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martedì
11
agosto
2020
Santa Chiara



Palazzo Farnese dal Demanio al Comune

Già di per sé fa notizia il passaggio al Comune di un immobile dello Stato.
Se poi l'immobile in questione è Palazzo Farnese, vale a dire uno dei simboli anche identitari della città, si spiegano i toni altisonanti che hanno fatto da contorno alla firma, ieri in consiglio comunale, che ha sancito lo storico trasferimento di proprietà.
Oltretutto per Piacenza è il primo caso: in tutta Italia è il 39esimo, ha informato l'ex sindaco Roberto Reggi nei suoi attuali panni di direttore dell'Agenzia del demanio, e tenuto conto che dai Comuni di domande ne sono pervenute complessivamente circa 600 di cui soltanto 300 hanno passato il vaglio di ammissibilità, possiamo a buon diritto considerarci nel novero degli apripista.

«Risultati che fino a poco tempo fa sembravano irraggiungibili», ne ha parlato il sindaco Paolo Dosi facendo riferimento anche alla recente sottoscrizione del protocollo d'intesa con il Demanio per la riqualificazione e rimessa in funzione di ex caserme da decenni in stato di abbandono: «In queste ultime settimane sono accadute cose straordinarie a Piacenza, siamo in una fase positiva, abbiamo la concreta possibilità di immaginare un futuro in seguito all'acquisizione di altri contenitori».
Acquisizione gratuita in virtù di un percorso di valorizzazione dell'immobile per il quale il Comune stanzia fondi a bilancio accompagnati da un lavoro progettuale che il Demanio, cioè lo Stato, ha giudicato convincente.

Non solo il Demanio, ma anche il ministero dei Beni culturali dal momento che stiamo parlando di edifici vincolati, per il cui trasferimento di proprietà occorre dunque l'assenso delle Soprintendenze.
E' il dettato dell'articolo 5, comma 5, del decreto legge 85 del 2010, che disciplina il filone del cosiddetto federalismo demaniale che concerne beni storico-artistici quali per l'appunto Palazzo Farnese.
O anche il bastione di porta Borghetto, che il sindaco ha indicato come prossima tappa da raggiungere insieme alle mura farnesiane e pure a torrione Fodesta: «Per la fine del prossimo anno potremmo celebrare l'acquisizione di bastione Borghetto da tanto tempo conteso nella prospettiva di essere valorizzato», ha fatto sapere Dosi preannunciando «una destinazione importante per il bene pubblico».

Nel caso di Palazzo Farnese il piano di valorizzazione (per ora triennale) messo sul tavolo dal Comune impegna a investire 200mila euro il primo anno, 300mila il secondo e 570mila il terzo. Serviranno per varie migliorie riferite alla sua storica funzione di contenitore museale.
«C'è finalmente la possibilità di avere in piena gestione la struttura», ha osservato sul punto il sindaco che, nel «ringraziare la Soprintendenza per la collaborazione di questi anni», ha però sottolineato come «da oggi gli interventi saranno autonomi, se ne potranno pensare di innovativi e creativi, avremo più autonomia anche in termini di disponibilità economica».
«Stiamo parlando», ha aggiunto, «di un contenitore che negli ultimi 40 anni ha trasformato un pezzo di città, da un luogo di ospitalità è diventato un museo di rilevanza nazionale, non è sufficientemente valorizzato, ma questo passaggio di consegne potrebbe sollecitare l'amministrazione a utilizzi più operosi».

Da tempo, tanto per cominciare, si lamenta la mancanza al Farnese di un punto di ristoro per i visitatori, un bar o anche un ristorante di cui tutti i musei che si rispettino oggi sono dotati. Lo spazio idoneo è già stato individuato, ora che il palazzo è di sua proprietà il Comune potrà indire un bando per l'affidamento del servizio di ristorazione: il canone annuale è valutabile in 30mila euro e contribuisce a una futura redditività complessiva stimata in 149mila euro derivanti anche dall'affitto di spazi interni (40mila euro), dalla vendita dei biglietti (29mila euro) e dalle sponsorizzazioni per grandi eventi (50mila euro).

