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2020
San Gaudenzio



Nuovi spazi verdi e luoghi d'incontro.

di Paolo RIZZI

Nuovi spazi verdi e luoghi d'incontro
di PAOLO RIZZI

Incerto.
Non sappiamo come sarà il futuro di Piacenza tra 20 o 30 anni.

Perché il futuro può essere pensato in due modi: in termini di pre-visione di ciò che con maggiore probabilità succederà, come dice l'etimo della parola (participio futuro del verbo latino antico "fuo") ovvero "che sarà", "che è per essere"; oppure cercando di immaginarsi cose belle, spinti dalla speranza e dalla volontà di costruire condizioni migliori.

Allora se partiamo dalla prima nozione di futuro, nella sfera di cristallo vedo immagini positive e negative.

Da un lato il probabile consolidamento di alcuni processi in corso come la ripresa demografica, la riqualificazione urbanistica del centro storico, lo sviluppo economico connesso alla crescita delle nostre migliori aziende, il rafforzamento del sistema di welfare locale, l'espansione ulteriore del nostro polo universitario.

Quando passo dalla ex Caserma della Neve, rimango intimamente affascinato vedendo i tanti giovani futuri ingegneri e architetti, chiassosamente circolare tra le colonne del chiostro.
Solo dieci anni fa' non esisteva nulla, così come all'ex Macello meravigliosamente restituito alla città.

Ma la mente "vede" anche il protrarsi e probabilmente il peggiorare di alcune tendenze pericolose, già oggi in essere: l'ulteriore incremento delle emissioni nocive nell'aria e nell'acqua; la congestione del traffico urbano; l'aumento di anziani soli; l'affollamento mattutino in stazione di pendolari che partono al buio con la 24ore e tornano la sera semidistrutti; la crescita di condomini incolori o di capannoni grigi che circondano la nostra città.

Come potete intuire, il futuro visto da un economista è come sempre "da un lato bla bla bla..ma dall'altro bla bla bla…".

Ho letto che un presidente degli Stati Uniti d'America voleva scegliersi gli economisti tra quelli dotati di un braccio solo, al fine di evitare che pronunciassero, dopo una dotta dissertazione su una possibile soluzione, quell'immancabile "d'altra parte" che lo mandava in bestia.

Ma fortunatamente il futuro non è solo la continuazione meccanica di ciò che avviene oggi.
E non è solo una questione di trend e scenari probabili, previsti (e mai azzeccati) da economisti e pseudoesperti.

E' anche innovazione, cambiamento, volontà di miglioramento, impegno, speranza. E allora la mia immaginazione spazia su orizzonti più liberi e penso che fra 20 anni sarebbe bello restituire alla città anche il castello farnesiano ed il convento di San Sisto (altri chiostri meravigliosi) con nuovi spazi verdi, piazze, luoghi di incontro per giovani, turisti, commercianti, residenti.
Vedo l'area ex Acna che permetterà ai piacentini di tornare più spesso anche lungo il lato nord delle mura farnesiane, con il magnifico Bastione Borghetto magari popolato da ragazzi che suonano e discutono.
Mi immagino Piazza Cittadella tutta verde, così come la via Emilia a San Lazzaro passare sotto ad un tunnel lasciando solo erba ed alberi tra il Collegio Alberoni e la sede della Cattolica.

Spero che ci siano anche nuovi luoghi destinati ai barboni ed ai senza tetto, semplici ma dignitosi e accoglienti.

Mi aspetto che finalmente la Faggiola dell'Azienda Tadini a Gariga realizzi il suo ardito progetto di ospitare il Museo nazionale del Grana Padano e la sede centrale dei vari consorzi di tutela dei nostri prodotti alimentari tipici, funzionando da primo snodo di attrazione del flusso di turisti e visitatori vogliosi di gustare le nostre delizie gastronomiche.

Auspico che le nostre belle cantine vitivinicole diventino calamite per gli amanti del vino e del paesaggio rurale.

Sogno la gente che ripopola le sponde del Po, magari senza viadotti autostradali; la centrale termoelettrica (anche quella attiva) trasformata in Tecnopolo con laboratori e ricercatori; un tapis roulant che porta dal fiume al centro passando per il Daturi e le cantine del Farnese; un ponte pedonale sul fiume, progettato da Calatrava come ha fatto a Venezia.

Mi auguro soprattutto che il bello e l'arte riesca a sfondare anche nel modo di concepire le costruzioni, i progetti, la politica locale.

Senza la bellezza, a cosa servono tutti i nostri sforzi?

Pensiamo a come è cambiato il palazzo Farnese in questi decenni: da vecchia reggia in rovina ad altero monumento, illuminato oggi per ricordarci il ricco passato del Ducato.
E pensiamo a come sarà arricchito dalla scultura di Groppi oggi situata sul Faxal.

Più di dieci anni fa, con Stefano, un consigliere comunale leghista, abbastanza fuori di testa, ma maledettamente simpatico, ci eravamo auto nominati assessori all'economia futura e all'arte futura.

Ecco, credo che se riuscissimo a coniugare economia e arte, cioè capacità di produrre cose utili e ricchezza, e cose belle e cultura, forse potremmo costruire un futuro migliore.

Capacità progettuale per trasformare il futuro, come fanno gli imprenditori ogni giorno o gli artisti davanti ad una tela o un blocco di marmo.

La svolta che Piacenza deve e può compiere non è viaria e stradale, ma culturale e relazionale.

Piacenza è già (relativamente) bella oggi, ma fra 20 anni lo può essere ancora di più.

Spetta a noi, in questo breve tratto di cammino che ci aspetta, che è la nostra vita, dare un piccolo contributo, di idee, azioni, speranza, affinché il futuro sia più bello del presente.
"Ogni creazione autentica è un dono al futuro" (Albert Camus)

Una strana coincidenza fa sì che proprio in questi giorni sia iniziata la nuova edizione di Cives, scuola di formazione sociale organizzata da Diocesi e Università Cattolica, che titola proprio "Guardare il futuro". Come a dire che per progettare la Piacenza del domani dovremo anche riflettere e studiare un po'.


Libertà del 21/11/2008


pubblicazione: 21/11/2008
aggiornamento: 07/12/2009

paolo rizzi 15537
paolo rizzi

Categoria
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