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Multiutility, decolla il polo della via Emilia

La maggioranza dà l'ok al progetto. L'opposizione: troppi rischi

Il quadro si sta componendo. Dopo quello di Parma, ieri il progetto di polo multiutility dell'Emilia occidentale, è stato votato anche dai consigli comunali di Piacenza e Modena. A questo punto quindi solo Reggio Emilia deve ancora dare il via libera alla convenzione preliminare per la nascita di NewCo Emilia, la realtà dei servizi pubblici locali frutto dell'aggregazione tra Meta Modena, Amps Parma, Tesa Piacenza e Agac Reggio.
Siamo per ora solo alla fase preparatoria, finalizzata a individuare un percorso di unione aziendale i cui aspetti di dettaglio restano tutti da definire.
Quella votata ieri sera a Piacenza e Modena è la bozza di convenzione preliminare, unica per i quattro Comuni, con allegata una delibera di indirizzi in cui ogni consiglio aveva facoltà di intervenire con modifiche e integrazioni.
A palazzo Mercanti il sì è arrivato a maggioranza. Una maggioranza priva dei tre consiglieri di Rifondazione comunista fedeli alla consegna della non partecipazione all'attività istituzionale seguita ai recenti sviluppi del “caso Gelmini” . Ma il resto della coalizione non ha fatto mancare tutti i 22 voti disponibili al termine di un dibattitto (la prosecuzione della prima seduta sul tema del 10 novembre) che ha visto l'opposizione esprimere perplessità di carattere sia politico sia procedurale sul progetto, tali da farla propendere per il “no”.
Carlo Mazza (gruppo misto) ha parlato di «monopolio “rosso”» e di «ragnatela clientelare» individuando nella Regione e nel centrosinistra la regia dell'operazione.
Sandro Ballerini, Carlo Mazzoni, Maria Lucia Girometta (tutti di Forza Italia), Filiberto Putzu (Piacenza Nostra), hanno evocato per Piacenza una serie di rischi tra cui di essere «fagocitata» dagli altri territori.
«In una spa conta chi più pesa, i migliori patti parasociali sono destinati nel tempo a essere ridiscussi», ha fatto loro eco Luigi Salice (Forza Italia) prima di concentrare la sua critica sullo strumento normativo («Del tutto sbagliato») scelto per scrivere la convenzione, ossia l'articolo 30 del decreto legislativo 267 del 2000. Di simile tenore le considerazioni («È una strada amministrativa che vi siete inventati») di Tommaso Foti (An) che ha anche sottolineato le incertezze ancora presenti nel quadro normativo nazionale in materia di servizi pubblici, invitando perciò a sospendere il percorso fino a inizio gennaio quando sarà perfezionata la nuova Legge Finanziaria da cui si attende maggiore chiarezza giuridica.
L'assessore Marco Elefanti (sviluppo economico) ha osservato come aspettare lo stabilizzarsi del quadro normativo possa significare il dover restare fermi in eterno (meglio «individuare una strada e percorrerla con decisione») ed è tornato ad annotare i vantaggi che, pur a fronte di rischi, a Piacenza arriveranno dall'aggregazione: la prevista introduzione di una rete di teleriscaldamento, ad esempio, «sarà possibile solo grazie a competenze industriali» che Tesa da sola non è in grado di esprimere.
Alberto Squeri (Margherita) ha rinfacciato al centrodestra la «scelta di rinuncia di sovranità» operata quando, due anni fa, è stato messo sul mercato il 40% di Tesa. Il depauperamento del territorio? «Certo è un rischio, ma così come siamo non possiamo rimanere in un mercato liberalizzato».
E con l'obiettivo di minimizzare i possibili rischi per Piacenza, la maggioranza ha votato un ordine del giorno con una serie di condizioni definite vincolanti (v. Libertà dell'11 novembre) per la fase di trattative tra i quattro partner che ora si apre per scrivere i connotati della NewCo (struttura, piano industriale, governance) e che dovrebbe concludersi entro la primavera prossima. Si tratta, ha spiegato Sandro Miglioli (Piacentino con Reggi), sia di «evitare che l'accordo con realtà economiche molto più forti di Tesa porti a fagocitare la nostra società» sia di «salvaguardarne il patrimonio anche nelle successive fasi di sviluppo». La più significativa di queste condizioni è la localizzazione nel nostra Comune «della sede della holding o della sede operativa della società che scaturirà dalla fusione» e comunque «di una struttura direzionale» adeguata a «mantenere e ampliare» centri direzionali e strutture operative».
Gustavo Roccella


NewCo tuttofare su energia e rifiuti
Un matrimonio che porterà alla nascita del quarto operatore nazionale dei servizi pubblici locali. Questo è NewCo Emilia, come provvisoriamante è stata chiamata la realtà societaria che nascerà dall'aggregazione tra le aziende multiutility (multiservizi) di Piacenza (Tesa), Modena (Meta), Reggio (Agac), Parma (Amps). Una scelta giudicata ineludibile dalle amministrazioni della quattro città (una di centrodestra, cioè Parma, le altre tre di centrosinistra) «alla luce della rapidissima evoluzione di un mercato che rischia di sfuggire di mano alle comunità locali, qualora non fossero capaci di uscire da un conservatorismo senza futuro». Così spiegava un verbale dei quattro sindaci steso l'estate scorsa a una delle prime riunione sul progetto. Creare, dunque, un polo emiliano dei servizi pubblici locali - dalla distribuzione di gas ed energia elettrica, alla produzione di riscaldamento, dallo smaltimento dei rifiuti alla gestione degli acquedotti - come risposta alle sfide di un mercato liberalizzato in cui agli operatori economici si richiede massa critica adeguata. Questo per riuscire a spuntare dai fornitori (gas ed elettricità) prezzi migliori, per allargare il bacino di clientela, per sfruttare sinergie (ad esempio nell'attività di commercializzazione dei servizi) che consentano di abbassare i costi.
Il modello di riferimento è Hera, nata negli anni scorsi dall'unione tra Seabo Bologna e 10 ex municipalizzate della Romagna. Un colosso da oltre 1,1 miliardi di euro di fatturato.
Cifra che lungo la via Emilia si conta di avvicinare.
Sommando i ricavi (dati 2001) di Agac (340 milioni di euro), Meta (260), Amps (222) e Tesa (51) si arriva a un giro d'affari vicino ai 900 milioni di euro.
Fermo restando che NewCo Emilia già ha messo in conto la prospettiva di potenziarsi ulteriormente grazie a un'alleanza con un forte partner industriale, italiano o straniero.


pubblicazione: 25/11/2003
aggiornamento: 02/09/2004

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