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Non vogliamo sostituire ma aggiungere altre famiglie.

di Franco Grillini

LIBERTA' del 10/02/2003 :
“All'attuale crisi del matrimonio tradizionale si risponde creando forme inedite di tutela familiare, allargando la possibilità per ciascuno di sistemare giuridicamente il proprio rapporto”

Desidero rispondere a Monsignor Luciano Monari, il quale ha riproposto la posizione della chiesa cattolica in tema di regolamentazione di coppie di fatto e nello specifico di coppie omosessuali con argomenti che non condivido e tuttavia in un lodevole tono civile.

Io credo che la famiglia abbia subito cambiamenti sostanziali tant'è che ormai si parla di famiglie, proprio per sottolineare la pluralità dei modelli e dei nuovi aggregati sociali di cui occorre tenere conto.
La crisi che da più parti si paventa dell'istituto familiare è quindi un fatto di crescita e di trasformazione passibile di significati positivi solo se il legislatore sarà capace di stare al passo coi tempi riconoscendo i diritti di tutte le nuove famiglie come fatto importante di nuova aggregazione sociale e di solidarietà collettiva.
Ciò che si propone è di aggiungere agli istituti giuridici esistenti (il matrimonio, che nessuno vuole mettere in discussione) un altro istituto giuridico non sostitutivo ma AGGIUNTIVO.
Chi dice infatti (come fa la gerarchia cattolica) che al riconoscimento delle "Unioni Civili" seguirebbe necessariamente uno sfaldamento dell'istituto matrimoniale afferma il falso, perché la nostra proposta vuole allargare anziché restringere l'area della regolamentazione e del riconoscimento giuridico dei rapporti familiari.

In sostanza, secondo noi, all'attuale e palese crisi del matrimonio tradizionale (con tutto ciò che ne consegue in termini di famiglie dissolte, persone sole, separazioni in netto aumento, violenza intrafamiliare a volte anche drammatica, ecc.) si risponde creando forme inedite di tutela familiare, allargando la possibilità per ciascuno di sistemare giuridicamente il proprio rapporto di relazione e conferendo ad ognuno l'opportunità di scegliere la migliore forma giuridica a seconda dei suoi bisogni e dei suoi desideri.

Monsignor Monari, correttamente, insiste sulla necessità di adottare una prospettiva che non sia meramente individualistica, ma che si faccia carico anche dei bisogni della collettività.
Ma è proprio un'esigenza del corpo sociale nella sua totalità, ferito e scosso dalla crisi del matrimonio tradizionale, introdurre un nuovo equilibrio “sistemico”, un nuovo ordine che combini correttamente esigenze individuali con le istanze della collettività.
Creare una contrapposizione fra individui e collettività in tema di regolamentazione di coppie di fatto è infatti assurdo.
La soddisfazione e la gratificazione dei bisogni individuali suscita un forte sentimento di appartenenza al contesto nel quale si vive, e quindi stimola il desiderio all'assunzione di quei “doveri sociali” invocati dal vescovo.
La regolamentazione delle coppie di fatto avrebbe come conseguenza non l'istigazione a forme di egoismo o a fenomeni diffusi di nuclei familiari senza figli, ma semmai fenomeni contrari di genitorialità più consapevole.

E' la mancanza di alternative all'istituto tradizionale del matrimonio, con la conseguente precarietà di molti e inediti nuclei affettivi, a inibire le coppie in tema di procreazione.
Sfugge, pertanto, a Monsignor Monari che insistere sulla difesa a oltranza del solo matrimonio tradizionale ha effetti esattamente contrari rispetto a quelli desiderati.
Dimentica, inoltre, che per quanto attiene alle coppie di fatto l'instaurazione della tutela giuridica risponde anche alla necessità di affermare alcuni fondamentali diritti quali ad es. l'accesso all'edilizia popolare convenzionata, l'affitto della casa, l'eredità dei beni del convivente, la reversibilità della pensione, ecc.
E' evidente quindi che la nostra non è affatto una battaglia ideologica e men che meno corporativa. L'affermazione dei diritti civili delle coppie di fatto gay ed etero avviene prima di tutto in forza dell'art.2 della Costituzione che così recita:
“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.

Con la proposta del riconoscimento delle “Unioni Civili” non si mette certo in discussione l'art. 29 della Costituzione (che peraltro non vieta affatto altre forme familiari oltre il matrimonio e non parla di matrimonio tra uomo e donna), ma si sancisce l'umanissimo diritto di lasciare i propri beni alle persone con cui si è convissuti per anni e spesso per decenni.
Si vuole inoltre affermare il diritto dovere di assistenza reciproca, cosa per es. negata dalle famiglie d'origine a diversi partner di malati di AIDS con azioni la cui crudeltà non ha nemmeno bisogno di ulteriori commenti.
Coloro che avversano le questa proposta, non avendo argomenti validi sul piano dei diritti materiali di una coppia che vuole affermare la reciproca solidarietà ed affetto, tentano quotidianamente di trascinare il dibattito facendo del vero e proprio terrorismo sul "matrimonio gay" e sulle "adozioni" ben sapendo che il riconoscimento delle famiglie di fatto è un problema di tutti e non soltanto degli omosessuali.
Nel mondo moderno dove ci sono città con milioni di abitanti la solitudine è la vera regina delle metropoli.
Si fa una grande fatica a costruire relazioni stabili, è molto difficile per tutti trovare un\una partner adatto\a (e non a caso si moltiplicano i giornali di annunci, linee telefoniche per gli incontri, locali per trovare ciò che in genere non si trova), mentre il tasso di fallimento dei matrimoni è altissimo. Si può quindi dissentire dalla proposta di legge presentata, ma non si può certo far finta di non vedere che la maggior parte delle persone intende, giustamente, costruire i propri rapporti di relazione in base all'effettiva soddisfazione e al bisogno di felicità e non necessariamente in base a morali o istituti giuridici tradizionali: le famiglie di oggi sono frutto di una scelta e non di una imposizione.
Franco Grillini,
Deputato Ds, Presidente Onorario Arcigay




pubblicazione: 10/02/2003
aggiornamento: 24/04/2005

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