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Palazzo ex Enel, bocciata la mozione di sfiducia

Le verità di Francesco Cacciatore e Giacomo Vaciago.

L'accusatore, Giacomo Vaciago, non ha arretrato di un millimetro; l'accusato, Francesco Cacciatore, si è difeso punto per punto.

Quest'ultimo è uscito vincitore dal consiglio comunale di ieri dove era in discussione la mozione di sfiducia nei suoi confronti presentata dal professore della Cattolica in riferimento alle pratiche urbanistiche di palazzo uffici (caso Cibic) e dell'ex palazzo Enel di via Campo della Fiera.

E' stata respinta dalla maggioranza che ha fatto quadrato attorno al vicesindaco e assessore al territorio rinnovando a lui e a tutta la giunta una fiducia che l'iniziativa di Vaciago (gruppo misto) puntava il più possibile a incrinare.

L'ex sindaco non ha fatto breccia nella sua ormai definitivamente ex coalizione, ma nemmeno la minoranza si è schierata compatta con lui.
A favore della mozione che chiedeva le dimissioni di un assessore «palesemente incompetente», che «non rispetta la legge» e che «danneggia sia le casse che la reputazione del Comune» si sono schierati il Pdl e la Lega.
Non hanno invece partecipato al voto Carlo Mazza (gruppo misto), Stefano Frontini (Pc Libera), Gianni D'Amo (Pc comune), l'Udc è uscita dall'aula.

Alle accuse lanciate a più riprese da Vaciago, a partire dalla seduta consiliare di tre mesi fa quando fu approvata la pratica urbanistica con la variante che, cambiando la destinazione d'uso (servizi urbano territoriali/sedi amministrative), ha aperto la strada al progetto ristrutturazione dell'ex scuola di formazione dell'Enel per ricavarne appartamenti e uffici, ieri Cacciatore ha ribattuto fino in fondo per la prima volta.

Si era infatti riservato di rispondere in aula agli affondi che l'ex sindaco gli ha rivolto a mezzo stampa in un'escalation di riferimenti a «menzogne», a «violazione di norme di Prg e di legge» e soprattutto ad aumenti di valore dell'immobile a dir poco sospetti («In quattro mesi, dal febbraio al giugno 2007, si passa da 5,4 a 9,4 milioni di euro»).

E lo ha fatto con un mix di puntigliosità e asprezza.

«Volgari insinuazioni» quelle sui "passaggi di proprietà" dell'edificio e sui "giri di denaro", «palesemente false» le tesi sugli aumenti di valore, ha reagito l'assessore: 5,4 milioni di euro è una stima che risale non al 2007, ma al 2003, quando l'immobile fu oggetto di una transazione interna al gruppo elettrico, da Sfera a Enel real estate che poi mise in vendita «in blocco» il patrimonio di 429 immobili tra cui anche l'ex scuola di Piacenza.

Accadde nel giugno 2006, e in quella fase il valore attribuito fu di 8,2 milioni di euro, come emerge, ha spiegato Cacciatore, dal business plan usato da «supporto» per il finanziamento bancario chiesto per l'operazione dall'acquirente che era la Demofonte srl.

Così si evince da un «documento pubblico» riferito a una transazione avvenuta «ben prima che ci si potesse lanciare in progetti di sviluppo dell'immobile» (infine acquisito nel 2007 dall'attuale proprietà, la Campo della Fiera srl, per 9,350 milioni), ha puntualizzato l'assessore bollando come «vergognosamente falsa» la ricostruzione numerica di Vaciago.

«Tutto il castello di accuse crolla perciò miseramente», secondo Cacciatore, che è poi passato a "smontare" le censure urbanistiche mosse alla pratica dall'ex sindaco:
«C'è una vasta giurisprudenza che avvalora» le scelte effettuate nella circostanza, ha considerato soffermandosi sulla procedura, sulle sagome e i volumi del progetto e sugli aumenti di capacità insediativa.

«Non abbiamo mentito a nessuno», ha rivendicato spostando poi il mirino sull'iniziale progettista della proprietà, un «buon amico» di Vaciago, che fu sostituito poiché propugnava per l'immobile idee, quelle sì, «urbanisticamente illegittime e foriere di incrementi di sagome e volumi».

Un sassolino dalla scarpa Cacciatore se l'è levato pure su palazzo uffici rivelando che «l'unico incontro con persone interessate» al bando per il progetto l'ha avuto con il figlio (e con la moglie) di Vaciago, in quanto professionalmente legato a una delle cordate partecipanti alla gara.

Dure le conclusioni dell'assessore che all'ex sindaco ha rinfacciato di «avere nuociuto alla città» con le sue esternazioni sulla stampa nazionale:
«Lei forse sta ritagliandosi a buon mercato un ruolo di censore che certo non le appartiene. Se competenza, modestia e serietà si richiedono per restare in consiglio comunale, lei ha fornito alla città motivi sufficienti per convincerci che sia lei, non io, a dover liberare quest'aula dalla sua presenza».

