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Napolitano affida l’incarico a Enrico Letta

«Questo governo non nascerà a tutti i costi, ma solo se ci saranno le condizioni», premette Enrico Letta, ricevendo il compito di formare l’esecutivo dal presidente della Repubblica.
Al termine di un vero e proprio “derby” tra Giuliano Amato ed Enrico Letta, il Capo dello Stato ha dunque scelto il numero due del Pd.

«Il primo pomeriggio di lavoro mi conferma tutta la grande difficoltà, ma sono talmente tanti i messaggi e le spinte di incoraggiamento ricevute che ne traggo uno spirito molto rinfrancato» ha spiegato aggiungendo che «questa è una cosa che mi ha confortato».
Quanto ai tempi per la formazione di un nuovo governo Letta ha detto che «la rapidità è necessaria ma la devo contemperare con gli schemi che non sono più quelli del lavoro che si è fatto in precedenza, si inizia con un altro schema».

Domani inizieranno le consultazioni: «Per tutta la giornata i incontrerò i parti politiche e a seconda dell’esito e dei messaggi che riceverò capiremo che giornate saranno venerdì e sabato».

Secondo quanto si apprende Letta tornerà probabilmente domenica al Colle per sciogliere la riserva.
La fiducia del Parlamento è prevista per lunedì.
Quanto ai numeri del governo ci si muove sul solco di Monti, quindi intorno ai 18 ministri.

Il Pdl ha subito inviato un avviso al premier incaricato: «Abbiamo la netta impressione che il Pd un governo forte non voglia farlo», ha dichiarato Angelino Alfano in una nota.
Ed ancora: «È bene chiarire al Pd che per noi non ci sarà un nuovo caso Marini, non daremo il sostegno a uno di loro cui loro non daranno un sostegno reale, visibile, con nomi che rendano evidente questo sostegno e con un programma fiscale chiarissimo ed inequivocabile. Non intendiamo pagare altri prezzi per la nostra lealtà e ribadiamo che o il governo è forte, politico (con i tecnici abbiamo già dato), duraturo e capace di affrontare la crisi economica oppure, se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo».

Il toto-ministri
Nessun nome ancora. Le priorità sono ridare credibilità alla politica e le riforme, con al centro il lavoro».
Nel Pdl si fanno sempre i nomi di Gelmini (Istruzione), Brunetta (il Cavaliere lo vorrebbe all’ Economia), Sacconi (Welfare), Quagliariello (Riforme).
Nel PD si parla delle candidature di Delrio (Rapporti con le Regioni) Chiamparino (Sviluppo), D’Alema (Esteri).
Nel “totoministri” anche Nencini (Coesione Territoriale).
Scelta civica potrebbe “schierare” Dambruoso (Giustizia) e Mauro (Istruzione).
Verrebbe confermata Anna Maria Cancellieri agli Interni mentre al ministero di via xx settembre potrebbe arrivare Pier Carlo Padoan.
Per ora Letta ha accettato l’incarico con riserva: «È una responsabilità che sento forte sulle mie spalle. E se posso permettermi, la sento più forte e pesante della mia capacità di reggerla». Per Napolitano non c’è una soluzione alternativa a Letta: «Pur essendo giovane, Enrico Letta ha già accumulato importanti esperienze in Parlamento e nell’attività di Governo. Ora serve la collaborazione di tutti». Sul nome di Letta apre la Lega. Soddisfatto Bersani mentre il Movimento 5 stelle denuncia l’inciucio.

Le prime reazioni
Napolitano lo ha convocato al Colle per le 12,30, e lui ha lasciato sorridendo la sede dell’Arel, il think tank da lui presieduto. Senza rispondere ai cronisti,ed è partito alla guida di una Fiat Ulysse, ed è arrivato dal Capo dello Stato puntualissimo.
Il primo commento è stato quello di Pierluigi Bersani che ostenta grande soddisfazione.
«Bene, benissimo» ha detto il segretario Pd entrando alla sede del partito.
E poco dopo Giuliano Amato: «Soddisfatto? Assolutamente sì».
«In bocca al lupo e un forte abbraccio», scrive dal canto suo su Twitter Matteo Renzi .
Il capogruppo del Pd alla Camera Roberto Speranza, annuncia che «il Pd sosterrà convintamente» il nuovo esecutivo. L’incarico a Enrico Letta consegna al Pd una grande responsabilità. Occorre dare al paese un governo in grado di risolvere le grandi urgenze nazionali, a cominciare dalle difficoltà».
Apertura mostra il leader Udc Pier Ferdinando Casini : «Avrà un compito difficile. Lui è un uomo molto preparato che ha esperienza anche internazionale. È una scelta significativa, un rinnovamento nella certezza. Bisogna ora che si abbassi il tasso di pretesa di tutti i partiti e si possa partire».

La scelta di Napolitano
Su come il Capo dello Stato sia arrivato al suo nome, è certo che nel lungo colloquio avuto ieri da Giorgio Napolitano con la delegazione del Pd, guidata dallo stesso Letta, il Capo dello Stato ha chiesto un dettagliato resoconto della direzione del partito e delle posizioni delle varie “anime”. L’obiettivo era capire, dopo che il Pdl aveva espresso preferenza per Giuliano Amato, quale nome avrebbe avuto maggiori garanzie di sostegno all’interno del Partito democratico. Dopo che il vicesegretario del Pd ha ottenuto il semaforo verde da parte di Berlusconi, che non ha fatto obiezioni sul suo nome (la candidatura di Matteo Renzi sarebbe stata bloccata proprio dai veti del Pd), il nome di Amato sarebbe stato scartato perché dirompente per un partito, il Pd, sull’orlo di una crisi di nervi.

da www.lastampa.it del 24 aprile 2013


pubblicazione: 24/04/2013
aggiornamento: 05/05/2013

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