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NUOVO PALAZZO UFFICI : PASSO FALSO DELL'UNIONE

Lunedì 15 gennaio ore 17,30
Passo falso dell'Unione a Piacenza.

La seduta del Consiglio Comunale fortemente voluta dal sindaco Roberto Reggi per approvare il progetto del nuovo palazzo degli uffici comunali non si è potuta svolgere per mancanza del numero legale.

All'appello del presidente Ricciardi non hanno infatti risposto i consiglieri del centro-sinistra Cappelletti(Piacentini Uniti), Miglioli (Piacentini Uniti), D'Amo (Ds) e Pasquali (Verdi), oltre a tutti i 17 consiglieri del centro-destra
Il consigliere Cappelletti era assente giustificato per motivi di salute.
Non avendo raggiunto il quorum di 21 presenti neppure al secondo appello, la seduta è stata dichiarata deserta.

Brutta botta per il sindaco Reggi che a tutti i costi aveva forzato la mano su un progetto assolutamente non condiviso, su cui si erano espresse forze politiche e movimenti della società civile.





da Libertà del 16 gennaio 2007
Il sindaco è ostaggio dei dissidenti
D'Amo, Pasquali, Miglioli disertano l'aula: seduta saltata

Prova di forza doveva essere su palazzo uffici e prova di forza è stata. I tre dissidenti della maggioranza - il verde Emanuele Pasquali (gruppo misto), il diessino Gianni D'Amo e Sandro Miglioli, dei Piacentini Uniti - non si sono presentati ieri in consiglio comunale e così la seduta non è nemmeno iniziata.
Colpa della mancanza del numero legale, essendo a quel punto la maggioranza, già priva di Alfonso Cappelletti (Piacentini Uniti) causa assenza forzata, sotto, per un'unità, il quorum minimo di 21 e orfana, come era logico attendersi, di soccorsi da un'opposizione che, vista la situazione, si è guardata bene dall'entrare in aula e rispondere all'appello.
Pronostici falliti
Il rischio era sicuramente previsto nel centrosinistra, arcinoti i dissensi al progetto dell'accorpamento di quasi tutti gli uffici municipali in un'unica sede nell'area ex Unicem.
Previsto e però calcolato, tanto che i pronostici della vigilia davano per approvato palazzo uffici: la battaglia sul filo dei numeri sarebbe stata superata grazie alla presenza garantita da D'Amo, che, pur non votando a favore, sarebbe rimasto in aula mettendo così al riparo il quorum.
Di questo tipo almeno, stando alle indiscrezioni, l'accordo che sarebbe stato raggiunto in extremis tra il consigliere e il segretario dei Ds Flavio Chiapponi; e a quel punto i "sì" a palazzo uffici, anche se solo 20, si contava che sarebbero bastati, seppur di misura, a superare i "no" mettendo in previsione qualche assenza tra le file dell'opposizione.
La comparsata di d'Amo
Ammesso e non concesso che stessero in questi termini, sta di fatto che le cose sono andate diversamente. Pasquali e Miglioli nemmeno per sbaglio ieri pomeriggio si sono visti dalle parti di palazzo Mercanti.
D'Amo sì, ha fatto capolino tra un appello e l'altro (dei due consentiti) chiamati dal presidente del consiglio Benedetto Ricciardi, ma entrare non è entrato.
E dopo qualche occhiata dall'anticamera dell'aula ha girato i tacchi e infilato lo scalone di uscita.
«Io sono contrario e comunque ce ne sarà di tempo per dibattere di queste cose», si è limitato a dire scivolando via. Ma aggiungendo una considerazione - «non può decidere solo Reggi il calendario dei lavori consiliari, deve tenere conto anche degli altri» - che riporta a uno dei temi forti della protesta dei "dissidenti" contro il sindaco, e cioè il suo piglio decisionista, insensibile alla richiesta di collegialità delle scelte proveniente in più occasioni dai consiglieri comunali.
Il calcolo del sindaco
Un nervo che nelle ultime settimane, sulla vicenda di palazzo uffici, si è definitivamente scoperto, con il sindaco e la giunta accusati di avere forzato la mano portando affrettatamente al viatico istituzionale in consiglio una pratica tanto contestata; e senza tenere conto del campanello di allarme suonato un mese fa in commissione quando, per l'uscita dall'aula sia di Pasquali che di Rifondazione Comunista (Prc), già era mancato il numero legale. Reggi ha però voluto andare fino in fondo disponendo ugualmente l'iscrizione del progetto all'ordine del giorno del primo consiglio comunale dopo la pausa natalizia.
Maggioranza alla prova
Convinto della bontà di un'opera che sta da quasi dieci anni nella programmazione urbanistica del Comune, che è compresa nelle linee di mandato e che a più riprese in passato è stata difesa in aula in modo pressoché compatto dalla sua coalizione, il sindaco ha voluto - questa l'interpretazione diffusa - mandare una sorta di cartolina di precetto alla maggioranza.
Con l'obiettivo di capire, a cinque mesi dalle elezioni e con il nodo della sua ricandidatura sempre da sciogliere, chi ancora ne vuole fare parte e chi no.
