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Nasce PoliPiacenza

Come l'Epis con la Cattolica, aiuta il Politecnico

Due votazioni all'unanimità, o quasi, ieri in consiglio comunale.

Tutti d'accordo sulla prosecuzione (per altri tre anni) e potenziamento della messa in rete digitale del polo bibliotecario piacentino, coordinato dalla Provincia e con la partecipazione di venti Comuni.

Contraria solo Rifondazione sull'adesione di palazzo Mercanti a PoliPiacenza, la costituenda associazione che, al pari dell'Epis per l'università Cattolica di San Lazzaro, ha il compito di sostenere e promuovere la presenza e le attività del Politecnico nella nostra città.

Due voti bipartisan che però hanno stonato con il clima piuttosto agitato (nel centrosinistra) che ha caratterizzato la conclusione della seduta.
Merito, o colpa, di un'anticipata uscita dall'aula di Benedetto Ricciardi (Pd) in polemica con il presidente del consiglio Ernesto Carini (Pd), e di un ordine del giorno (odg) del Prc su cui il resto della maggioranza (e la minoranza) ha preso energiche distanze.

Il dibattito su PoliPiacenza ha visto concretizzarsi in un odg alcuni dei rilievi critici emersi nel passaggio in commissione e cioè la richiesta che, almeno dal punto di vista istituzionale, si arrivi al più presto a una unificazione del polo universitario piacentino, obiettivo di cui, in realtà, la nascita di una seconda associazione targata Politecnico, accanto all'Epis targato Cattolica, poteva far temere l'allontanamento.
Questo il monito sollevato in commissione da Giovanna Calciati (Pd), prima firmataria di un odg sottoscritto da tutta la maggioranza che chiede alla giunta di «adottare ogni iniziativa, di concerto» con Regione e Provincia, «al fine di istituire un unico ente e/o associazione per governare i rapporti territoriali e i supporti alle attività delle sedi universitarie piacentine». Un obiettivo ritenuto tanto più necessario alla luce di norme regionali che alle sedi universitarie territoriali riconoscono diritto di parola a patto che si presentino unitariamente.
L'odg è stato approvato all'unanimità e l'assessore allo sviluppo economico Anna Maria Fellegara si è detta fiduciosa di poter arrivare a «consorziare» i due atenei nonostante le differenze giuridiche che pure esistono tra Epis e PoliPiacenza («I due rettori hanno manifestato disponibilità, la collaborazione tra Politecnico e Cattolica è molto forte»).

L'assessore ha sottolineato l'importanza che tra i soci di PoliPiacenza ci sia - insieme a Comune, Provincia, Fondazione, Cciaa, Confindustria, Banca di Piacenza - la Regione Emilia-Romagna che pur avendo «sempre riconosciuto la valenza scientifica delle nostre università», mai lo aveva fatto sotto il profilo istituzionale: è perciò «un atto di riconoscimento importante, significa per la prima volta una sua presenza costante, non sporadica».

La nuova associazione si propone come «uno strumento snello» per dare una «forma di legame organico tra il Politecnico di Milano e il territorio piacentino attraverso le sue istituzioni».
Ospitalità agli studenti, borse di studio, promozione della sede, sono le tre finalità.
Per il Comune, a parità di spese (dal 2002 sono stati stanziati 258mila euro per finanziare la ricerca), c'è il vantaggio, ha annotato Fellegara, di avere un tavolo dove assumere decisioni condivise, ad esempio su quali corsi di laurea avviare.
La stima di stanziamento annuale è sul milione di euro da ripartire tra i soci.

E se i consensi sono stati trasversali (è passato anche un odg di Piacenza Libera per ricavare residenze universitarie nell'ex collegio San Vincenzo), l'unica voce contraria è arrivata da Carlo Pallavicini (Prc) che la nascita dell'associazione la colloca dentro quella «dinamica di mercato» che «nuoce all'università e alla ricerca».
Di qui il suo no, nonostante Fellegara abbia obiettato che la logica sia contraria: «Non è il privato che viene a dire al Politecnico che ricerca fare, sono invece i laboratori di ricerca che vanno a caccia delle imprese».
Gustavo Roccella
gustavo.roccella@liberta.it


pubblicazione: 10/12/2008

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