D'Amo, Miglioli e Pasquali apprezzano il passo indietro di Reggi


Guai a ritenerlo un successo tutto loro e soprattutto mai chiamarli dissidenti.
«Ha semplicemente vinto il buon senso, apprezziamo il passo indietro di Reggi, con cui adesso avremo tutto il tempo per discutere con modalità più serene e trasparenti di questo e altri temi che segneranno il futuro di Piacenza».
Si assomigliano molto i commenti di Gianni D'Amo (Ds), Sandro Miglioli (Piacentini Uniti) e Emanuele Pasquali (Verdi) alla decisione del sindaco di rimandare la discussione sul nuovo palazzo degli uffici comunali al prossimo eventuale mandato.
La soddisfazione è celata ma si avverte.
«Non posso che trovarmi d'accordo con la scelta di Reggi - afferma D'Amo - soprattutto per il fatto che una pratica così delicata sarà giudicata dai cittadini alle prossime elezioni: se vincerà chi vorrà proseguire, è giusto che si faccia. E' ovvio che se si lascia così com'è, a me non andrà bene neppure tra tre mesi: 3.200 metri quadrati di spazi commerciali proprio davanti ai 2.500 dell'Esselunga sono una scelta sbagliata che avrebbe pesanti conseguenze anche sul sistema viabilistico.
Io continuo a credere che tutti quei soldi potrebbero servire per migliorare gli uffici comunali già esistenti e per soddisfare una serie di priorità più importanti della costruzione di edifici».
Polemiche chiuse, dunque?
«Direi di sì, ma io ritengo una responsabilità personale di ogni singolo consigliere criticare i provvedimenti che ritiene poco corretti. Io l'ho fatto anche con l'ex Acna, attirandomi molte critiche ma ottenendo risultati altrettando positivi. Chi gli dice sempre di sì, non ha fatto né farà il bene di Reggi, della sua maggioranza e dei cittadini».
Per Miglioli un accordo è assolutamente possibile:
«Non sono mai stato contrario al progetto di palazzo uffici, ma contesto quello che si voleva far approvare, soprattutto per gli insediamenti commerciali che avrebbero troppo penalizzato il centro storico.
La decisione del sindaco, a cui avevo annunciato personalmente il comportamento che avrei tenuto, ci dà tempo per risolvere la questione, a patto che l'idea non sia quella attuale».
D'Amo e Miglioli domani torneranno tra i banchi di Palazzo Mercati, al pari di Pasquali (i tre sostengono che lo avrebbero fatto comunque):
«Tutte le polemiche si potevano evitare - dice il consigliere dei verdi - se si fosse ragionato con più calma sei mesi fa, quando noi dicevamo le stesse cose di adesso.
In sede di programma elettorale questo sarà uno dei tanti nodi da sciogliere, ma il ritiro del progetto è sicuramente un bel segnale che il sindaco ci manda.
Se interessa il nostro contributo per aumentare la sensibilità ambientalista della coalizione che sosterrà il candidato del centrosinistra alle prossime elezioni, noi ci siamo».
Michele Rancati, Libertà del 21 gennaio 2007


pubblicazione: 21/01/2007

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