A fianco di Cacciatore la maggioranza con Carlo Pallavicini (Prc), Marco Marippi (Per Piacenza con Reggi) e Pierangelo Romersi e Giorgio Cisini (Pd) che hanno sottolineato l'interesse pubblico dell'intervento di via Campo della Fiera (50 parcheggi e la ristrutturazione di un edificio esteticamente discutibile).

Il Pdl, con Marco Tassi Sandro Ballerini e Luigi Salice, ha invece contestato, come già aveva fatto tre mesi fa in aula, l'esistenza di un adeguato interesse pubblico nella variante urbanistica, per questo ha motivato il suo voto alla mozione di Vaciago.
Mazza ha espresso dubbi su una pratica di cui però si è detto non sicuro dell'illegittimità.
Ha auspicato modalità di gestione più trasparenti da parte degli uffici, mentre D'Amo ha lamentato che i consiglieri comunali non sono messi nella condizioni di svolgere, in materia urbanistica, la doverosa azione di indirizzo e controllo.
Frontini ha spiegato di avere considerazione della tesi sia di Vaciago sia di Cacciatore.

Gustavo Roccella
gustavo. roccella@liberta. it
LIBERTA' del 02/02/2010


Reggi tende la mano, ma l'ex sindaco:
«Attaccherò anche su via Venturini»


(gu. ro. ) Ha ribadito le sue critiche alle due pratiche urbanistiche, quella di palazzo uffici con lo scivolone sul caso Cibic che ha costretto a rifare il bando di gara, e quella per la ristrutturazione dell'ex scuola Enel tra viale Risorgimento e via Campo della Fiera.
Ma a ritirare la mozione di sfiducia a Francesco Cacciatore Giacomo Vaciago si era detto disponibile.
A condizione, però, che la giunta sospendesse la pratica edilizia dell'immobile davanti a palazzo Farnese, aprendo una riflessione sull'opportunità di farci, anziché uffici e residenza, strutture a servizio del polo scolastico di quella zona del centro storico e in particolare palestre.
La maggioranza non ha raccolto la proposta, e tuttavia con il sindaco Reggi ha usato toni concilianti con il professore della Cattolica.
Il sindaco ha sì difeso a spada tratta l'operato della giunta e dell'assessore Cacciatore, e tuttavia ha ritenuto di tendere la mano a Vaciago:
«Dobbiamo tornare ai fondamentali anche tra di noi Giacomo. Così, altrimenti, finiamo che non possiamo neanche più salutarci e parlarci. Io non posso accettare che parli male della città e fare finta di niente. Dobbiamo darci delle regole, non possiamo dare uno spettacolo così indecoroso all'esterno, alimentare la cultura del sospetto, trasformare il consiglio comunale in un'aula di tribunale, delegittimare le istituzionale fa male all'intera comunità».
Per queste ragioni Reggi ha chiesto all'ex sindaco di «fare un passo indietro, lo dobbiamo fare tutti, ma a iniziare devi essere tu. Noi questa vicenda l'abbiamo sofferta tanto e sul piano personale, amministrare oggi è già duro così, passare per ladri e farabutti... Cerchiamo di tornare a un livello di civiltà».

Vaciago ha però risposto a muso duro:
«Confermo tutte le critiche che ho rivolto sin qui, c'è tutta una giurisprudenza che dà torto a Cacciatore, le sue sono bugie e deve dimostrare perché le dice, perché usa il marchingegno della ristrutturazione edilizia senza rispettare la formula di legge della "stessa sagoma". Si sa che questa pratica non va da nessuna parte. Io vi avevo offerto una via d'uscita. Mi dite: "Va bene così". Ne prendo atto».
E a margine della seduta, in interviste televisive, Vaciago ha rincarato la dose.
«Dimettermi dopo la bocciatura della mozione? Neanche per idea», ha spiegato preannunciando nuove offensive in campo urbanistico partendo da un'altra contestata pratica del passato quella di via Venturini.
da LIBERTA' del 02/02/2010


Plusvalore, sfida di cifre Vaciago-Cacciatore.
L'ex sindaco: aumento del 73% su promessa di variante. L'assessore: falso, è del 14%


