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mercoledì
21
ottobre
2020
Sant'Orsola e compagne martiri



Nella Margherita il rischio scissione

di Francesco Verderami

Lo scontro tra Prodi e Rutelli al momento non sembra contemplare il pari, perché il Professore continua a parlare di «sangue che deve scorrere» nel centro-sinistra, ha urgenza di vincere il duello per garantirsi il sostegno incondizionato della Margherita e consacrarsi come leader della coalizione, grazie all' intesa strategica con la Quercia di Fassino.

«Non c' è niente di personale», spiega il fondatore dell' Ulivo alla festa nazionale dell' Unità: «E' la politica», bellezza. E' difficile però che il leader dei Dl possa cedere a queste condizioni, perché così si consegnerebbe a un ruolo gregario non solo nell' alleanza ma anche nel partito.
E' vero che la politica si regge sui compromessi, però - come sostiene un autorevole esponente del centro-sinistra - «Romano non è intenzionato a stringerne, potrebbero rivelarsi pericolosi.
Eppoi, se questa fosse la conclusione del braccio di ferro, allora non si capirebbe il motivo per cui ha attaccato a testa bassa Francesco, che invece dice di voler piegare».
Perciò nessuno nell' Ulivo intende far pronostici sull' esito dell' incontro di lunedì tra i due.
Che Prodi abbia commesso un errore a sfidare pubblicamente Rutelli lo sussurrano tutti nella coalizione, per certi versi anche lui ha riconosciuto ieri sera di aver esagerato, «sono io il primo a dolermi di tensioni non volute». Ma è solo un cerotto su uno sbrego assai profondo, visto che «l' affondo - per usare le parole di Marini - era programmato».

Il leader dei Ds avrebbe fatto volentieri a meno dello strappo, che ha evidenziato lo stato di crisi del centro-sinistra. E di vera crisi si tratta, ne sono consci tanto Fassino quanto D' Alema, che ieri hanno discusso delle condizioni in cui versa l' alleanza. Il capo della Quercia ha raccontato la genesi dello scontro: Prodi era deciso a sfidare Rutelli che - ad avviso del Professore - progettava di minarne la leadership.
Rutelli si appresta a rispondergli dal palco della festa della Margherita, «non mi abbasserò al livello delle sue battute sul mio conto», ha annunciato a quanti gli chiedono di difendere «il nostro partito che è stato umiliato»:
«Le sue accuse nei miei confronti sono infondate. Io ho solo avanzato proposte programmatiche, di cui peraltro si sente molto bisogno...».

In effetti di programma ancora non c' è traccia, se è vero che ieri Prodi ha solo accennato a una visione onusiana ed europeista in politica estera e a un progetto solidarista in economia.
Il guaio è che nel frattempo non decollano nè le regole per le primarie nè la federazione.
Sulle primarie continua a far resistenza D' Alema, mentre sulla federazione Fassino è irritato dal modo in cui la Margherita «in pubblico continua a dire sì, ma in privato non fa che frenare».
E Fassino ha i suoi motivi per essere impaziente, perché il congresso dei Ds è alle porte, e lui punta sulla federazione e su Prodi per consolidare il primato nel partito e proiettarsi come braccio destro del candidato-premier nel centro-sinistra.

Però lo scontro degli ultimi giorni ha innescato un meccanismo di reazioni a catena dagli esiti imprevedibili, perciò D' Alema è preoccupato, perciò «noi dobbiamo dimostrare di aver grande rispetto per la Margherita». Dagli alleati giungono infatti segnali allarmanti, e nel centro-sinistra si discute dell' arma che i prodiani ormai brandiscono apertamente.

Già prima dell' estate si venne a sapere di un progetto dell' area vicina al presidente dell' Ue, di una «lista Prodi» da opporre come arma deterrente al disegno «neo-centrista» di cui veniva accusato Rutelli.
La «lista» sarebbe un' arma letale per la Margherita, come l' Asinello lo fu per il Ppi. Ma è assai difficile che la scissione possa verificarsi, perché sancirebbe anche la fine di Prodi, della sua candidatura per palazzo Chigi.
E' ovvio che lo scenario preoccupi gli alleati dei Dl e prima di loro i dirigenti della Margherita.
Per questo Marini aveva lavorato a un compromesso tra i duellanti.
Ma il fatto che abbia compiuto un passo indietro nella disputa tra Prodi e Rutelli, non significa che si sia adeguato a un' intesa con il fondatore dell' Ulivo, «perché se davvero si giungesse allo scontro - ha spiegato Marini ai suoi - allora non avrei dubbi con chi schierarmi. Francesco, in fondo, ha una linea che è simile alla mia».
Mancano pochi giorni alla grande sfida: da una parte Prodi, che rivendica di essere «tra i fondatori della Margherita», dall' altra Rutelli, che di quel partito è il presidente.
A fronte di questo scenario surreale, nell' Ulivo cresce il timore che il Cavaliere stia rimettendosi in forze.
Per il momento, chi ha avuto modo di incontrarlo al vertice sul terrorismo di due giorni fa, ha potuto constatare un' altra cosa: «A Berlusconi sono rispuntati i capelli».


pubblicazione: 10/09/2004
aggiornamento: 27/09/2004

Prodi ha chiamato Rutelli bello guaglione 3685
Prodi ha chiamato Rutelli bello guaglione

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