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galleria immagini  Novantesimo Minuto dalla Rai a Canale 5
 
90° minuto (1) Paolo Valenti (2) Tonino Carino (3) Luigi Necco (4)
90° minuto (pic 1) Paolo Valenti (pic 2) Tonino Carino (pic 3) Luigi Necco (pic 4)
Ferruccio Gard (5) Cesare Castellotti (6) Franco Strippoli (7) Il trio Tosatti-Ferrari-Longhi (8)
Ferruccio Gard (pic 5) Cesare Castellotti (pic 6) Franco Strippoli (pic 7) Il trio Tosatti-Ferrari-Longhi (pic 8)
Paolo Bonolis condurrà con Monica Vanali il programma di Mediaset che sostituirà Novantesimo minuto.
Dal 28 agosto, ogni domenica alle ore 18 Canale 5 mostrerà in esclusiva assoluta le prime immagini di tutte le partite del campionato di calcio di Serie A.
Il programma, il cui titolo è in via di definizione, sarà presentato in studio da Paolo Bonolis.
Al suo fianco Monica Vanali, una delle più note giornaliste calcistiche di Mediaset.
La trasmissione,a cura di Sport Mediaset, durerà più a lungo rispetto a esperienze precedenti, avrà pubblico in studio, e conterrà tutti i gol, i collegamenti e le sintesi delle partite.
In più, commenti in diretta, interviste e intrattenimento condito dal brillantissimo contributo della Gialappa's Band.

"90° minuto" nasce nel 1970 :i suoi ideatori, Maurizio Barendson e Paolo Valenti, sono capiredattori dello sport al Telegiornale.
Barendson e Valenti conducevano dallo studio di Roma, si alternavano nel dare le notizie sulle partite o nel lanciare i pochi collegamenti presenti.
Preziosissimo, come coordinatore giornalistico in regia, il lavoro del “terzo uomo” Remo Pascucci.

La formula “storica” di Novantesimo minuto prende corpo nel 1976, con la riforma della Rai; Barendson trasmigra al Tg 2 e Valenti rimane da solo al timone della trasmissione, caporedattore dei programmi sportivi della domenica pomeriggio del Tg 1.

A “Novantesimo minuto”, che cambia il suo logo iniziale in “90°minuto”, fanno il loro ingresso i corrispondenti esterni: giornalisti delle sedi regionali, ognuno addetto alla squadra della propria città o regione, e in qualche caso anche tifoso accanito.

Ed ecco Tonino Carino, cronista di giudiziaria e sport della sede di Ancona con un debole per l’Ascoli del presidente Costantino Rozzi, Marcello Giannini da Firenze, che talvolta si perdeva nelle immagini commentandole in ampio ritardo, Luigi Necco da Napoli, bravissimo improvvisatore, capace con la sua verve e con la sua mimica di reggere il video e tenere testa alla schiera di tifosi vocianti che lo attorniavano allo stadio durante il collegamento, Ferruccio Gard da Verona, giornalista-pittore della sede di Venezia prestato al calcio, Piero Pasini, grande cronista sportivo di Bologna che morì per infarto allo stadio mentre stava seguendo una partita per “Tutto il calcio minuto per minuto” , Giorgio Bubba da Genova, espressione bonaria e vizio di mangiarsi ogni tanto le parole.
E ancora da Genova Gianni Vasino, da Torino Cesare Castellotti con la sua giacca sempre ben abbottonata, da Catania Puccio Corona, da Pisa il notarile Rolando Nutini, da Bari Franco Strippoli il cui famoso “riporto” distoglieva l’attenzione sul fatto che fosse uno dei più bravi e preparati del gruppo.
Ad occuparsi delle partite da Roma era Giampiero Galeazzi, poi sostituito da Fabrizio Maffei, Jacopo Volpi, Claudio Icardi e dalla prima donna inserita in pianta stabile nella trasmissione, Donatella Scarnati.

Paolo Valenti condusse “Novantesimo minuto” fino a quando le forze glielo consentirono, anche se gravemente malato.
La sua ultima trasmissione, nel 1990, fu straziante per chi la ricorda: Valenti aveva capito che sarebbe stata l’ultima, il suo volto, la sua voce non erano più quelli consueti, ma tenne duro fino alla fine.
Tito Stagno e Bruno Vespa affidarono la conduzione al giovane Fabrizio Maffei,

Con il passaggio della trasmissione dal Tg 1 alla Tgs (ora Raisport), Maffei dovette lasciare nel ’91 la conduzione a Giampiero Galeazzi e la riprese nel ’99.
Nel 2002 il ritorno della moviola – che già negli anni passati aveva fatto capolino con Pizzul- affidata a Carlo Longhi, e la presenza di Giorgio Tosatti come commentatore.
Nel 2003 la conduzione è passata a Paola Ferrari.