Si consuma il divorzio
Se questa è la chiave di lettura corretta (ma che dietro il dissenso su palazzo uffici ci fosse molto di politico e di pre-elettorale è l'opinione di molti), le conclusioni ora si possono tirare.
Quella di D'Amo, Miglioli e Pasquali con la maggioranza pare essere una rottura definitiva, indirizzato su altre strade il loro destino politico, strade distanti da Reggi, almeno al primo turno elettorale ed eventualmente destinate a incrociarsi nuovamente, per tornare a convergere, al ballottaggio (se ce ne sarà uno).
In serata vertice da Reggi
Ieri il sindaco non ha voluto dichiarare nulla.
Dopo il naufragio della seduta si è chiuso nel suo studio dove poi è stato raggiunto dai segretari di Ds, Rifondazione e Margherita e dai capigruppo dell'Unione.
Una riunione per capire il da farsi visto che se i tre dissidenti dovessero restare sull'Aventino terrebbero sostanzialmente in ostaggio la maggioranza: senza numero legale per poter svolgere le sedute consiliari l'attività in Comune si blocca.
Poiché mani tese da parte dell'opposizione è illusorio e forse anche inopportuno aspettarsele, urge trovare qualche rimedio.
Lo "snodo" Cappelletti
Ad esempio le dimissioni di Cappelletti, da lui stesso del resto messe pubblicamente in conto nei mesi scorsi a causa dei problemi di salute che lo affliggono.
Gli subentrerebbe il primo dei non eletti dei Piacentini Uniti che è Anna Milani, medico, che si riconoscerebbe nell'anima "filo-governativa" della lista civica.
Certo non sarebbe una navigazione facile da qui alle elezioni, con 21 voti risicati su cui contare e, tra gli altri, uno scoglio ostico ancora da superare quale il bilancio di previsione 2007.
Vedute non coincidenti
Ecco perché la riunione di ieri sera dal sindaco avrebbe visto confrontarsi posizioni piuttosto frastagliate tra gli alleati, divisi tra i fautori della linea dura e chi invece consiglia cautela e spinge per una ricucitura degli strappi magari rassegnandosi a stralciare palazzo uffici dall'agenda di fine mandato. Di questa seconda idea sembra soprattutto Rifondazione, mentre i "falchi" starebbero più dalle parti di Ds e Margherita.
E tra gli assessori: uno come l'assessore all'urbanistica Pierangelo Carbone (Ds) considerava ad esempio che in fondo del passaggio in consiglio di palazzo uffici si può anche fare a meno: «Era stato chiesto alla luce della grande rilevanza che riveste l'opera e in omaggio a un percorso partecipativo, ma quanto ad atti di indirizzo per la realizzazione erano già stati formulati anche in un paio di bilanci del Comune, e anche guardando il regolamento edilizio si può sostenere che siamo già a posto».
Nemmeno c'è bisogno, a suo parere, della variante per consentire la quota di spazi commerciali (3.200 metri) prevista al piano terra del fabbricato:
«È ridondante, siamo in una zona completamente a destinazione pubblica, quindi le quote di commerciale verrebbero date in diritto di superficie in immobili che poi tornano di proprietà del Comune, non in contenitori privati».
Carbone si è detto convinto, dipendesse da lui «già da ora sarebbe bene partire» con le autorizzazioni ai lavori».
Miglioli sotto accusa
Determinato nella difesa del progetto («Che sia un beneficio alla città è fuori discussione») anche il suo collega delle opere pubbliche Ignazio Brambati (Rifondazione), così come il vicesindaco Anna Maria Fellegara («Ritirarlo? Spero di no, ci crediamo, lo portiamo avanti») che ha polemicamente chiamato in causa Miglioli, suo compagno di casacca politica (Piacentini Uniti), colpevole di non aver mantenuto l'«impegno» che aveva «garantito» di sostituire Cappelletti (collega di gruppo) quando questi «sarebbe fosse stato assente per motivi di salute, come in questo caso».
E accuse analoghe sono arrivate dal capogruppo della lista civica Marco Marippi.
Lunedì la replica?
Significativo comunque che dal vertice di ieri dal sindaco sia uscito un comunicato di condanna di quanto accaduto ieri in aula, ma con le firme solo di Ds e Margherita.
È la dimostrazione che tra i partiti grandi della coalizione non c'è identità di vedute.
Forse è rimandata a oggi, quando quel che resta della maggioranza dovrebbe chiarire come sciogliere i nodi che ha davanti.
Cappelletti sarà assente probabilmente fino a tutto gennaio, le sue eventuali dimissioni e sostituzione richiedono comunque una procedura di un paio di settimane mentre già lunedì prossimo la pratica di palazzo uffici arenatasi ieri tornerebbe all'ordine del giorno della seduta stando agli automatismi regolamentari.
Per il sindaco un brutto rompicapo davvero.
Gustavo Roccella, Libertà del 16 gennaio 2007


pubblicazione: 15/01/2007
aggiornamento: 16/01/2007

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