(gu. ro. ) Da 5,4 a 9,4 milioni di euro in quattro mesi, dal febbraio al giugno 2007, un aumento di valore del 73%. Questa la tesi di Giacomo Vaciago sul palazzo ex Enel di via Campo della Fiera, quella su cui ha costruito la più velenosa delle sue accuse e cioè che chi ha acquistato l'immobile a quella cifra lo ha fatto solo sapendo che ci sarebbe stata una variante urbanistica tale da eliminare il vincolo di destinazione che ne impediva un intervento di ristrutturazione per ricavarne appartamenti e uffici.
L'ex sindaco l'ha ribadito così due giorni fa in consiglio comunale:
«Enel l'immobile l'ha inizialmente messo in vendita, nello stato in cui si trovava, come palazzo per uffici. Fu visitato e giudicato molto positivamente da varie persone, che però lo ritennero per loro troppo grande. Quindi Enel lo incluse in un lungo elenco di beni - alcuni dei quali da valorizzare - e li fece stimare da una società indipendente indicata dal Tribunale di Roma: Scenari Immobiliari. La stima, molto scrupolosa, definì un valore di 5,4 milioni di euro e su quella base l'immobile fu trasferito alla società incaricata della vendita finale. Questa avviene nel febbraio 2007 e già quattro mesi dopo (in giugno il preliminare, il rogito fu in settembre, ndr) la società Demofonte riesce a rivenderlo per un valore molto maggiore, giustificato dalla promessa di una variante che consenta di trasformare un edificio per uffici in un edificio di pari volumi più vendibili sul mercato».
Ben diversa da quella di Vaciago la ricostruzione dell'assessore all'urbanistica Francesco Cacciatore sempre l'altro ieri in aula.
«Intanto, il valore di 5,4 milioni di euro compare per la prima volta non già nel 2007, bensì nel 2003, quando - per tale prezzo - Enel Real Estate acquista l'immobile dalla società Sfera, altra azienda del gruppo Enel. (...) Enel Real Estate lo conferì successivamente a Dalmazia Trieste (altra azienda del gruppo Enel), con l'obiettivo di dismettere questo e altri immobili (senza sottoporli a progetti di valorizzazione, ndr). Dalmazia nel 2006 individuò un compendio di proprietà da dismettere, composto da 429 immobili, non finalizzabili alle esigenze del gruppo Enel. La strategia di dismissione è stata quella di procedere - considerata la tipologia del portafoglio, costituito da immobili di varia natura e caratteristiche - a una cessione in blocco dell'intero compendio immobiliare, attraverso una procedura competitiva, ottemperante ai consueti criteri di trasparenza».
«L'invito pubblico a manifestare interesse è del 30/06/2006, attraverso la pubblicazione sui quotidiani nazionali. Solo due gruppi presentarono un'offerta per tutto il compendio immobiliare. Demofonte srl - uno dei due - presentò un'offerta di circa 131 milioni di euro.
Essendo il compendio immobiliare valutato 115,7 milioni, a fronte di un valore contabile di 113,1, e previo parere positivo dell'advisor dell'operazione (che era Lazard), il cda di Dalmazia Trieste ritenne congrua l'offerta di Demofonte (dell'aggiudicazione fu data notizia sui giornali dell'epoca, ndr).
Nel compendio immobiliare ceduto, rientrava anche l'immobile di via Campo della Fiera. Stante la peculiarità dell'operazione (vendita in blocco), non vi fu una stima pubblica per singolo immobile: nondimeno è evidente, che l'immobile, dopo l'offerta, aumentò di valore, non fosse che per effetto del rialzo rispetto alla valutazione iniziale. In realtà, quando si ricercano informazioni corrette - come serietà vorrebbe - è possibile identificare anche il valore per singolo immobile, e di questo in particolare. Infatti, come ho detto, il prezzo pagato per l'intero compendio immobiliare fu di circa 131 milioni di euro; e questa operazione di acquisto di beni è stata realizzata mediante un finanziamento bancario effettuato da Aareal Bank.
Orbene, l'operazione di finanziamento - ovviamente - fu supportata da un business plan, che attribuì all'immobile in questione un valore di futura vendita pari a 8.196.400 di euro. Ciò risulta dall'allegato "K" all'atto di finanziamento in data 6 febbraio 2007, documento registrato all'Agenzia delle Entrate di Roma. Questo documento posso mostrarlo al consiglio».
«E' necessario aggiungere, che tale valore venne attribuito all'immobile ben prima che si potesse parlare di eventuali progetti di sviluppo o di varianti concernenti il fabbricato.
Basta possedere qualche rudimento di finanza immobiliare, per capire che, in conseguenza di ciò, il valore di 8.196.400 è divenuto il prezzo di riferimento per l'operatore, al di sotto del quale era problematico scendere.
Demofonte doveva infatti giustificare alle banche, ai suoi azionisti e al sistema, la ragione per la quale aveva acquistato in blocco 429 immobili, assumendosene i conseguenti costi finanziari, operativi e di gestione.
In conclusione, consigliere Vaciago, il valore dell'immobile non è quasi raddoppiato nel giro di quattro mesi ma, a tutto concedere, è passato da 8 milioni 196 mila euro a 9 milioni 300 mila euro, con un aumento del 14%, e non del 73%, come da lei proclamato, senza un briciolo di serietà. Ne viene che la sua affermazione è totalmente e vergognosamente falsa».

da LIBERTA' del 03/02/2010





pubblicazione: 03/02/2010

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