Addio novantesimo minuto»
Era il programma che ha insegnato agli italiani il calcio parlato (con accento regionale)
di Aldo Grasso, Corriere della Sera del 31 luglio 2005

Qui fanno strazio della nostra infanzia: un altro pezzo di Rai se ne va, «90˚minuto» passa a Mediaset, che s’è aggiudicata i diritti in chiaro della serie A.
Galliani gioisce due volte: per i soldi incassati dalla Lega e per il colpaccio di portare a casa (Mediaset) i gol della serie A.
Conflitto d’interessi? In Italia è un grazioso optional.
E’ vero che l’asta, la vendita al miglior offerente, rappresenta l’essenza stessa del mercato, ma è anche vero che da noi vige solo la vendita a mezz’asta.
Per ora la Rai è costretta a fare buon viso a cattivo gioco:
«Abbiamo avuto quello che volevamo—ha subito affermato il consigliere Sandro Curzi —: la Coppa Italia. Siamo soddisfatti».
Per la serie A non c’è stata nemmeno partita: l’offerta è stata di 100 euro.
Contenti loro.
Ma il punto sta proprio qui: come interpretare quei 100 euro, quei trenta denari di Giuda?
Come una forma di sdegnata protesta o uno scellerato patto di non belligeranza?
Come un gesto disperato di orgoglio aziendale o l’inizio dello smantellamento del Servizio pubblico?
Dopo i colpacci, i contraccolpacci: adesso si dirà che la Rai sta per essere demolita con la chiamata di Alfredo Meocci alla direzione generale e di Claudio Petruccioli alla presidenza, che le lotte al vertice creano incertezze e indecisioni di cui il competitor si approfitta, che sotto sotto c’è sempre qualcuno che fa il gioco di qualcun altro.
Tutto è possibile: da sempre Viale Mazzini è visto come un bottino da consegnare ai vincitori, un irriducibile oggetto della politica, la spartizione delle spoglie.
Silvio Berlusconi aveva giurato che non si sarebbe mai occupato della Rai; ma, sospettoso com’è, non crede nemmeno più ai suoi giuramenti.
Dunque, una prima interpretazione di stampo complottista suggerisce l’idea di una macchinazione ordita dal Cavaliere a favore di Forza Italia (l’ideologia) e di Mediaset (il portafoglio).
Ma c’è una seconda interpretazione, non meno fondata.
La Rai ha perso i diritti della serie A per manifesta incapacità dei suoi dirigenti.
Vogliamo parlare di Rai- Sport, della gestione di Paolo Francia o di quella attuale di Fabrizio Maffei? Lo vogliamo dire che i diritti sportivi sono in mano ad Antonio Marano?
Vogliamo aprire un capitolo sulla «biscardizzazione» di Saxa Rubra?
Vogliamo ricordare le Olimpiadi raccontate da Marco Mazzocchi, quel ritrovo dove si radunava un’allegra brigata di buontemponi che si facevano i fatti loro?
I servizi di «90˚minuto», con gli inviati più attenti a mostrare la loro faccia che a fare un’analisi della partita, sono da tempo inguardabili.
La gloriosa «Domenica sportiva» sembra una stanca adunata dopolavoristica allietata solo dalle vallette di turno.
Le telecronache delle partite di calcio, dopo mille esperimenti, dopo mille combinazioni, sono ormai scese a livello di una tv locale.
Per non parlare del ciclismo, dell’atletica, della boxe.
Non sappiamo se a Mediaset saranno più bravi, sappiamo che in Rai di peggio non potevano fare. Certo, perdere «90˚ minuto» dispiace enormemente: non è solo un pezzo di Rai che se ne va maun pezzo della nostra vita.
Addio strafalcioni usciti di bocca ed elevati a cronaca; faccioni sgraziati, noti a chi è cresciuto televisivamente tra voi, e impressi nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto dei suoi più familiari; dialetti, dei quali distingui lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; cravatte sbagliate e luccicanti sulla pancia, come branchi di pecore pascenti; addio!
Quanto è tristo il passo di chi se ne allontana!
Il nostro «90˚minuto» è quello di Paolo Valenti e dei suoi Tonino Carino, Giorgio Bubba, Marcello Giannini, Luigi Necco, Gianni Vasino.
Il calcio parlato l’abbiamo imparato da loro, e abbiamo imparato a parlare di calcio con loro: con quegli sciagurati corrispondenti della domenica, quei faziosi sgrammaticati, quei ventri molli della provincia italiana. «90˚minuto» era ancora la Rai delle sedi regionali, ben radicata sul territorio.
La Rai di Cesare Castellotti, Maurizio Calligaris, Franco Strippoli, Roberto Scardova, Marco Lucchini, del mitico Ferruccio Gard.
È un dramma se perdiamo un servizio di Fabrizio Failla o di Marco Civoli?
Aldo Grasso
31 luglio 2005, Corriere della Sera





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pubblicazione: 18/08/2005
aggiornamento: 21/08/2005



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