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NASCE IL POPOLO DELLA LIBERTA'

Berlusconi: Si avvera un grande sogno

«Oggi si avvera un grande sogno, siamo il partito degli italiani liberi che vogliono restare liberi. I sondaggi, quelli veri, dicono che siamo al 43,2%, ma noi vogliamo arrivare al 51%. Gli italiani hanno condiviso il bipolarismo e ci auguriamo in prospettiva il bipartitismo, che è modernità».

Sono state queste le prime parole di Silvio Berlusconi, parole che hanno scatenato applausi a scena aperta dei delegati del primo congresso del Pdl.
E altri grandi applausi, con standing ovation, è arrivato quando ha citato prima «il mio grande amico Bettino Craxi» e poi i soldati italiani all'estero. «Siamo l'unico governo possibile oggi in Italia».

Berlusconi ha delineato i valori e gli elementi fondanti del nuovo partito, a iniziare dal nome: «Dovevamo essere un popolo prima di essere un partito. Due sono le parole d'ordine: popolo e libertà, che definiscono esattamente chi siamo, come dice il primo articolo della Costituzione».
Poi ha richiamato don Luigi Sturzo, «fondatore del partito che chiamò popolare», e Alcide De Gasperi e la Democrazia cristiana come ideali precursori del Pdl.
«Quella del Pdl sarà una rivoluzione moderata, liberale, borghese, popolare e interclassista».

«La libertà non ci è mai data per sempre, va difesa ogni giorno», ha aggiunto il presidente del Consiglio.
«La libertà va custodita come una religione, la nostra religione laica. Qui sta la differenza tra noi e la sinistra: loro pensano che i cittadini devono essere al servizio dello Stato. La concezione dello Stato della sinistra ci allontana dalla libertà e dalla civiltà. Per noi invece è lo Stato che deve essere servitore del cittadino».

«La famiglia è il nucleo fondante della società, crediamo nell'impresa, nei valori irrinunciabili della vita, della pace, della solidarietà, della giustizia, della tolleranza verso tutti, a iniziare dai nostri avversari. Crediamo nell'amore verso i più deboli, i bambini, i malati e gli emarginati, crediamo sul valore fondante della nostra religione cristiana», ha numerato Berlusconi i valori sui quali si basa il partito.
«Il nostro movimento deve essere innanzitutto baluardo della libertà».

Un applauso più sentito è arrivato dalla platea quando Berlusconi, dopo aver citato Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi, ha ricordato il percorso e le scelte di Pinuccio Tatarella, «ministro dell'armonia e primo ideatore di un centrodestra allargato», e di Gianfranco Fini che hanno portato prima a fondare An e poi a confluire nel Pdl:
«Desidero ringraziarti, Gianfranco - ha detto Berlusconi - perché anteponendo gli interessi del Paese a quelli personali, hai contribuito a scrivere insieme a noi questa pagina di storia».
Berlusconi ha anche definito «banale» il termine «sdoganamento» usato per indicare la sua scelta per Fini contro Francesco Rutelli per le elezioni di Roma nel '93.
Berlusconi ha poi dedicato uno spazio anche a Umberto Bossi e la sua Lega Nord:
«Come Fini, anche Bossi si rivelò un leader coraggioso e lungimirante, l'alleato migliore malgrado quelle che scrivono certi giornali, che devono pur riempire le pagine».

Ringraziando per l’apporto politico e di idee Stefania Craxi, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, l’ha salutata come «figlia e degna erede politica di un mio carissimo amico: Bettino Craxi», al cui ricordo la sala del congresso del Pdl ha tributato, come detto, un lunghissimo applauso con standing ovation.
«Il mio amico Bettino Craxi ebbe un grande merito, per primo si è rivolto alla destra del Parlamento italiano dicendo che chi sedeva tra quei banchi sarebbe stato trattato alla pari: decretò nei fatti la fine del cosiddetto arco costituzionale».

Molti più applausi quando il Cavaliere cita la «magistratura militante, che è entrata in politica come le truppe sovietiche a Varsavia dopo aver opportunamente atteso alle frontiere».
Poi la sinistra:
«Nonostante i tanti camuffamenti negli anni, la sinistra non è mai cambiata sotto l'occhio benevolo e complice della assoluta maggioranza della stampa e delle loro proprietà azionarie, dei circoli intellettuali militanti, dei "salotti buoni" e le loro ramificazioni all'estero. La sinistra monopolizza tuttora i talk-show mentre i nostri governi erano e sono impegnati a lavorare. I comunisti prendevano i soldi da Mosca e ora chiedano scusa agli italiani».

«Il cambiamento di Veltroni per una volta - per qualche giorno - ci era sembrato sincero, invece il Partito democratico - che democratico ancora non è - non ha mai rotto con l'estremismo giustizialista e il sindacalismo improduttivo. Il Pd, in una crisi economica grave come quella attuale, continua a insultarci mentre noi stiamo agendo e anche per questo continua a perdere voti», ha aggiunto il capo del governo.
«La sinistra sta uscendo di scena e non ha più un volto, la parola "sinistra" non piace più neanche a sinistra. Noi però continueremo ad aspettare pazienti l'arrivo di una vera socialdemocrazia in Italia».

«Sentiamo il patriottismo della Costituzione ma non fine a se stesso», ha detto Berlusconi.
«Perciò, proprio in questi tempi di crisi, ribadiamo che è necessaria che nella Costituzione ci sia il riconoscimento della necessità di tempi più rapidi per le decisioni del governo».

Ancora applausi, fragorosi, quando Berlusconi ha «sfogliato» il suo personale album dei ricordi con le foto di famiglia: quella volta che un padre (il suo) portò il figlio (lui) in un cimitero americano. F
u in quella occasione che il giovane Silvio giurò eterna gratitudine al popolo statunitense.
E ancora ovazioni al ricordo delle parole di Benedetto XVI, che all’indomani dell’elezioni del 2008 ravviso segnali «di un clima nuovo».

«È andata bene». Così il premier ha espresso la propria soddisfazione al termine della prima giornata del congresso del Pdl, lasciando dopo 91 minuti il palco dell’assise in mezzo alla calca di cronisti e supporter.
Il congresso di Berlusconi era iniziato poco prima delle 18, quando è entrato nel Nuovo Palafiera di Roma sulle note di Meno male che Silvio c'è.
Al suo ingresso tutti i delegati si sono alzati in piedi in un tripudio di applausi tra cori di «Silvio Silvio». Poi si è seduto accanto a presidente del Senato, Renato Schifani, prima di salire sul palco acclamato dalla folla di delegati del Popolo delle libertà.
«Questo mio primo intervento sarà incentrato sul percorso fin qui seguito e sul presente, mentre quello conclusivo di domenica sera sarà sul futuro», aveva spiegato il premier iniziando il suo intervento.
(da www.corrieredellasera.it del 27 marzo 2009)



pubblicazione: 27/03/2009
aggiornamento: 28/10/2009

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