«Il prossimo Natale ci faremo gli auguri al bar del Farnese», scherzava Reggi al termine della cerimonia di ieri con gli altri intervenuti tra cui il direttore regionale dell'Agenzia del demanio Riccardo Uzzo e il sovrintendente Gian Carlo Borellini che, oltre a Dosi, hanno posto le loro firme sulle carte.
Un «fattore negativo», la mancanza del punto ristoro, che finalmente, grazie alla proprietà e alla «piena disponibilità» del bene acquisita dal Comune, viene meno, ha considerato l'ex sindaco: «Ma non voglio banalizzare l'operazione odierna», ha aggiunto sottolineandone la «complessità» e dicendosene, «da piacentino», particolarmente orgoglioso.

E «non è un caso se a Piacenza accadono delle cose ultimamente», ha voluto mettere in chiaro se c'è qualcuno che pensa che basti avere un ex sindaco a capo del Demanio. La realtà è che «a Piacenza ci sono tutte le tipologie di beni dello Stato - i beni propri, quelli vincolati come il Farnese, poi i beni da trasferire con il federalismo demaniale ordinario e quelli in uso ai militari che saranno progressivamente trasferiti -, in molti casi rappresentano ferite aperte nella città e mi sembra che si stia mettendo mano un po' a tutto scegliendo le vocazioni migliori di queste aree».
Mi complimento con lo sforzo progettuale che a Piacenza si sta compiendo», ha attribuito il merito Reggi nell'evidenziare tanto le occasioni di rigenerazione urbana quanto le conseguenti «opportunità di lavoro» per imprese edili e professionisti: «Sono percorsi che creano ricchezza per i territori».
Gustavo Roccella
LIBERTA' 23/12/2014


TRE EX CASERME AVVIATE ALLA VENDITA.
«A breve, entro la fine dell'anno, conto di poter dare nuove notizie riguardo all'impegno di investitori sui beni dello Stato, in modo che anche loro possano portare un fondamentale contributo a un'operazione che crea lavoro e opportunità per la città».
Roberto Reggi l'ha buttata lì, guardandosi dall'entrare nel merito.
Ma quel riferimento alle «notizie a breve» fatto dal direttore dell'Agenzia del demanio durante l'intervento alla firma per il passaggio di Palazzo Farnese dallo Stato al Comune, da quanto si è potuto apprendere a margine della cerimonia è da ricondurre alla partita che si sta giocando su un altro filone del federalismo demaniale che vede Piacenza in campo.
Si tratta del Puvat, il Programma unitario di valorizzazione del territorio che ricomprende dodici beni dimessi dai militari tutti nel centro città.
Sono in gran parte ex caserme, tre delle quali - la De Sonnaz in via Castello, la Alfieri e l'annesso panificio militare in via Benedettine - sono candidate ad aprire la strada che tutte queste aree sono destinate a seguire: la cessione dall'Agenzia del demanio alla Cassa Depositi e Prestiti che le metterà poi sul mercato, dopo opportuna scelta del Comune sulle destinazioni d'uso; e una quota tra il 5 e il 15% dell'introito della vendita spetterà di diritto all'ente locale.
De Sonnaz, Alfieri e Panificio militare sarebbero dunque le prime ex caserme a partire.
Entro la fine dell'anno dovrebbero essere chiusi i rogiti tra l'Agenzia del demanio e la Cassa Depositi e Prestiti che le comprerà impegnandosi alla ricerca degli investitori per la loro rigenerazione.
E cioè per farne che cosa? Sulla base delle indicazioni degli investitori la Cassa avanzerà una specifica proposta al Comune cui spetterà valutare se le funzioni richieste - residenziale, piuttosto che terziario o servizi (ad esempio per l'area di via Benedettine si era parlato di un parcheggio multipiano) - sono compatibili con le programmazioni territoriali della città già previste, o se comunque siano ammissibili delle varianti urbanistiche.
Se il disco verde all'intervento sarà alzato entro un anno dalla domanda, a Palazzo Mercanti andrà il 15% della transazione economica.
La Cassa Depositi e Prestiti ha in mano delle stime che sono top secret. Ma ipotizzare un valore complessivo sui 10 milioni di euro per le tre ex caserme pare verosimile. E per il Comune significherebbe portare a casa 1,5 milioni di euro.
gu. ro.


23/12/2014


pubblicazione: 23/12/2014

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