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Mozione : «Iren più piacentina, un tetto ai manager»

Un'azienda con procedure decisionali più snelle ed efficaci, con un maggiore radicamento territoriale e tutele occupazionali, un management all'altezza e con compensi più contenuti in rispetto del momento di grande difficoltà economica del Paese.

E' la Iren che il consiglio comunale si aspetta veder uscire dal piano di riforma della governance che sta per essere varato dopo una gestazione di un anno che ha portato a una bozza elaborata da un comitato interno alla multiutility che gestisce i servizi di acqua, rifiuti ed energia nei territori di Reggio, Parma, Piacenza, Genova e Torino, piano che presto approderà in aula.

E' quanto emerso, nella sostanza, nella seduta di ieri dove erano in discussione due mozioni, una del Movimento 5 stelle che, nel puntare l'attenzione sui compensi dei manager, chiede che a determinarne l'entità siano gli azionisti e non i membri del consiglio di amministrazione, l'altra sottoscritta da tutti i capigruppo della maggioranza e articolata su più punti: c'è sempre il tema della sobrietà delle remunerazioni («Coinvolgere anticipatamente l'assemblea dei soci» nella determinazione degli stipendi), c'è la richiesta di semplificazione e riduzione degli organi apicali e delle società di primo livello «favorendone la trasformazione in divisioni aziendali o interne», ma c'è anche «la salvaguardia dell'odierno livello occupazionale attraverso il rafforzamento della Sot (società operativa territoriale) di Piacenza rispetto alla holding», favorendo il radicamento locale «con la nomina di direttore di Piacenza» che abbia «piena e analitica conoscenza» del territorio e delle problematiche relative ai servizi.

Entrambe le mozioni - le cui richieste sono avanzate nella forma di un impegno della giunta a promuovere conseguenti proposte di modifica statutaria in seno all'assemblea dei soci di Iren - sono state approvate: quella della maggioranza l'hanno votata anche i grillini e Filiberto Putzu (misto), contrari Lega nord e Fratelli d'Italia, astenuti Pdl e Sveglia; quella di M5s ha visto la maggioranza "ricambiare" il favore, anche se parte del centrosinistra si è astenuto insieme a Lega, Fdi, Sveglia e Pdl (unico no dal pidiellino Giovanni Botti, mentre Putzu non ha partecipato).

In verità la conta è stata più articolata e diversificata dal momento che la mozione della maggioranza è stata messa ai voti per (tre) parti separate e i grillini, ad esempio, si sono espressi favorevolmente solo sul punto relativo al radicamento territoriale, mentre hanno bocciato sia lo snellimento della governance sia il coinvolgimento dell'assemblea nella fissazione dei compensi giudicandoli formulati in modo«insufficiente» (primo caso) o «generico» (secondo caso).
Distinguo che hanno creato scintille.
Nel mirino del Movimento 5 stelle è finito il rappresentante piacentino nel cda di Iren, Marco Elefanti, di cui vengono chieste le dimissioni alla luce dei deludenti risultati di bilancio negli ultimi esercizi. Richiesta che fa il paio con quella arrivata nei giorni scorsi dal centrodestra per bocca presidente della Provincia Massimo Trespidi (Pdl).
E anche in ragione di questo duro pronunciamento dal vertice di via Garibaldi Tommaso Foti ha motivato l'impossibilità per Fdi di votare la mozione del centrosinistra.
Ma il dito l'ha puntato soprattutto sui 13 milioni di euro di mancati investimenti di Iren nel piacentino che hanno sollevato la corale protesta dei sindaci del territorio al punto di minacciare azioni legali contro la spa e di rompere i rapporti contrattuali sulla gestione dei servizi, specie quello idrico.
Gli ha fatto eco Polledri che ha lamentato una scarsa attenzione del territorio da parte dell'azienda. Critiche che hanno fatto convergere il centrodestra (si sono associati il pidiellino Marco Tassi e Paolo Garetti di Sveglia) nella richiesta di una nuova audizione con i manager.
All'attacco a Elefanti ha ribattuto il Pd con Michele Bricchi: «Gli vanno riconosciute non solo le competenze nel ricoprire gli incarichi, ma anche che è stato il primo ad avere mosso le acque denunciando pubblicamente i difetti nella governance». E ai grillini che hanno accusato il Pd di volere, con la imminente riforma, una governance a sua immagine e somiglianza «tagliando fuori Parma», l'unica città di Iren non di centrosinistra avendo una giunta targata M5s, Bricchi ha fatto polemicamente notare come sia dal sindaco "ducale" Federico Pizzarotti che sono arrivate «richieste di poltrone nel peggior stile della vecchia politica».
Affondo a cui ha dato man forte il sindaco Dosi rivelando che nel confronto tra i primi cittadini «abbiamo visto una carenza di protagonismo da parte del Comune di Parma che ha ribadito una visione degli assetti attuali con organismi decisionali classici, mentre da loro ci aspettavamo una messa in discussione».
Nel ribadire che la polemica dei sindaci piacentini sui mancati investimenti di Iren lo vede solidale pur prendendo le distanze dall'«anomalia» di un'ipotesi di azione legale «contro noi stessi, contro cioè un'azienda di cui siamo soci», Dosi ha rivendicato all'amministrazione di avere svolto un ruolo importante nel negoziato interno sulla riforma della governance: «Abbiamo puntato a una forma più snella ed efficace, la proposta uscita non è nemmeno così efficace come avremmo voluto, siamo sì riusciti a eliminare la figura del direttore generale, avremmo peraltro gradito togliere pure il vicepresidente e dare un maggiore protagonismo all'amministratore delegato».
Bene, d'altra parte, il dimagrimento delle società di primo livello e la loro "divisionalizzazione", «preservando le Sot, il legame con il territorio e l'introduzione di comitati territoriali». Uno snellimento, ha fatto eco a Dosi l'assessore alle partecipate Francesco Timpano, volto a far cadere «i veti incrociati che hanno pesato sul funzionamento dell'azienda: l'eliminazione del comitato esecutivo comporta un aumento del ruolo del cda, il dimagrimento dell'articolazione societaria ridurrà gli organismi di vertice includendovi gli amministratori della holding». Quanto ai compensi, ha detto l'assessore, l'indirizzo condiviso è fissare «un tetto che impedisca il gonfiarsi delle buste paga dovuto alle duplicazioni di incarichi interni».
Se Carlo Pallavicini (Prc) ha perorato la causa della pubblicizzazione dell'acqua, Christian Fiazza (Pd) ha sottolineato l'importanza di tutela delle risorse dell'azienda sia umane sia di investimenti sul territorio. Così Giulia Piroli (Pd), secondo la quale ai vertici di Iren serve «un rinnovamento completo».
Gustavo Roccella
LIBERTA' 05/04/2013



DICHIARAZIONE DI VOTO CONSIGLIERE PUTZU ( GRUPPO MISTO )

Quest’oggi si miscela forse sbagliando, quella che è una mozione con, invece, quella che è la considerazione , a secondo dei punti di vista, positiva o negativa su Iren, che prima, ricordo, si chiamava “Enìa”, e prima ancora si chiamava “Tesa”.
Rammento che c’è stata una discussione lunga e anche piuttosto complessa con posizioni variegate, perché ricordo che era febbraio del 2005, allorchè si fondono AGAC Reggio Emilia, 55% del capitale, AMPS Parma con il 34% e TESA Piacenza con l’11%.
Già allora, come si vede, eravamo deboli come partecipazione azionaria....
Poi, questa fusione in new-co diventa Enìa, poi - ancora- si incomincia a parlare della fusione con Iride, siamo arrivati al maggio del 2009, assemblea degli azionisti di Genova che danno per ultimi l'ok e dicono: “Siamo d’accordo con la fusione...”.
Infine nasce, il 16 febbraio 2010, IREN.
In quella giornata, il sindaco Reggi disse: “Matrimonio con garanzia...”.
Adesso ci accorgiamo, probabilmente, che tutto quello che era stato promesso ,forse, non si è realizzato.
Però la mozione di quest’oggi, secondo me, nulla tange con le considerazioni che ciascuno di noi ovviamente esprime sulla positività o meno di partecipare a questa multiutility.
Qualcuno sostiene che bisognerebbe uscirne, qualcuno no.
Qualcuno ha fatto riferimento ad argomenti finanziari e di servizi resi....
In ogni caso, vista la situazione attuale e limitandomi a quello che è l’argomento della mozione, laddove leggo che si chiede la salvaguardia dei livelli occupazionali, laddove si chiede il rafforzamento del ruolo di Piacenza, laddove si chiede la riforma della gestione della governance e dove si chiedono, infine, la riduzione dei costi e delle remunerazione dei dirigenti e degli amministratori, dichiaro il mio voto favorevole.

… OMISSIS …


pubblicazione: 05/04/2013
aggiornamento: 09/04/2013

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